L’altra finanza
Impatto etico e sostenibilità economica: si può fare
Il 70% dei prestiti erogati dalle banche etiche in Europa va a sostegno dell’economia sociale. Un settore che conta 4,3 milioni di organizzazioni tra cooperative, mutue e fondazioni e 11,5 milioni di lavoratori. Gli attivi gestiti da questi istituti ammontano a 79 miliardi, con performance nella gestione dei crediti che ne confermano la solidità. Le conferme dall’ottavo rapporto sul comparto dal titolo “Capitale comune”
Stabilità finanziaria e impatto sociale possono viaggiare insieme? Questa è la scommessa della finanza etica che ha l’obiettivo di rafforzare l’economia sociale in Europa senza investire, neanche per via indiretta, in settori controversi, quali ad esempio gli armamenti. Parliamo di un ambito che comprende 4,3 milioni di organizzazioni, con un fatturato di 913 miliardi di euro e 11,5 milioni di persone lavoratrici, pari al 6,3% della forza lavoro. Queste organizzazioni includono cooperative, mutue, associazioni e fondazioni che adottano modelli di governance democratica e reinvestono i profitti nelle comunità. Per testare la tenuta del sistema della finanza etica in Europa, i suoi protagonisti hanno realizzato il rapporto Capitale comune: Fondazione finanza etica, della Fundacion finanzas eticas e della Federazione europea delle banche e finanziatori etici e alternativi – Febea.
Performance
L’ottava edizione ha preso in considerazione il 2023, anno in cui le banche etiche e hanno gestito 79 miliardi di euro in attivi – nel 2018 era poco più di 51 miliardi – mantenendo un rapporto traprestiti e attivi del 67,91%, rispetto al 60,9% dei grandi istituti europei e oltre il 70% dei prestiti erogati è stato destinato all’economia sociale. I crediti deteriorati si sono attestati all’1,61%, contro l’1,89% delle banche tradizionali. Il rendimento degli attivi (calcolati con l’indice Roa) ha raggiunto lo 0,75%, superiore allo 0,64% delle grandi banche. Numeri che, come affermano i promotori della ricerca, dimostrano quanto la finanza etica sia ad un tempo socialmente responsabile e solida dal punto di vista finanziario.
Contributo all’inclusione
Le banche etiche sono finanziatrici chiave dell’economia sociale. Hanno, infatti, destinato oltre il 70% dei loro prestiti a cooperative, mutue, associazioni e fondazioni, contro il 19% delle grandi banche. In alcuni casi, fino al 93% dei prestiti è andato a microimprese spesso escluse dal credito tradizionale. L’economia sociale è sempre più riconosciuta per il suo contributo all’inclusione sociale, all’occupazione e allo sviluppo regionale. Sostenendo queste organizzazioni, le banche etiche contribuiscono a creare posti di lavoro, promuovere investimenti locali e rafforzare la coesione sociale in Europa.
Effetti positivi
Secondo il rapporto, il 70% dei prestiti delle banche etiche ha avuto effetti positivi ambientali o sociali, rispetto al 19% delle grandi banche. Le banche etiche hanno inoltre mostrato maggiore diversità di genere nei ruoli dirigenziali – la percentuale di donne impiegate nelle banche etiche europee è il 56,12% contro il 47,11% dei grandi istituti e applicano criteri più rigorosi rispetto a investimenti in armamenti, combustibili fossili o aziende che violano i diritti umani.
Più garanzie
Il rapporto propone diverse raccomandazioni per i decisori pubblici: sviluppare strumenti di capitale (equity e quasi-equity) adatti a microimprese e cooperative invece di basarsi esclusivamente sul credito. Semplificare e rendere accessibili le garanzie pubbliche. Coinvolgere direttamente le organizzazioni dell’economia sociale nella definizione delle politiche finanziarie. Il rapporto avverte anche contro il rischio di etichettare come “sostenibili” settori dannosi come la produzione di armi, sottolineando che pace, coesione sociale e transizione ecologica devono essere al centro delle politiche di finanza sostenibile.
Più coesione
Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, ha dichiarato: «Il quadro che emerge è chiaro: la finanza etica è solida, in crescita e produce impatti concreti sull’ambiente, sulla società e sull’occupazione. L’Europa deve ascoltare questo attore se vuole orientare le proprie scelte verso coesione, sostenibilità e pace. Anche nel contesto della revisione delle politiche di coesione europee – che, non senza discussioni, accompagna il processo di definizione del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) dell’Unione europea 2028–2034 – la questione delle condizioni per favorire lo sviluppo dell’economia sociale in Europa, anche attraverso la finanza etica, è destinata a occupare una posizione non marginale nell’agenda dei prossimi anni».

E conclude: «L’economia sociale in Europa contribuisce sia alla crescita economica sia al progresso sociale, in termini di minore disoccupazione, riduzione della povertà e, più in generale, miglioramento della qualità della vita, in particolare per i gruppi più vulnerabili. Senza clamore, ha dimostrato di essere un fattore di sviluppo economico, inclusione sociale e resilienza territoriale. Pertanto, anche un approccio alle politiche orientato alla competitività non può ignorare l’importanza fondamentale della coesione sociale e degli attori che lavorano per difenderla e rafforzarla».
Foto in apertura di Neil Thomas su Unsplash.
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