Bando Home Care Premium

Inps, rischiano lo stop i servizi per 35mila persone non autosufficienti

Sono bloccati da agosto i pagamenti relativi ai servizi di assistenza domiciliare per circa 35mila persone non autosufficienti che siano coniugi, familiari e parenti di primo grado di dipendenti e pensionati pubblici. Famiglie e cooperative sono state costrette ad anticipare ingenti somme e ora non ce la fanno più. Le ragioni? Una piattaforma online che ha peggiorato la gestione da parte dell'Inps. A rischio numerosi posti di lavoro e i servizi per le persone fragili

di Luigi Alfonso

ASSISTENZA TERAPIA DOMICILIARE DISABILE FOTO DI © REMO CASILLI/AG.SINTESI

Il programma nazionale Home Care Premium 2025/2028 continua a far parlare di sé. E i toni sono sempre più accalorati e preoccupati. Parliamo di interventi di assistenza domiciliare a favore di persone non autosufficienti che siano coniugi, familiari e parenti di primo grado di dipendenti e pensionati pubblici, iscritti alla gestione unitaria prestazioni creditizie e sociali. Due le prestazioni prevalenti: un contributo economico che va a rimborsare le spese per un’assistente familiare e delle prestazioni da parte di operatori socio-sanitari, fisioterapisti e altre figure, che vengono erogate da enti convenzionati con Inps. Complessivamente il programma riguarda migliaia di famiglie in tutta Italia: il bando 2025/26 per esempio prevedeva un tetto di 35mila beneficiari.

Che cosa è accaduto

Il sistema esiste da molti anni, ma un anno fa è cambiato il sistema di gestione delle singole prestazioni da parte dell’Inps, l’ente erogatore. E la piattaforma è andata in default, bloccando di fatto i pagamenti dal mese di agosto. Già in primavera, quando erano emerse le criticità legate al nuovo bando 2025/2028, il ministero per le Disabilità, di concerto con quello del Lavoro, aveva chiesto all’Istituto nazionale di previdenza sociale di intervenire: sono state risolte alcune magagne, ma non sono state superate altre criticità fondamentali. A luglio 2025 si è tenuto un incontro tra le organizzazioni sindacali, le principali associazioni datoriali (Confcooperative, Legacoop e Agci) e Giorgio Fiorino, il direttore generale del Credito welfare e strutture sociali dell’Inps, al quale fa capo questa misura.

Le parti si erano lasciate con l’impegno di rivedersi a settembre, ma poi l’incontro è stato rimandato al mese di novembre. L’obiettivo primario è la rivisitazione della piattaforma che dovrebbe consentire di gestire in maniera agile il rapporto tra l’Inps, le cooperative che materialmente erogano i servizi e le famiglie delle persone non autosufficienti. Nel frattempo, la vicenda si è impantanata tra le maglie della burocrazia, con la complicità del rallentamento dovuto alle vacanze estive. La duplice conseguenza è la progressiva perdita di posti di lavoro, da una parte, e la mancata erogazione dei servizi domiciliari, dall’altra.

Stefano Granata, presidente nazionale di Federsolidarietà

Federsolidarietà: «Sia convocato il tavolo nazionale»

«Non so più come esprimere tutto il nostro sconcerto», commenta Stefano Granata, presidente nazionale di Federsolidarietà-Confcooperative. «Nei mesi scorsi abbiamo lavorato tanto per migliorare il sistema di erogazione delle risorse, ma il sistema di pagamento si è bloccato. Se poi escono certe circolari che, anziché semplificare le cose, le complicano, davvero non so più che cosa pensare. Non riesco a capire se ci sia una matrice razionale oppure se si tratti di una scelta politica. Non so se intendano internalizzare tutto oppure se vogliano disintermediare. In quest’ultimo caso, i lavoratori sarebbero esposti a gravi rischi perché non ci sarebbero le organizzazioni a fare da cerniera. L’unica cosa certa è che, anziché fare dei passi avanti, ne stiamo facendo parecchi indietro. Chiediamo per l’ennesima volta di convocare in tempi brevi e certi il tavolo nazionale, anche se in questi giorni sono in corso delle interlocuzioni istruttorie. Non possiamo più attendere, per due motivi: ci sono tanti lavoratori per strada e tante famiglie che non hanno più accesso ai servizi previsti dal bando Inps».

cooperazione
Massimo Ascari, presidente nazionale di Legacoopsociali

Legacoopsociali: «Le cooperative in gravissima difficoltà»

Il presidente nazionale di Legacoopsociali, Massimo Ascari, riferisce che «da un paio di mesi abbiamo cercato di recuperare una impostazione del bando che vedeva, oltre a un’incredibile e inspiegabile esclusione iniziale delle cooperative, errori di natura tecnica: per esempio, gli operatori sociosanitari sono persone non iscritte ad albi professionali e, come tali, non hanno la partita Iva e non possono essere soggetti che fanno fattura. Alcuni errori, con il confronto, li abbiamo in parte superati. Rimangono dei grossi problemi di natura tecnica che sono originati dalle impostazioni informatiche strutturate per il bando che siamo riusciti nel frattempo a correggere. Ma, a quanto pare, queste correzioni richiedono tempi esageratamente lunghi. E le nostre cooperative sono in gravissima difficoltà, come lo sono anche i beneficiari. Nei diversi territori troviamo problemi molto seri, anche se quasi tutte le imprese hanno voluto garantire sinora le prestazioni: per una questione di coscienza, di spirito cooperativistico, per rispetto dei lavoratori e degli utenti con le loro famiglie. Ma si fa fatica a superare questa complessità amministrativa. Quello che mi sorprende è che abbiamo da sempre ottimi rapporti con l’Inps, con cui siamo chiamati a interloquire e collaborare per tanti aspetti, ma problemi di questa portata li abbiamo solo ed esclusivamente con questo bando Home Care. È impensabile che un fruitore di questa opportunità possa avere le competenze specifiche per affrontare e gestire problematiche amministrative di questo calibro».

Il caso Sardegna

L’Isola si è portata avanti da tempo nella direzione giusta, mettendo insieme i decisori politici, l’Anci e le strutture sanitarie territoriali. Ma la piattaforma nella quale vanno inseriti i dati si è inceppata ugualmente. «Così come è stata pensata, non va proprio», sottolinea Antonello Pili, presidente di Federsolidarietà Sardegna. «La piattaforma presenta tanti problemi di accessibilità, sia per gli utenti, sia per le cooperative che devono caricare i dati. Lo abbiamo segnalato da tempo ma, sinora, nulla è cambiato. L’incontro che stiamo aspettando da mesi dovrebbe consentire anche di riportare il servizio al passato: prima andava meglio, perché accreditava le cooperative e non, come avviene adesso, il singolo operatore (libero professionista o dipendente di una cooperativa). L’operatore accede al sistema con il suo Spid, ma poi tocca al datore di lavoro completare l’iter con lo Spid del professionista. L’operazione, moltiplicata per centinaia di pazienti, fa andare in tilt l’organizzazione delle imprese. Non solo: un tempo la parte economico-finanziaria veniva gestita dai Piani di zona (gli ambiti territoriali che in Sardegna si chiamano Plus e corrispondono ai distretti sanitari, ndr), che ricevevano le fatture dalle cooperative e le inviavano all’Inps per i relativi pagamenti. Alcuni Piani di zona anticipavano le somme, addirittura. Ora, invece, il rapporto diretto è tra l’operatore e l’Inps. Non esiste più il ritardo delle rendicontazioni, come avveniva in passato, e l’Inps si ritrova anche il riscontro da parte dell’utente, nella stessa piattaforma. Tutto più semplice, sembrerebbe, ma non è così. In Sardegna ci sono alcune nostre cooperative al collasso, perché vantano crediti di anticipazione pari a 80mila euro, e anche di più. Come si possono anticipare certe somme? Così si vedono costrette, loro malgrado, a licenziare molti professionisti. Molti ambiti territoriali non hanno avviato il servizio perché non c’è chiarezza da parte dell’Inps, dunque numerosi utenti non possono fare la richiesta di tali servizi. Inoltre, le cooperative un tempo facevano assistenza tecnica agli anziani per iscriversi alla piattaforma, ma ora non possono garantire questo tipo di accompagnamento. Infine, in Sardegna abbiamo un altro problema: i servizi di cosiddetto aiuto domestico, che secondo le disposizioni dell’Inps devono essere garantiti dagli Operatori socioassistenziali – Osa, nell’Isola non possono essere erogati perché non esiste tale figura, in quanto da noi si è fatto riferimento solo agli Operatori sociosanitari – Oss. Dunque, oltre alle perdite di tanti posti di lavoro, c’è il problema dei servizi che gli utenti non ricevono più da mesi. Il tutto a danno loro e dei familiari. Sinora abbiamo resistito, tirando la cinghia, ma ora siamo al capolinea perché non riusciamo ad avere la sostenibilità economica».

Antonello Pili, presidente di Federsolidarietà Sardegna

Le cooperative? Al bivio

«Entro domani invierò una lettera al Welfare dell’Inps per chiedere quale futuro ci attende», dice Claudia Friargiu, presidente della cooperativa sociale l’Idea di Gonnesa, che garantisce una serie di interventi a persone fragili: supporto psicologico e cura della persona (igiene personale, ecc.). Friargiu precisa subito: «Rischiamo il tracollo finanziario perché ci siamo fidati dell’Inps, cioè dell’ente che in assoluto dovrebbe tutelarci. Ci troviamo in una situazione assurda, dopo aver anticipato tanti soldi da agosto a oggi. Dirò di più: mi sono esposta personalmente, attingendo al mio conto bancario, mettendo a repentaglio la stabilità economica della mia stessa famiglia. Sino al 10 novembre abbiamo fatturato 85mila euro, con la fattura del prossimo 10 dicembre sfonderemo il tetto dei 100mila euro. Siamo una piccola impresa, non possiamo permettercelo. I fondi personali non sono illimitati. Anzi, sono già finiti. Sarò costretta a sospendere il servizio a fine novembre, e mi piange il cuore dover informare le famiglie di questa situazione: so bene che sarà un grande problema per tante persone. Solo la nostra cooperativa garantisce le prestazioni integrative a 75 famiglie e dà lavoro a 17 operatori, che ora rischiano il posto di lavoro. L’Inps deve pagare come fa ogni altro ente, ogni qualvolta riceve una fattura. Stabiliscano i tempi: 30 o 60 giorni, purché si faccia chiarezza».

Rischiamo il tracollo finanziario perché ci siamo fidati dell’Inps, cioè dell’ente che in assoluto dovrebbe tutelarci. Ci troviamo in una situazione assurda, dopo aver anticipato tanti soldi da agosto a oggi

Claudia Friargiu, presidente cooperativa sociale l’Idea

Claudia Friargiu, presidente della cooperativa sociale L’Idea

Antonio, rimasto senza l’Oss

Antonio è un 50enne che abita nel Sulcis Iglesiente. Vive di uno stipendio normale e ha un genitore allettato, con una grave patologia che richiede le cosiddette “prestazioni prevalenti”, cioè quelle che le famiglie gestiscono in autonomia. «In questi tre mesi ho dovuto anticipare circa 5mila euro, per pagare gli stipendi alla badante e a un’Oss», spiega. «Ho dato fondo ai miei risparmi, perché mio padre ne aveva bisogno, ma ora mi vedo costretto a sospendere il rapporto con questi professionisti che fanno assistenza domiciliare. Allo stesso tempo, non so proprio come fare per coprire questi servizi essenziali».

Credits: la foto d’apertura è di Matthias Zomer su Pexels; le altre sono state concesse dagli intervistati

Cosa fa VITA?

Da 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è  grazie a chi decide di sostenerci.