Pubblico & Privato

Innovazione, matching, impatto: «Le donazioni alla scuola hanno bisogno di un volano»

In Italia gli investimenti privati nella scuola pubblica sono molto più bassi che negli altri paesi Ocse: appena un quarto della media. La Fondazione per la scuola italiana, nata nel 2024, punta a creare un'infrastruttura che faciliti il giving di imprese, fondazioni private e grandi donatori a sostegno della formazione delle generazioni future. Le prime azioni? Sulla filiera 4+2 e su laboratori didattici innovativi. L'obiettivo di raccolta? 10 milioni di euro l'anno. Con una scommessa sugli Alumni

di Sara De Carli

liceo Alfieri, Torino

C’è un dato che racconta più di tutti le ragioni per cui è nata la Fondazione per la scuola italiana: in Italia gli investimenti privati nella scuola pubblica valgono circa lo 0,5% del totale degli investimenti nel settore, contro una media dei Paesi Ocse che è quattro volte più alta e arriva al 2%. Non è solo un problema di minori risorse, ma di cultura e di intermediazione. È in questo spazio che la Fondazione per la scuola italiana prova a collocarsi: come soggetto-ponte tra la scuola pubblica e il mondo privato, tra bisogni dei nostri ragazzi e responsabilità sociale d’impresa. La sfida? Fare il matching tra una scuola a cui tendiamo ad addossare tutte le responsabilità educative (ma che in realtà troppo spesso viene lasciata sola) e un sistema produttivo che, pur avendo per più ragioni un interesse diretto a investire sull’educazione, fatica a farlo in modo strutturato.

Una fondazione “di sistema”, non un progetto spot

La Fondazione per la scuola italiana nasce nella primavera del 2024 per iniziativa di cinque grandi soggetti privati: Unicredit, Banco BPM, Enel, Leonardo e Autostrade per l’Italia. In questi due anni si sono aggiunti Acea, che si è impegnata in un ambizioso progetto per portare l’educazione sulle risorse idriche a tutti gli studenti delle secondarie di secondo grado del Paese e Mediocredito Centrale e BdM Banca, che sostengono specificamente il progetto EduCare e hanno co-finanziato il primo intervento su Napoli, per la creazione di un nido e una ludoteca.

È una fondazione di Terzo settore, iscritta al Runts, finanziata esclusivamente da privati. Il suo obiettivo è più ambizioni di quello, pur meritorio, di tante fondazioni d’impresa: non finanziare singoli progetti o iniziative, ma costruire un’infrastruttura stabile capace di aumentare, nel tempo, il flusso delle risorse private messe a disposizione della scuola pubblica, con un modello che sia credibile e scalabile.

Scommettendo sull’efficacia del partneriato pubblico privato, fin dall’inizio la Fondazione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione e del Merito. Non è un mistero che il ministro Giuseppe Valditara sia un grande sostenitore della Fondazione e abbia sollecitato la nascita di un soggetto privato a supporto della scuola pubblica, ma – sottolinea il presidente della Fondazione per la scuola italiana, Stefano Simontacchi – «è molto rispettoso dell’autonomia della Fondazione, che non è una emanazione del ministero ma è sostenuta da privati che tra l’altro hanno, giustamente, loro rappresentanti in tutti gli organismi di gestione».

Stefano Simontacchi (a sx), presidente della Fondazione per la scuola italiana e Marco D’Angelo, direttore generale

Simontacchi, 55 anni, è partner dello studio legale BonelliErede e anche – in ambito non profit – presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Ospedale dei bambini Buzzi di Milano. La direzione generale di Fondazione per la scuola italiana invece è affidata dal novembre 2024 a Marco D’Angelo, 55 anni, economista aziendale con un passato nel corporate e nella consulenza internazionale. Avere uno sguardo “da impresa” d’altronde è uno degli elementi distintivi della Fondazione, non per “colonizzare” la scuola con logiche aziendalistiche, ma per portare quello che oggi alle scuole molto spesso manca: progettazione, matching con i finanziatori, capacità di rendicontazione, valutazione d’impatto.

Chi finanzia, chi beneficia

I finanziatori della Fondazione sono esclusivamente soggetti privati: aziende, fondazioni, persone fisiche con grandi patrimoni individuali. I cinque fondatori si sono impegnati a versare in media mezzo milione di euro l’anno per cinque anni: «Sono risorse significative, ma è chiaro che non sono sufficienti per realizzare il piano strategico che abbiamo pensato per il primo quinquennio, c’è bisogno di fare una raccolta fondi aggiuntiva», dice Simontacchi.

La stima (che è poi anche l’obiettivo di raccolta della Fondazione) è che per impattare sul sistema servano 10 milioni di euro l’anno, per i prossimi dieci anni. Non è una cifra molto distante da quella che gli italiani, come persone fisiche, già oggi donano alla scuola attraverso erogazioni liberali: nelle dichiarazioni dei redditi 2024 sono stati poco meno di 36mila i contribuenti che ne hanno portata una in detrazione, per 8,83 milioni di euro. «Al momento siamo ancora nella fase di semina, ma siamo in dialogo con una quarantina di imprese che potenzialmente potrebbero entrare a far parte della Fondazione», aggiunge il direttore generale.

I beneficiari sono le scuole pubbliche, su tutto il territorio nazionale, dalla primaria alla secondaria di secondo grado «dai licei alla formazione professionale, perché ai finanziatori stanno a cuore sia gli uni che gli altri», sottolinea D’Angelo.

La Fondazione non distribuisce fondi “a pioggia” ma lavora su progettualità, con meccanismi diversi: EduCare è il primo progetto attivato dalla Fondazione, nell’estate 2025. Punta a favorire il miglioramento della qualità dell’ambiente scolastico e dell’offerta formativa, finanziando progetti presentati dalle scuole in tre ambiti: laboratori didattici (non solo intesi in termini di strumentazione tecnologica, ma anche – per esempio – spazi didattici immersivi per insegnare le lingue o la filosofia in maniera innovativa) efficientamento energetico e sicurezza infrastrutturale degli edifici.

EduCare non è un bando competitivo in senso classico: il vero discrimine è la capacità del progetto stesso di convincere un donatore. In alcuni casi la Fondazione potrà intervenire direttamente, attraverso le risorse che le sono state donate, ma il meccanismo di leva innovativo è quello di fare matching

Stefano Simontacchi, presidente Fondazione per la scuola italiana

La Fondazione verifica che i progetti rientrino nel perimetro tracciato – i paletti richiesti sono un valore compreso tra i 50mila e i 200mila euro e la possibilità di misurare l’impatto – avvia una relazione con il dirigente e quindi cerca le aziende sul territorio disposte a finanziare il progetto. «Non è un bando competitivo in senso classico: ovviamente la Fondazione vaglia il progetto, ma poi il vero discrimine è la capacità del progetto stesso di convincere un donatore. In alcuni casi la Fondazione potrà intervenire direttamente, attraverso le risorse che le sono state donate, ma il meccanismo di leva innovativo è quello di fare matching. Si tratta di un lavoro lungo, fatto di relazioni, competenze manageriali e credibilità istituzionale, ma è questa la direzione in cui sta andando la filantropia», spiega il presidente.

Il contributo, quindi, arriva direttamente alle scuole e può essere sia economico sia (anzi, soprattutto) nella forma di beni e servizi. «In sostanza ci impegniamo a realizzare il progetto “chiavi in mano”, chiedendo poi alla scuola un impegno formale a rendicontare, per un certo numero di anni, l’impatto sociale del progetto», aggiunge D’Angelo.

Le imprese che finanziano le scuole potranno documentare l’impatto sociale del progetto: non nascondiamoci che il costo del denaro per le imprese varia in funzione della loro sostenibilità. È un meccanismo win-win

Marco D’Angelo, direttore generale Fondazione per la scuola italiana

È qui che si innesta il primo grande “win-win” con le imprese: da un lato la scuola realizza interventi concreti, dall’altro le aziende possono documentare progetti di sostenibilità sociale reali, misurabili, fortemente radicati nel territorio. «Non nascondiamoci che il costo del denaro per le imprese varia in funzione della loro sostenibilità: è un meccanismo fortemente voluto dal legislatore europeo per dare un enforcement alla sostenibilità», spiega. Di fatto si tratta dell’adozione da parte di aziende e privati di una/più scuole per finanziare interventi di miglioramento infrastrutturale. Se il meccanismo funzionerà, EduCare potrebbe diventare una piattaforma nazionale capace di autoalimentarsi, aumentando strutturalmente la quota di investimenti privati nella scuola pubblica.

Perché alle imprese conviene investire nella scuola

Il ragionamento di fondo è fatto di tanta concretezza e poca ideologia. Le aziende hanno interesse ad investire nella scuola per almeno tre motivi. Il primo è legato agli Esg e alla sostenibilità: lavorare con la scuola pubblica consente di dimostrare un impatto sociale concreto, sempre più rilevante per banche e investitori (non a caso la Fondazione si doterà presto anche di un suo Centro Studi, per produrre studi e dati di qualità da portare alle imprese, a supporto della richiesta di una loro maggior generosità verso la scuola italiana).

Il secondo ha a che fare con le dinamiche demografiche: è evidente che senza manodopera qualificata non c’è produzione e non c’è valore ed è quindi interesse delle imprese ad investire sui percorsi tecnico-professionali e sulla filiera 4+2, su cui la Fondazione ha scelto di puntare in modo strutturale con una seconda azione progettuale, all’interno di un accordo di collaborazione stipulato con Indire.

Il terzo motivo è il fatto che – dati alla mano – lo spazio di crescita per l’investimento privato in educazione è enorme, ma si tratta di una partita che le singole scuole, da sole, non hanno la capacità di giocare: serve qualcuno che faccia da collettore, da garante, da facilitatore. E che lo faccia con quelle capacità manageriali che i dirigenti scolastici oggi per la grandissima parte non hanno. «Invece di cercare di cambiare tutto contemporaneamente, che è difficilissimo, abbiamo scelto di partire da alcuni esempi virtuosi che poi però possono creare un’onda di cambiamento: dei progetti pilota che possano attrarre altri dirigenti e altre aziende», afferma Simontacchi.

Il piano strategico: la scuola fra cinque anni

La Fondazione per la scuola italiana ha costruito il suo piano strategico quinquennale 2025/29 facendo sintesi fra tre elementi: gli atti di indirizzo del ministero dell’Istruzione e del Merito; il punto di vista delle associazioni d’impresa, cominciando da Confindustria; le priorità espresse dai cinque soci fondatori. Da questa analisi sono emerse sei aree di intervento prioritarie su cui investire, tutte di pari importanza: le competenze innovative; la riduzione delle disuguaglianze; il contrasto alle disparità territoriali; l’accessibilità al sistema scolastico (ad esempio attraverso borse di studio, che dovrebbero partire nel 2027); l’efficienza e la sostenibilità degli edifici; la collaborazione tra scuola e impresa. Su queste aree si innestano i progetti, che sono stati ovviamente distribuiti nel tempo per ragioni di sostenibilità finanziaria e di capacità operativa.

Invece di cercare di cambiare tutto contemporaneamente, che è difficilissimo, siamo partiti da alcuni esempi virtuosi, che però possono creare un’onda di cambiamento: progetti pilota che possono attrarre altri dirigenti e altre aziende

Stefano Simontacchi, presidente Fondazione per la scuola italiana

La filiera 4+2: una scommessa di sistema

Accanto a EduCare, il secondo pilastro è la filiera formativa tecnologico-professionale 4+2, su cui la Fondazione ha già stanziato 1,2 milioni di euro per il biennio 2025/26. Nel dicembre 2024 è stato firmato un accordo con Indire, che porta la Fondazione all’interno del comitato tecnico scientifico che segue la sperimentazione nazionale del curriculum integrato della filiera. L’obiettivo della sperimentazione voluta dal ministro Valditara è quello di costruire un curriculum verticale e coerente che abbracci l’arco di studi che va dalla fine della scuola media ai due anni post-diploma (ITS Academy), con la possibilità poi di proseguire con l’università. La sperimentazione è partita nel 2024/25.

Lo scorso autunno Fondazione per la Scuola, insieme a Indire, ha pubblicato un bando da 600mila euro per premiare le 20 filiere più efficaci del modello 4+2 relative all’anno scolastico 2024/25 sulla base di indicatori precisi: qualità dei laboratori, coinvolgimento delle aziende, formazione dei docenti, risultati sugli studenti, capacità di attrarre nuove iscrizioni. La premiazione avverrà a marzo e il premio consisterà in contributi economici per le sole scuole pubbliche appartenenti alla filiera, da usare per innovazione didattica, scambi internazionali e orientamento dei diplomandi. Un bando analogo ci sarà per l’anno 2025/26.

Oltre i progetti: cultura, dati, comunità

Accanto a EduCare e al 4+2, il piano quinquennale prevede l’avvio di un Tavolo nazionale sull’efficientamento energetico delle scuole per studiare finanziamenti e/o interventi normativi volti a incentivare questi interventi; lo sviluppo di unapp di cui dotare tutti i dirigenti scolastici d’Italia, per creare e gestire le community degli Alumni, così da rafforzare il senso di appartenenza alle scuole pubbliche, facilitare future donazioni di ex alunni; borse di studio per studenti con minori opportunità, dal 2027; creazione ed erogazione di corsi di formazione per studenti e docenti per lo sviluppo di competenze innovative; interventi mirati nei contesti territoriali più fragili, anche grazie ai dati Invalsi che restituiscono  una mappa molto puntuale delle aree più fragili dal punto di vista delle competenze. «In questi territori vorremmo finanziare associazioni o enti senza scopo di lucro che forniscano alle scuole del personale aggiuntivo, per sostenere i ragazzi con attività extracurricolari, andando ad aumentare le ore di permanenza a scuola e arginando la dispersione», spiega D’Angelo.

Un’idea di scuola per il tempo che viene

Il filo rosso è sempre lo stesso: non sostituirsi allo Stato, non duplicare il Pnrr, ma intervenire dove il pubblico non arriva o non può arrivare da solo. La scommessa della Fondazione per la scuola italiana è tutta qui: provare a mobilitare risorse private per un bene pubblico, senza snaturarlo.

Costruire esempi virtuosi, misurarne l’impatto, farli crescere. Non cambiare tutto subito, ma creare un’onda. In un Paese dove la scuola è spesso data per scontata, provare a trattarla finalmente come un’infrastruttura strategica che è non è poco. Ed è forse il punto da cui ricominciare.

Foto Alberto Gandolfo, Lapresse: liceo Alfieri, Torino

Abbonarsi a VITA con la carta docenti?

Certo che sì! Basta emettere un buono sulla piattaforma del ministero del valore dell’abbonamento annuale che si intende acquistare (1 anno carta+digital a 80€ o 1 anno digital a 60€) e inviarci il codice del buono a abbonamenti@vita.it