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Sette anni dopo la strage di Lampedusa nel Mediterraneo si continua a morire

Naufragi fantasma, migranti trattenuti in mare per mesi, costante criminalizzazione delle navi della società civile, deportazioni nelle carceri libiche. Ecco come si presenta il Mediterraneo centrale sette anni dopo il naufragio in cui morirono 366 persone

di Alessandro Puglia

Sono trascorsi sette anni dall’alba del 3 ottobre 2013 quando a Lampedusa, a circa 600 metri dall’Isola dei Conigli, persero la vita 366 persone. Donne, uomini e bambini annegati in mare dopo che il barcone dal quale gridavano aiuto si è ribaltato a seguito di un incendio a bordo. Urla che per i pescatori di Lampedusa che quel giorno si trasformarono in eroi, Vito Fiorino, Costantino Baratta, Onder Vecchi Domenico Colapinto, sembravano simili ai versi dei gabbiani. Persone comuni che dal mare limpido della Tabaccara riuscirono complessivamente a portare in salvo circa 80 persone, afferrandole alle braccia intrise di benzina che scivolavano tra le mani, sollevandoli come se fossero sacchi di patate. Quel dolore vivo nel fondale di Lampedusa oggi, sette anni dopo quella strage così vicina ai nostri occhi, non ha insegnato nulla.

I migranti continuano a morire, le Ong vengono criminalizzate e bloccate dal Governo attraverso l’individuazione di assai discutibili non conformità (presenza a bordo di un numero di persone superiore a quello previsto, cinture di salvataggio non approvate), le milizie libiche continuano a sequestrare i nostri pescherecci, i mercantili in transito nel Mediterraneo vengono scoraggiati a soccorrere e in più è arrivato il Covid, che in virtù della sicurezza sanitaria, ha additato ancora di più il migrante come il nemico, l’untore. E no, non c’è più Mare Nostrum, la missione europea nata proprio all’indomani di quella strage.

Secondo i dati raccolti dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni ed elaborati dall'Ismu, il numero dei migranti morti e dispersi nel tentativo di raggiungere l'Europa attraverso il Mediterraneo ha raggiunto il picco nel 2016, anno in cui furono oltre 5mila; 3mila nel 2017 e oltre 2mila nel 2018. Nel 2019 si sono rilevati 1885 morti e dispersi in mare, mentre dal primo gennaio di quest'anno se ne contano più di 650, di cui oltre il 70 per cento ha perso la vita attraversando il mare dal Nord Africa verso Italia e Malta.

Un numero di vittime a cui però va aggiunto quello dei naufragi fantasma, sempre più difficili da documentare in assenza di testimoni nel Mediterraneo.

Gli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale dal 3 ottobre 2019 ad oggi restituiscono un quadro drammatico. Era il 16 ottobre 2019 quando nei fondali di Lampedusa i sommozzatori della Guardia Costiera avevano recuperato il corpo di una madre abbracciata al figlio in quel naufragio davanti all’isola che causò la morte di 13 persone. Naufragi che vengono documentati da Alarm Phone nei mesi di novembre e dicembre, intervallati dagli spari delle milizie libiche contro la nave Alan Kurdi della Ong Sea Eye, dalle testimonianze atroci raccolte dalle maggiori organizzazioni internazionali dei migranti detenuti nei campi di concentramento libici, dove i migranti tornano dopo essere riportati indietro dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, finanziata dall’Ue e dall’Italia.

Il giorno di Pasquetta, in piena pandemia, sono morte a largo della Libia cinque persone con oltre 7 dispersi. E davanti all’emergenza sanitaria i governi europei hanno preferito trasferire i migranti in battelli turistici, traghetti o navi passeggeri, come nel caso di Malta con 425 migranti a bordo nei mezzi turistici della Captain Morgan per cinque settimane.

Il 16 giugno 2020 nella spiaggia di Sorman in Libia è stato ritrovato dalla Mezzaluna Rossa il corpo senza vita di una neonata di 4 mesi, vittima di naufragio. Sempre a largo della Libia il giorno di Ferragosto si è verificato un altro naufragio che ha portato alla morte di 65 persone.

Nel mese di Settembre Alarm Phone ha documentato sei naufragi per un totale di circa 200 morti, mentre la Mare Jonio di Mediterranea, ora ferma al porto di Pozzallo dopo l’ennesimo blocco imposto dalla Guardia Costiera, poneva fine allo scandalo internazionale della Maersk Etienne, il colosso del trasporto marittimo tenuto per 38 giorni a largo di Malta con 27 naufraghi a bordo.

Sono trascorsi 7 anni da quello che i pescatori-eroi di Lampedusa chiamarono “il giorno più lungo” . Il Mediterraneo centrale continua a inghiottire vittime e quella “globalizzazione dell’indifferenza” richiamata da Papa Francesco ben prima di quella strage continua ad essere l'unica risposta europea.


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