Guerra
Iran, no alle «bombe in nome della libertà», sì al diritto internazionale. L’appello delle Acli
L’associazione esprime «forte preoccupazione e netta condanna per l’ennesima escalation militare, deriva pericolosa e inaccettabile. Il regime iraniano si è reso colpevole di gravi crimini verso il suo stesso popolo, ma la pianificazione dell’omicidio o della rimozione di leader avversari è contraria al diritto internazionale, come lo è la sostituzione dell’Onu con club miliardari gestiti in modo opaco»
di Redazione
No alla «legge del più forte» e alle «bombe in nome della libertà. Sì alla politica e al diritto internazionale»: così le Acli esprimono «profonda preoccupazione e netta condanna per l’ennesima escalation militare che vede coinvolti Israele, gli Stati Uniti e l’Iran».
«Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una drammatica affermazione della guerra come unica arma di risoluzione delle controversie internazionali, con una deriva pericolosa ed inaccettabile», affermano.
E definiscono «grave subdolo» il tentativo di «giustificare le bombe “in nome della libertà” o della sicurezza strategica».
Il rischio che sia solo un “buon affare”
Quindi il riferimento al caso Maduro, per certi versi simile a quanto sta accadendo in queste ore in Iran. Se da un lato è infatti innegabile che il regime iraniano – come quello venezuelano – abbia commesso «gravi crimini verso il suo stesso popolo», dall’altro c’è il rischio che «dietro la retorica della guerra di liberazione si nasconda il semplice dato affaristico per cui si rimuovono alcune figure e poi ci si accorda per fare buoni affari con il resto del regime che rimane inalterato, come è accaduto in Venezuela, dove l’unica cosa che è cambiata sono le compagnie che estraggono il petrolio.
In ogni caso, «la pianificazione dell’omicidio o della rimozione formata di leader avversari è contraria al diritto internazionale, come lo è la sostituzione dell’Onu e di tutte le agenzie internazionali con club miliardari gestiti in modo opaco», affermano. «Non possiamo accettare che la mediazione politica venga considerata irrilevante, che il diritto internazionale venga infranto, che il multilateralismo sia svuotato di senso».
La guerra, questo è certo, «è sempre una sconfitta per tutti. Lo è per chi la subisce e per chi la sceglie perché chiude spazi, produce odio, genera instabilità per decenni e compromette un futuro comune diritto. Ribadiamo con forza che la pace si costruisce attraverso il dialogo, la diplomazia ed il rispetto delle istituzioni internazionali e la cultura della nonviolenza».
L’appello all’Europa e all’Italia
Quindi l’appello all’Unione europea, perché «assuma coraggiosamente un ruolo attivo ed autorevole di mediazione politica, promuovendo un immediato cessate il fuoco. L’Unione, nata dalle ceneri di due guerre mondiali, ha il dovere storico di essere costruttrice di ponti e non di muri».
Al governo italiano, invece, le Acli chiedono «di farsi promotore e sostenitore di un’iniziativa politica concreta finalizzata alla denuncia dell’ennesima violazione del diritto internazionale da parte di Israele e Stati uniti. Di ritornare alla mediazione omanita con il coinvolgimento dell’Aiea per garantire trasparenza nel programma nucleare iraniano».
Infine, l’impegno: «Come Acli continueremo a promuovere nei territori e nel mondo del lavoro una cultura di pace fondata sulla giustizia, sul rispetto dei diritti umani e sulla cooperazione fra i popoli, secondo il magistero costante di Leone XIV. La pace non è utopia, ma l’unico realismo possibile», concludono.
Foto da sito Acli
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