Cultura
In viaggio tra lingua, memoria e silenzio creativo con un grant administrator dall’animo poetico
Con la raccolta di poesie “A bocca chiusa. Babeltii” Luigi Maruzzi, che in Fondazione Cariplo è responsabile dell'ufficio erogazioni torna alla poesia. Nell’introduzione Giuseppe Polimeni definisce l’opera un “Canzoniere del distacco”. In questa seconda prova racchiude il suo percorso tra radici e migrazioni, esperienze professionali e domande interiori
Con A bocca chiusa. Babeltii (Manni Editori, 2025), Luigi Maruzzi torna alla poesia con una raccolta intensa e matura, capace di fondere biografia, visioni interiori e radici garganiche in un canto corale che attraversa dialetti, lingue, paesaggi e silenzi.

Il libro (nell’immagine la copertina), introdotto da Giuseppe Polimeni, professore ordinario al Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici dell’Università Statale di Milano, rappresenta infatti, la seconda prova poetica dell’autore, dopo il debutto nel 2021 con Lentamente la dolcezza (su VITA ne aveva scritto Riccardo Bonacina).
Scrive Polimeni nella sua introduzione che quello di Maruzzi è definibile come un: «Canzoniere del distacco».
E ancora: «Il tu, a unica direzione, sostiene la raccolta, declinato intorno al principale interlocutore, modulato in un finale definito tra figure che si affacciano dalla vita e dai giorni. La parola, nel quotidiano del dialogo diventata sempre più difficile, non può che trasformarsi in babeltìo: se la voce della poesia ha un codice diverso tra interlocutori, il senso della ricerca di una voce personale, nel dialogo e nel verso, va cercato in un dolciastro che è incontro di universi e di declinazioni diverse del presente».
I babeltii che danno voce all’esperienza umana
La raccolta è un viaggio nei “babeltii”, piccole creature simboliche che intrecciano lingua e respiro, ricordando che la poesia – anche quando “a bocca chiusa” – sa dare voce all’inquietudine, alla speranza e all’essenza più profonda dell’esperienza umana.
Nel libro, Maruzzi rilegge il concetto di “bocca chiusa” come luogo in cui si trattengono dolore e desiderio, sussurri, ricordi, trasformazioni. Un tema che risuona fortemente nel nostro tempo, dove la ricerca di senso, interiorità e autenticità è più urgente che mai.
L’autore che è stato un collaboratore di VITA (online si possono leggere alcuni dei suoi contributi) di sé dice: «Scrivere di se stessi è una di quelle tipiche imprese che appaiono fallimentari sin dall’inizio. Bisognerebbe recitare la parte di un altro che ti osserva da posizione distaccata».
La sfida di raccontarsi
E continua: «Per come la vedo io, l’unica autobiografia possibile equivale ad esprimere un giudizio post mortem, il che richiederebbe però la necessità di misurarsi con l’arte dell’epitaffio. In altre parole, si tratterebbe di mettere in scena una simulazione che tuttavia risulta impossibile (o quasi). Eppure… Eppure, non dovrei sentirmi così tanto a disagio, se è vero che sprizzo narcisismo da tutti i pori, come tutti quelli che scrivono. Al diavolo ogni speculazione, e vada per l’immane sfida!».
Lo spaesamento linguistico
Classe 1964 Luigi Maruzzi nasce a San Marco in Lamis, a meno di due anni emigra in Australia con la famiglia. Questa esperienza lo segnerà profondamente. Il ritorno in Italia, nel 1973, apre una fase di spaesamento culturale e linguistico che diventerà uno dei cardini della sua poetica: la lingua come casa, come ponte, come sfida e come identità in continuo divenire.
Dopo gli studi classici a Foggia e universitari a Pavia, Maruzzi intraprende un percorso professionale ricco e articolato: assistente universitario di diritto amministrativo, collaboratore di due generali dell’esercito, formatore, autore di pubblicazioni scientifiche.
Nel 1998 approda in Fondazione Cariplo, dove troverà il suo ambito naturale: un luogo in cui la filantropia, la progettualità sociale e la cultura diventano strumenti concreti di trasformazione.
Negli anni si distingue come “carpentiere dell’economia progettuale”, contribuendo alla crescita dell’ente e alla definizione della sua identità operativa e culturale.
Il giornalismo culturale
Parallelamente al lavoro in Fondazione Cariplo, dove si occupa di grant administration, Maruzzi coltiva una lunga esperienza nel giornalismo culturale e nella scrittura: tiene una rubrica per VITA e collabora con Il Popolo di Tortona e la rivista Il Vascello; è autore di saggi e prefazioni, tra cui quella del Pentateuco troiano (2018).
La poesia resta però il luogo più autentico del suo sguardo: uno spazio dove confluiscono infanzia e maturità, radici e migrazioni, esperienze professionali e domande interiori. Quest’ultima raccolta è la sintesi completa di questo percorso.
In apertura Luigi Maruzzi, foto da ufficio stampa
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