Un manifesto internazionale
Intelligenza artificiale e bambini, qui ci serve un “patto umano”
Non solo una rivoluzione tecnologica, ma una vera sfida etica e morale: l’utilizzo dei chatbot da parte dei bambini impone una riflessione che porti ad adottare politiche e strumenti di tutela della loro sicurezza e delle loro relazioni. Fondazione Child e Child Dignity Alliance presentano un manifesto in sei punti, che domani verrà consegnato a Papa Leone XIV
L’intelligenza artificiale è ben più che una rivoluzione tecnologica e un’evoluzione digitale: rappresenta una sfida etica ed educativa soprattutto in riferimento alle giovani generazioni. Per questo, Fondazione Child e Child Dignity Alliance hanno presentato oggi a Roma un documento in sei punti, nel quale vengono messi in luce altrettanti impegni a tutela della sicurezza, dei diritti e della dignità dei bambini.
Il documento è stato presentato in occasione dell’ “High-Level Meeting on Child Dignity in the Artificial Intelligence Era”, un incontro internazionale di alto profilo dedicato al ruolo dell’etica e della responsabilità nella società digitale, che si è svolto presso il Palazzo della Cancelleria in Vaticano. Al centro del confronto, la consapevolezza che l’ambiente online, se da un lato apre spazi di creatività e connessione, è anche un luogo in cui i bambini sono esposti a rischi e minacce e in cui le relazioni umane possono impoverirsi.
Il tema impone quindi una riflessione, che fu lanciata nel 2027 con papa Francesco, nella Dichiarazione di Roma, presentata allora dalla Pontificia Università Gregoriana e dalla Child Dignity Alliance. Oggi Fondazione Child ha voluto condividere, approfondire e aggiornare la Dichiarazione di Roma con diversi interlocutori: tra questi, il presidente della Fondazione Ernesto Caffo, che ha dialogato con rappresentanti di istituzioni, aziende tecnologiche, organizzazioni impegnate nella tutela di bambini e adolescenti e mondo accademico. Il documento verrà consegnato domani a Papa Leone XIV.
Come ha ricordato la ministra Eugenia Roccella nel suo messaggio trasmesso a promotori e partecipanti, l’iniziativa di oggi nasce proprio «nel giorno in cui entra in vigore l’obbligo per i siti pornografici di accertare in maniera rigorosa la maggiore età dei fruitori attraverso sistemi validati di age verification, un obbligo introdotto dal Parlamento nell’ambito del decreto Caivano e reso operativo attraverso un provvedimento dell’Agcom che il mio ministero ha seguito con particolare attenzione».
È di queste settimane anche l’approvazione della legge italiana sull’intelligenza artificiale, «una normativa all’avanguardia, che non si presenta come freno alle potenzialità offerte dalla modernità ma si pone il problema di governarne gli effetti e di tutelare le persone più fragili», osserva ancora Roccella, evidenziando che «rispetto alle insidie della tecnologia i più piccoli sono i più esposti, anche perché dispongono di competenze digitali superiori a quelle degli adulti che li dovrebbero tutelare. L’elemento essenziale è la consapevolezza e l’impegno della società civile è di fondamentale importanza, perché questa consapevolezza venga costantemente nutrita».

I numeri di un’attenzione necessaria
Quanto l’intelligenza artificiale rappresenti una sfida delicata e spesso minacciosa per i più piccoli, lo dicono i dati di alcune recenti ricerche: tra queste, lo studio “Me, Myself & AI” di Internet Matters evidenzia come nel Regno Unito il 42% dei ragazzi tra 9 e 17 anni utilizzi chatbot per lo studio e l’apprendimento, mentre il 23% si affidi a queste tecnologie per chiedere consigli. Una parte significativa dei giovani dichiara di usarli anche per compagnia: per molti, «parlare con un chatbot è come parlare con un amico».
A confermare la portata del fenomeno è anche la ricerca “Bambini e adolescenti nel Regno Unito e chatbot AI” condotta da Hendrycks: il 64% dei minori ha già interagito con un chatbot, e più di un terzo ritiene queste conversazioni equivalenti a un dialogo con un amico. Tra i più vulnerabili, la percentuale sale al 50%. Ancora più preoccupante è il 12% che afferma di rivolgersi all’AI perché «non ha nessun altro con cui parlare». Nonostante errori e imprecisioni, il 58% considera i chatbot più utili delle ricerche online, ma solo il 18% ne ha discusso in modo approfondito a scuola e appena un terzo con i genitori, segno di un’educazione digitale ancora troppo carente.
Ancora, negli Stati Uniti, l’indagine “Teens & AI Companions” di Common Sense Media (2025) mostra un quadro analogo: il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni ha utilizzato un AI companion almeno una volta, il 52% in modo regolare e il 13% quotidianamente. Un terzo dichiara di usarli per interazioni sociali o emotive, mentre il 24% ha condiviso dati personali con il sistema e il 34% ha vissuto episodi di disagio.
Ma l’impatto dell’intelligenza artificiale sui minori non si limita all’uso diretto. L’Internet Watch Foundation (IWF) ha lanciato un allarme: nel primo semestre 2025 sono stati individuati 1.286 video pedopornografici generati da AI, di cui oltre mille appartenenti alla categoria più grave (A). Si tratta di un incremento vertiginoso rispetto ai soli due casi registrati nello stesso periodo del 2024, a conferma di quanto rapidamente le tecnologie generative possano essere sfruttate per fini criminali, amplificando la portata della violenza digitale contro i minori.
Questi dati dipingono uno scenario complesso e impongono una riflessione e un impegno anche a livello europeo, come ha evidenziato l’eurodeputato Brando Benifei
Il documento
Il manifesto che domani sarà consegnato al pontefice, si articola in sei pilastri d’azione:
- Protezione e sicurezza: prevenire ogni forma di abuso e sfruttamento dei bambini online e attraverso l’intelligenza artificiale.
- Educazione ed empowerment: promuovere la consapevolezza digitale ed emotiva di bambini, genitori ed educatori.
- Tecnologia etica e trasparente: sostenere un’IA basata su valori umani come responsabilità, equità e compassione.
- Governance e responsabilità globali: rafforzare la cooperazione internazionale e la tutela dei diritti dei minori.
- Ricerca e innovazione per il bene: orientare la tecnologia al benessere, alla salute, all’inclusione e all’educazione dei bambini.
- Solidarietà interreligiosa e intergenerazionale: unire le voci di diverse fedi e generazioni in un impegno morale comune.
A fare da sfondo teorico e morale alla riflessione di oggi e all’impianto del manifesto, è la domanda cruciale contenuta nel messaggio recapitato dal cardinale Pietro Parolin: «Siamo sull’orlo di una nuova era, o gli esseri umani prima o poi causeranno la propria rovina attraverso l’introduzione di forme di vita artificiali? Degenereremo in semplici simulazioni che non riconoscono più la dignità umana?». Non solo uno spunto per una riflessione teorica, quindi, ma un’occasione «per trarre conclusioni appropriate per azioni concrete, riguardo, ad esempio, alla politica, alla legislazione, all’educazione e alla progettazione di servizi sociali di supporto», scrive ancora il cardinale Parolin. «Tutto ciò può avvenire solo attraverso sforzi interdisciplinari e multiculturali se vogliamo rendere giustizia alla complessità della questione e alla diversità delle realtà umane».
Foto da Fondazione Child
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