Banche sociali
Intesa Sanpaolo, i piani di crescita non fanno dimenticare le fragilità: un miliardo per il sociale
Carlo Messina, consigliere delegato della più grande banca italiana, illustra alla stampa il Piano di impresa 2026-2029, avendo archiviato un 2025 davvero monstre: 9,3 miliardi di utile, di cui oltre 6,5 saranno distribuiti agli azionisti, fra cui le maggior fondazione bancarie italiane, da Compagnia di San Paolo a Cariplo, da Carifirenze a CariPadova a CariBologna. Sono proprio queste ultime che lo candidano al suo sesto mandato. Fra tanti numeri, il ceo rivendica il forte impegno nella lotta alle diseguaglianze: mille milioni di euro. E conferma a VITA, quello per la sostenibilità
Far crescere i ricavi, rafforzando le proprie posizioni all’Estero tramite le piattaforme online di Isywealth, diminuire i costi, far crescere gli utili distribuiti agli azionisti: è un Carlo Messina tonico quello che incontra la stampa a Milano, nella storica sede di Ca’ de Sass, in Via Monte di Pietà 8, già sede della Cariplo.
Deve presentare il nuovo Piano di impresa, quello 2026-2029 e arriva puntualissimo: tre minuti prima delle 15,00 fissate, annuncia l’arrivo di Gian Maria Gros-Pietro, il presidente. Scherza all’avvio della conferenza, il consigliere delegato, diffidano i giornalisti dal fargli domande su Unicredit, Bpm, Generali: «Eventualmente andatevi a riprender le vecchie interviste».
Un 2025 da utili record
La mattina ha già incontrato in call gli investitori e gli analisti stranieri, ai quali ha potuto mostrare un consuntivo monstre sul 2025, già scandito peraltro da un crescendo di trimestrali ricchissime. Il risultato è di 9,3 miliardi di utile, avendo pagato imposte per un miliardo circa, con la proposta all’assemblea di staccare una cedola complessiva di 6,5, avendone già liquidati 3,2 in acconto, a novembre. Insomma una festa, come sempre più spesso gli accade negli ultimi anni, avendo guidato una banca in grande salute, non a caso rivendica il titolo di “zero Npl”, cioè senza non performing loan, i famosi crediti deteriorati verso debitori insolventi e che abbiamo imparato a conoscere dalla crisi dei mutui sub-prime quando zavorrarono anche alcune nostre grandi banche.

«Siamo leader in ogni nostra attività», scandisce questo 64enne romano, una carriera tutta bancaria dopo la laurea in Economia alla Luiss, e quasi tutta in Intesa.
E la leadership «mondiale» la rivendica anche per l’attenzione alle fragilità del Paese e alle sue diseguaglianze, quando sottolinea il rinnovato impegno sul fronte sociale: 1 miliardo di euro, al lordo di 350mila euro di costi di struttura, come ricorda correttamente Intesa Sanpaolo in una nota a piè di pagina: è il valore di Intesa per il Sociale, il nucleo operativo guidato da Andrea Forghieri che risponde al chief social officer Paolo Bonassi e che, da Brescia, governa i numerosi impegni di quella che è la più grande banca sociale del mondo, per impieghi finalizzati alla lotta alle diseguaglianze.
E all’ennesima domanda su Generali sbotta
Una leadership, questa sociale, che come sempre non scalfisce l’attenzione della platea, una settantina di giornalisti di tutti i quotidiani, le agenzie, i portali: ai quali dà il brivido il Risiko bancario – espressione inaffondabile, che ricorrerà soprattutto nelle interviste televisive one-to-one del dopo conferenza – fino a far sbottare il ceo. Accade quando il giornalista di Milano Finanza insiste di nuovo su Generali: «C’avete un’ossessione per Generali. Capisco che un tempo fosse importante… », dice, non dissumulando, per la prima volta, un po’ di fastidio e rammentando che, in tutte le acquisizioni, la banca ha sempre comprato per guidare da sé i processi di integrazione: «La storia di tutte le nostre negoziazioni è che noi vogliamo comandare», dice chiaro. E di lì a poco, davanti alle telecamere, gli tocca ricordare che, anche nel caso delle tante fusioni di cui si parla, e lo si vorrebbe coinvolgere, darebbero comunque vita a soggetti lontani dalle masse gestite da Intesa Sanpaolo: «Noi abbiamo già fatto», ripete.
Battute sul “dopo Messina”: «Tutti mi vogliono bene»
Non lo inquietano, tutt’altro, le domande sul suo sesto mandato alla guida del gruppo: «Qua nessuno mi vuole male», dice ridendo e facendo i nomi di tutti i capi divisione che, in platea, seguono il suo intervento, da Stefano Barrese, capo della Banca dei Territori, a Mauro Micillo, responsabile Imi Corporate, agli altri. Premurandosi di far sapere di non volersi dedicare ad altro «anche se è un lavoro piuttosto faticoso», e ammettendo che le fondazioni azioniste l’hanno ricandidato alla guida.
Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo, Fondazione Cf Firenze, Fondazione Carisbo, Fondazione Cariparo e le altre fanno giustamente quadrato intorno a Messina: non solo perché fa fruttare e molto le loro partecipazioni ma perché ha uno stile di governo fortemente in sintonia con la loro missione. Anzi a Torino o a Milano, gli interventi sociali più importanti, come quelli sui Neet, vedono sempre più spesso le fondazioni azionisti e in campo con “Per il Sociale”. Black Rock, Vanguard, i fondi azionisti e poi tutto l’azionariato diffuso non eccepiscono, che si sappia, sul miliardo dato al sociale, perché capiscono che nella visione di Messina la produzione di valore non può esulare da questo impegno. E finché di valore se ne produce così tanto, bene anche i soldi al sociale.

Che fanno il pendant con l’impegno sulla sostenibilità, in una fase dichiarata di “macchine indietro” da parte di banca e finanza in varie parti del mondo, anche questa è una notizia. Rispondendo proprio alla domanda di VITA sul perché Intesa non defletta da questo impegno, Messina osserva: «Pur avendo ridotto l’enfasi, lo riteniamo da un lato uno dei valori della banca e, dall’altro, troviamo in molti investitori un approccio estremamente positivo per chi continua a parlare di queste tematiche. Ovviamente non ne facciamo un dogma, non deve diventare l’unica cosa importante all’interno dell’operatività di un’azienda, però continuiamo a riconoscerne il valore, anche perché per gli investitori, e noi siamo presenti in molti portafogli, è una componente che viene valutata in modo estremamente positivo».
E fra i numeri del Piano irrompono i milioni di pasti per gli indigenti
Poco prima, ricordano appunto l’impegno miliardario a favore del sociale, Messina aveva ricordato il lavoro fatto nel precedente Piano, anche per prestare soccorso agli indigenti, ricordando «i milioni di pasti di distribuiti», col sistema della Caritas Italiana. «Sempra impossibile», aveva detto, «in un Paese così ricco come il nostro».
E a quella osservazione, il pensiero del cronista è tornato, uscendo dalla prima linea della metro, «la rossa» dicono i milanesi, e infilandosi nella più délabrée fra le stazioni della metropolitana meneghina, sgrausa dicono a Milano: è quella di Lampugnano, nella periferia nord-ovest della città, anche stazione dei pullman low cost, abbastanza lontano dai luccichii di City Life.
Il migrante che ripete all’infinito: «Un euro»
Adagiato su una panchina di cemento incassata sul perimetro dell’edificio, un affaccio privilegiato al corridoio da cui migliaia di pendolari passano per andare a riprendere l’auto nel parcheggio di interscambio, un uomo di mezza età, dai tratti olivastri dell’Asia minore, infilato in una vecchia coperta come in un formicaio della savana, squadra ogni passante che scivola via là davanti, per intercettarne lo sguardo. Ripete sistematicamente il proprio appello urgente: «Un euro».
Nessuna premessa, nessuna domanda, nessuna motivazione, solo una cifra, esatta, scandita con decisione. Una litania che si può sentire, distinta, lasciandoselo alle spalle. Inascoltato dai più.
Le foto sono dell’autore dell’articolo per VITA.
Cosa fa VITA?
Da oltre 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è grazie a chi decide di sostenerci.