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Dialogo Zanotelli Thuram sulla pelle come confine

30 Settembre Set 2022 1304 30 settembre 2022

A “Torino Spiritualità” due persone quanto mai distanti, il missionario Alex Zanotelli e l’ex calciatore Lilian Thuram a partire dai loro due libri “Il Pensiero bianco” e “Lettera alla tribù bianca”

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A “Torino Spiritualità” due persone quanto mai distanti, il missionario Alex Zanotelli e l’ex calciatore Lilian Thuram a partire dai loro due libri “Il Pensiero bianco” e “Lettera alla tribù bianca”

La pelle, un tessuto sottile, pochi millimetri che segnano un confine, una frontiera che ti porti addosso e segna vite e destini. Ne hanno discusso in un animato dibattito che ha inaugurato l’edizione 2022 del Festival Torino Spiritualità, due persone quanto mai distanti, il missionario Alex Zanotelli e l’ex calciatore Lilian Thuram a partire dai loro due libri Il Pensiero bianco e Lettera alla tribù bianca.

Secondo Lilian Thuram c’è una pelle giusta ed una sbagliata, c’è un colore normale e ci sono tutti gli altri. «Io ho scoperto di essere nero a 9 anni quando sono arrivato in Francia. Il pensiero bianco è un concetto non è realtà nessun è bianco. Mio figlio dice non sono nero, sono marrone allora gli chiedo i tuoi compagni di che colore sono? Lui mi risponde sono rosa. È una gerarchia della pelle creata dal pensiero. Pensiamo in un modo di cui non siamo consapevoli […] Da troppo tempo - prosegue Thuram, - quando si parla del razzismo, ci si concentra sulle persone discriminate, mentre io sostengo che dovremmo rivolgere il nostro interesse alle persone che, talvolta senza volerlo o saperlo, da queste discriminazioni traggono vantaggio. Mettere in discussione una categoria che non viene mai messa in discussione: la categoria bianca. Non si nasce bianco, lo si diventa. Diventare bianco non è forse come diventare un uomo, crescere pensando a sé come dominante? Chi ha costruito un discorso mettendo i bianchi in cima alla “gerarchia umana”? Chi è in posizione dominante, è così certo del fatto di sentirsi nel giusto, sempre al centro, sempre al proprio posto, che finisce per percepirsi e prendersi come la norma. […]

Ma attenzione il pensiero bianco non è esclusivamente il pensiero dei bianchi. Anche i non-bianchi lo hanno interiorizzato. La maschera bianca, come ha spiegato Frantz Fanon può essere indossata si dai bianchi che dai non-bianchi. Il pensiero bianco non è una questione di pigmentazione della pelle, è un modo di stare al mondo […]. Il pensiero bianco è una costruzione economica del mondo. Bisogna, conclude Thuram, fare uno sforzo non indifferente per liberarsi di tutte le maschere che si è stati obbligati a portare, e anche quando ci si riesce, si corre il rischio di non essere capiti, perché la società non ama gli spiriti liberi. Ma sono gli spiriti liberi a cambiare le società».

Quando Alex Zanotelli interviene c’è un grande silenzio perché prima della sua voce parla la sua storia: non dice bisognerebbe fare, dovreste fare, ma ho fatto, ho detto. È una parola autentica, credibile, decisa, frutto di un percorso autentico, credibile e deciso di chi si è posto dalla parte degli ultimi della storia, di chi ha camminato con gli ultimi della storia, di chi ha vissuto un'esperienza profonda che possiamo dire ha il suo culmine nell'esperienza di Korogocho: 12 anni vissuti nella baraccopoli più degradata e pericolosa di Nairobi non per aiutare i poveri, ma per fare un cammino di liberazione.

«Penso che la mia generazione sarà tra le più maledette della storia umana, a voi giovani chiedo perdono, vi consegniamo un mondo gravemente malato. Il futuro non esiste, siete l’unico presente che abbiamo perché ci sia vita sul pianeta. È un mondo in cui sta trionfando non solo il pensiero bianco, ma il suprematismo bianco. Per capirlo dobbiamo analizzare la nostra storia per 500 anni abbiamo colonizzato il mondo sulla base di tre principi: noi abbiamo la civiltà, noi abbiamo la cultura, noi abbiamo la religione. Questo senso di superiorità ce lo portiamo dentro. L’ultimo giorno che sono stato a Korogocho, dopo 12 anni, è stato bellissimo i pastori e i responsabili delle varie comunità mi hanno detto non puoi uscire se non preghiamo su di te. Dopo una lunga preghiera durate più di tre ore mi hanno detto Alex inginocchiati, mi hanno imposto le mani e il reverendo Timothy ha iniziato a pregare in modo carismatico e poi ha detto “dona a Padre Alex il tuo spirito perché possa tornare dalla sua tribù bianca e convertirla”. Ci si potrebbe chiedere da cosa? Proprio dalla supremazia bianca, da questi 500 anni e dal fatto che la tribù bianca ha prodotto questo sistema economico finanziario in cui viviamo bene. Ma chi vive bene? Il 10% della popolazione mondiale che consuma da sola il 90% dei beni di questo mondo lasciando agli altri le briciole (830 milioni di persone affamate, ogni 12 secondi muore per fame un bambino) e ogni anno buttiamo duemila seicento miliardi di tonnellate di cibo buono. Se tutti vivessero come la tribù bianca avremmo bisogno di due tre pianeti, ma ne abbiamo uno solo e non ci sopporta più. Quello che mi chiedo è come possibile che miliardi di persone non si ribellano? Le armi, in particolare l’atomica la regina del terrore, l’anno scorso abbiamo speso duemila e cento miliardi in armi (in Italia 32 miliardi)».

Ci sono sempre fatti che vogliamo non vedere e non sapere: la pelle che ci protegge, è diventata una barriera con il mondo, ma anche il luogo che ci permette di incontrarlo.

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