Società

Povertà non significa più esclusione sociale: tutti i numeri che le statistiche non vedono

di Chiara Ludovisi e Matteo Riva

Un quinto delle famiglie italiane si trova in una condizione di fragilità economica che sfugge ai radar delle statistiche ufficiali. La ricerca "L’Italia delle povertà", realizzata da Alleanza contro la povertà e Iref, evidenzia come la povertà ormai riguarda persone con un lavoro, case di proprietà o vite sociali "normali"

«Non esiste la povertà, ma le povertà»: una precisazione che è una premessa di metodo e nel merito, questa di Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà, che proprio nei giorni scorsi ha presentato a Roma, insieme ad Iref, la pubblicazione “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media». Ne emerge, in estrema sintesi, che «la quasi-povertà si è ampliata e si assiste a una progressiva normalizzazione della povertà stessa, che entra nella vita quotidiana senza manifestarsi come marginalità estrema”, osserva ancora Russo. Così, le famiglie e le persone in difficoltà sono molte di più di quelle fotografate dalla statistica ufficiale

La povertà e la quasi povertà

Secondo l’Istat, nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie sono in povertà assoluta: un dato che corrisponde all’8,4% delle famiglie residenti. Più del doppio rispetto al 2005, quando la percentuale era del 3,6%.

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