Guerra

Iran, le scuole non sono campi di battaglia

Sale a 148 il bilancio delle vittime, principalmente bambine e giovani studentesse, che hanno perso la vita dopo i bombardamenti Usa sull’Iran. «Le guerre hanno delle regole. I bambini e le scuole devono restare fuori dal conflitto», ha dichiarato Inger Ashing, ceo di Save the Children International. «Ogni guerra è una guerra contro i bambini e il mondo non può restare a guardare mentre vengono uccisi o feriti»

di Redazione

Sale a 148 il bilancio delle vittime, principalmente bambine e giovani studentesse, che hanno perso la vita dopo i bombardamenti Usa sull’Iran. L’esplosione ha colpito una scuola femminile a Minab.

Save the Children chiede «a tutte le parti coinvolte devono rispettare i propri obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario e dal diritto internazionale dei diritti umani, garantendo che civili e le infrastrutture civili – comprese scuole e ospedali – siano protette dagli attacchi. L’uso di armi esplosive in aree densamente popolate implica il rischio di danni gravissimi alla popolazione civile, in particolare ai bambini e alle bambine, e deve essere evitato ad ogni costo».

«Siamo sull’orlo di una guerra devastante che sta già producendo conseguenze orrende sui bambini e le loro famiglie. I bambini non dovrebbero mai essere coinvolti nei combattimenti e e le loro case, scuole e comunità non possono diventare campi di battaglia. Le guerre hanno delle regole. I bambini e le scuole devono restare fuori dal conflitto», ha dichiarato Inger Ashing, Ceo di Save the Children International.

«Save the Children condanna con la massima fermezza gli attacchi contro scuole e altre infrastrutture civili e chiede il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e la protezione della popolazione e delle infrastrutture civili dagli attacchi. Ogni guerra è una guerra contro i bambini e il mondo non può restare a guardare mentre vengono uccisi o feriti. Quando le ostilità si intensificano, i bambini e le bambine sono sempre i primi a soffrire: rischiano lo sfollamento, l’interruzione dell’istruzione, la perdita dell’accesso a cure sanitarie e servizi di protezione essenziali o, peggio ancora, di essere feriti o uccisi o di perdere i propri cari», ha proseguito Ashing

«Occorre fare ogni sforzo possibile per prevenire un’ulteriore escalation di violenze e garantire la sicurezza dei bambini. Save the Children chiede a tutte le parti coinvolte nella violenza in Iran e nella regione affinché riducano immediatamente le tensioni e rispettino i loro obblighi come previsto dal diritto internazionale. I civili – in particolare i bambini – devono essere protetti in ogni momento», ha concluso Ashing.

AP Photo/Vahid Salemi/LaPresse

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