Consumi
In pattumiera ogni settimana mezzo chilo di cibo. I boomer i meno spreconi
In occasione della tredicesima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare resi noti i dati dell’osservatorio Waste Watcher International. Se per l’Italia l’obiettivo dell’Agenda 2030 è di ridurre lo spreco medio a 369,7 grammi a settimana il traguardo è ancora lontano. Un aspetto da non trascurare è che gli alimenti non consumati contribuiscono al peggioramento della condizione ambientale e delle biodiversità
È il reparto del fresco quello che sta in cima alla hit degli alimenti sprecati che dal frigorifero passano direttamente nel bidone dell’umido o in pattumiera. A dirlo i dati diffusi in occasione della tredicesima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare dall’Osservatorio Waste Watcher.
In occasione del lancio della Giornata #SprecoZero 2026, Adrea Segrè, fondatore della Giornata e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, nel sottolineare come a tutti siano richieste trasformazioni strutturali e durature dei comportamenti per arrivare a una riduzione del 50% dello spreco alimentare entro il 2030. «Mancano quattro anni e le verifiche sugli Obiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite si fanno stringenti, perché il traguardo del 2030 non resti un auspicio, ma diventi un risultato condiviso» osserva.
«Un anno fa la stima eseguita sulla base del Rapporto 2025 dell’Osservatorio Waste Watcher International fissava in 369,7 grammi settimanali lo spreco settimanale pro capite al quale dobbiamo tendere per centrare nel 2030 l’Obiettivo 12.3 dell’Agenda di sostenibilità, ovvero il 50% dei 737,4 grammi registrati al momento dell’adozione dell’Agenda 2030».
Buttiamo in pattumiera meno, ma sempre troppo
A ben guardare siamo ancora lontani dall’obiettivo anche se la tendenza è verso la riduzione. Il rapporto 2026 infatti segnala 554 grammi di cibo sprecati pro capite ogni settimana, pari a quasi 29 chilogrammi l’anno per persona (–10,3% rispetto al 2025). Un risultato che contrasta con l’aumento dell’insicurezza alimentare.
Una contraddizione che stride, soprattutto se si considera che in cima alla classifica di quanto finisce in pattumiera troviamo frutta fresca (22,2 g), verdure (20,6 g), pane fresco (19,6 g), insalata (18,8 g), cipolle, aglio e tuberi (17,2 g). Esattamente gli alimenti che le linee guida nutrizionali indicano come fondamentali per la salute. In altre parole – viene sottolineato da Segrè – , sprechiamo ciò che dovremmo mangiare di più. È il paradosso del nostro tempo: l’abbondanza che produce impoverimento.
L’Italia che spreca, GenZ e boomer
Si spreca un po’ meno a Nord (516 grammi settimanali, -7%) e un po’ più a sud (591,2 grammi settimanali, +7%), poco più al centro (570,8 grammi settimanali, +3%), sprecano meno le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%).
Se in generale gli italiani sprecano per cause prevalentemente organizzative – cattiva conservazione del cibo nel 38% dei casi, dimenticanza per il 33% e sovra-acquisto per il 28% – le giovani generazioni sprecano per un contesto di “fragilità cumulative”: le principali barriere sono dimenticanza, fatica, tempo e costi percepiti, soprattutto tra i giovani, insieme a un minore senso di efficacia individuale.
Sul piano strettamente organizzativo, capita di dimenticare il cibo fino alla scadenza per uno GenZ su due (49%) contro un boomer su 5 (21%), e di calcolare in modo errato le quantità di cibo necessario per il 40% degli Z contro il 17% dei boomers.
I più spreconi d’Europa
Se poi si guarda a livello continentale lo spreco delle famiglie l’Italia resta sopra la media europea pro-capite settimanale: la Germania è a 512,9 g settimanali sotto il mezzo chilo tutte le altre nazioni, 459,9 grammi per la Francia, 446,5 grammi per la Spagna, 469,5 per i Paesi Bassi. Nel frattempo, sono 33 milioni i cittadini europei in situazione di insicurezza alimentare e ben 4,9 milioni gli italiani che versano nella medesima condizione.
Al di là di tutto lo spreco alimentare, rileva il Wwf, è una delle forme più silenziose di perdita di biodiversità. «Ogni alimento gettato è il risultato di habitat trasformati, specie selvatiche messe sotto pressione, risorse naturali sprecate inutilmente, fertilizzanti e pesticidi immessi nell’ambiente, energia consumata per alimentare trattori e camion, per macchinari per la trasformazione e frigoriferi per la conservazione, insieme al lavoro di agricoltori, trasformatori, trasportatori e commercianti» spiegano gli ambientalisti.
Spreco e biodiversità
«Ridurre lo spreco alimentare è una delle modalità più immediate per determinare un risparmio per i consumatori e gli operatori, per ridurre la pressione sugli ecosistemi, biodiversità e habitat naturali, senza compromettere la sicurezza alimentare, ed è uno dei modi più concreti per contribuire al recupero di nutrienti e di materie prime secondarie», afferma Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia.
Alessi, ricorda inoltre che: «Pochi e semplici gesti quotidiani fondamentali possono fare grandi differenze: imparare a interpretare correttamente le date di scadenza e i termini minimi di conservazione, pianificare gli acquisti con attenzione, acquistando quantità adeguate al proprio nucleo familiare e al consumo individuale, preparare porzioni corrette rispetto al proprio fabbisogno, preferire prodotti freschi e di stagione, e sostenere filiere locali e acquistando quanto più possibile prodotti provenienti da agricoltura biologica».
In apertura photo by Ignat Kushnarev on Unsplash
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