Rapporti
Istituti penali minorili, in tre anni le presenze crescono del 50%
Negli istituti penali per minorenni si è passati a 572 presenze, con un aumento del 50% rispetto alla fine del 2022. Sono 17.026 i minori e giovani adulti in carico al sistema, con una crescita del 25% in tre anni. Tutti i dati e le analisi nell'ottavo Rapporto sulla giustizia minorile dell’associazione Antigone
Al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti in carico al sistema erano 17.027, con una crescita del 25% rispetto al 2022. Negli Istituti penali per minorenni-Ipm si è passati da 381 presenze a fine 2022 a 572 a fine 2025, con un aumento del 50%. Sono i dati dell’ottavo Rapporto sulla giustizia minorile dell’associazione Antigone. Il lavoro, frutto del monitoraggio dell’associazione di tutte le carceri minorili del Paese e di una costante raccolta di dati, statistiche e storie, è stato presentato a Roma presso la sede di Libera.
«I dati presenti nel Rapporto sono viziati per difetto, sarebbero ben più alti se non fosse per il notevole aumento registrato nei trasferimenti alle carceri per adulti di ragazzi divenuti ultramaggiorenni in Ipm avendo commesso il reato da minorenni, una pratica facilitata in chiave punitiva dal decreto Caivano. Per i ragazzi più difficili, che spesso sono quelli che necessitano del maggior supporto psicologico e sociale, così si interrompe bruscamente ogni percorso educativo e vengono dimenticati nel girone infernale delle carceri italiane», ha detto Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile.
+147,9% dei trasferimenti
«Tra il 2022 e il 2024 il numero di trasferimenti tra istituti è aumentato del 147,9%. I trasferimenti impediscono un radicamento territoriale e ogni prospettiva di reintegrazione sociale. I detenuti considerati difficili vanno presi in cura dal sistema integrato dei servizi e non fatti girare come trottole per l’Italia».

«Con onestà intellettuale bisognerebbe dire che non abbiamo un quadro esatto e univoco del fenomeno della giustizia minorile. Ma men che meno abbiamo un quadro che supporti l’idea di un’emergenza criminalità minorile», ha proseguito Marietti. «Non stiamo assistendo a un’esplosione della criminalità minorile, ma a un’espansione della reazione penale».
I detenuti considerati difficili vanno presi in cura dal sistema integrato dei servizi e non fatti girare come trottole per l’Italia
Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile
Segnalazioni cresciute del 17%
Nel 2024 le segnalazioni di minorenni sono cresciute quasi del 17%, rispetto al 2023. Ma l’aumento si riduce al 12% quando si guarda alle prese in carico da parte dell’Ufficio di servizio sociale per minorenni-Ussm e si abbassa al 2% se si considerano gli ingressi effettivi nel sistema della giustizia minorile. Secondo Eurostat, l’Italia ha un tasso di minorenni denunciati pari a 363,4 ogni 100mila abitanti, quasi la metà della media europea (647,9).
«Una parte consistente delle denunce finisce nel nulla. È la paura che cresce, sotto la spinta dell’allarme generato artificiosamente da questo Governo», puntualizza Marietti. «Attorno ai più giovani si è costruito un vero e proprio panico morale. La popolazione è stata portata a percepire gli adolescenti come una minaccia diffusa. Comportamenti che un tempo sarebbero stati affrontati in ambito educativo vengono oggi segnalati alle forze dell’ordine».
Attorno ai più giovani si è costruito un vero e proprio panico morale. La popolazione è stata portata a percepire gli adolescenti come una minaccia. Una parte consistente delle denunce finisce nel nulla. È la paura che cresce, sotto la spinta dell’allarme generato artificiosamente da questo Governo
Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile
«Non ti credo più»
Non ti credo più è il titolo scelto da Antigone per l’VIII Rapporto sulla giustizia minorile. «A parlare è uno dei tanti giovani che mettiamo in galera, trasferiamo da un carcere all’altro come fosse un pacco, riempiamo di psicofarmaci, spediamo a rovinarsi per sempre la vita in un carcere per adulti, teniamo chiuso in celle fatiscenti, abbandoniamo a un’esistenza disperata perché come società non siamo in grado di costruire futuro. Così andiamo perdendo i nostri ragazzi, invece di puntare su quel recupero a ogni costo verso il quale in passato la giustizia minorile era protesa», continua Marietti.
La crescita della risposta penale: il decreto Caivano
«È evidente che a crescere è stata la risposta penale. Il decreto Caivano ha segnato una svolta simbolica e sostanziale: ha ampliato le possibilità di intervento custodiale, irrigidito le misure cautelari e trasformato strumenti temporanei in percorsi spesso definitivi verso il carcere», ha sottolineato Sofia Antonelli, ricercatrice di Antigone e curatrice del Rapporto insieme a Susanna Marietti e Rachele Stroppa.
Il decreto Caivano del settembre 2023 «ha costituito la più grande svolta repressiva sulla giustizia minorile mai effettuata dall’introduzione del codice di procedura penale minorile nel 1988 a oggi. Per la prima volta nella storia italiana gli Ipm hanno conosciuto il sovraffollamento», si legge in una nota di Antigone. Eppure nel 2023 si registrava una diminuzione delle segnalazioni a carico di minorenni del 4,16% rispetto all’anno precedente.
«Sembra evidente come l’esplosione dei numeri nelle carceri minorili, e non solo, sia dovuta all’esplosione della reazione penale introdotta con le nuove norme e non, come si dice troppo frettolosamente, a un progressivo aumento della criminalità. L’impennata nei numeri avviene con l’introduzione del Decreto Caivano, quando le nuove norme vanno a regime, nel 2025, il sistema si stabilizza». «Questo decreto non è solo norme ma anche indicazioni culturali, che il sistema ha finito per recepire», sottolinea Marietti.
Negli Ipm molti 16-17 enni
La fascia di età maggiormente rappresentata in carcere è quella dei 16-17 anni, con 300 presenze che si sommano alle 44 relative alla fascia di età più giovane (ovvero 14-15 anni) per fornire il totale dei 344 minorenni detenuti, pari al 60,1% delle presenze complessive. Tra i giovani adulti, 175 appartengono alla fascia di età 18-20 anni e 53 a quella 21-24 anni. Alla fine del 2022 i minorenni erano il 51,4% del totale dei detenuti, una crescita dovuta agli effetti della criminalizzazione minorile operata dal decreto Caivano in particolare con l’allargamento delle possibilità di utilizzo della custodia cautelare in carcere.
La sovra-rappresentazione nei servizi residenziali e negli Ipm di giovani stranieri è il segno di una selezione che colpisce chi ha meno risorse sociali e familiari. Non è solo una questione di reato, ma di marginalità
Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile
Critica la situazione dei giovani stranieri
Dal rapporto emerge che è particolarmente critica la situazione dei giovani stranieri. «La loro sovra-rappresentazione nei servizi residenziali e negli Ipm è il segno di una selezione che colpisce chi ha meno risorse sociali e familiari. Non è solo una questione di reato, ma di marginalità», ha spiegato Rachele Stroppa. «Più si attacca il sistema dell’accoglienza-Sai dei minori stranieri non accompagnati più le carceri si affollano. Lo abbiamo dimostrato coi numeri».

Erano 17.011 i minori stranieri non accompagnati-msna il 31 dicembre 2025, numeri ben più bassi dei 23.226 del 2023. Alla fine del 2025, i posti disponibili nel sistema Sai erano complessivamente 41.289, di cui 6.646 quelli messi a disposizione per i msna, che – per quanto in lieve aumento –
rimane tuttavia molto inferiore alle necessità date dalle presenze dei msna sul territorio nazionale che, a fine 2025, erano appunto circa 17mila. «Il sistema di accoglienza e i fondi del Governo sono in progressivo calo, con uno stanziamento di 50 milioni in meno nei prossimi tre anni».
Minori stranieri non accompagnati: per il 60% reati contro il patrimonio
«I minori stranieri non accompagnati commettono in percentuale delitti meno gravi rispetto agli italiani», continua Stroppa. I reati contro la persona ascritti a ragazzi italiani entrati in Ipm nel corso del 2025 costituiscono il 22% del totale dei reati ascritti a ragazzi italiani, mentre la corrispondente percentuale relativa a ragazzi stranieri è pari al 17,9%. Per quanto riguarda i meno gravi reati contro il patrimonio, costituiscono il 42,6% del totale dei reati ascritti a ragazzi italiani entrati in carcere e il 60% del totale dei reati ascritti a ragazzi stranieri.
I minori stranieri non accompagnati commettono in percentuale delitti meno gravi rispetto agli italiani
Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile
La necessità di una trasparenza istituzionale
«Continuo a soffrire il fatto che non ci sia una trasparenza istituzionale. Il garante delle persone private della libertà personale non ha ancora prodotto una relazione, l’ultima è stata la mia e risale al 15 giugno 2023», ha detto Mauro Palma, presidente del Centro di ricerca “European Penological Center” dell’Università Roma Tre. «Ritengo che questo sia un grave danno per la conoscenza e per la trasparenza».
C’è bisogno di fare un passo indietro, di tornare a quel modello educativo a cui l’Europa guardava con interesse, che mettendo i ragazzi al centro di un percorso educativo, tentava la strada di un futuro possibile da costruire con loro, non accettando di perderli
Patrizio Gonnella, presidente di Antigone
Il bisogno di tornare a un esempio di modello educativo
L’ultimo biennio è stato il periodo in cui sono emerse le presunte torture al Beccaria per le quali è in corso il procedimento, del suicidio di un giovanissimo ragazzo a Treviso, delle proteste trattate spesso come fenomeno criminale e disciplinare e non come segno di malessere. «C’è bisogno» ha concluso Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, «di fare un passo indietro, di tornare a quel modello educativo a cui l’Europa guardava con interesse, che mettendo i ragazzi al centro di un percorso educativo, tentava la strada del loro recupero, di un futuro possibile da costruire con loro, non accettando di perderli».
Il Rapporto è sul sito www.ragazzidentro.it
In apertura, foto di Andrew Neel su Unsplash e, nell’articolo, foto e video dell’autrice
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