Lavoro sociale
La fuga degli educatori professionali: in università il 35% dei posti è rimasto vuoto
Su 844 posti messi a disposizione, sono arrivate solo 546 candidature in tutta Italia. Il dato peggiore? A Palermo, con appena 3 iscritti per 19 posti. Solo un ateneo sui 20 che formano gli educatori professionali sanitari ha registrato un numero di richieste superiore alla disponibilità: Firenze, con 50 domande per 40 posti. È allarme per il disinteresse dei giovani per una professione che è ricercatissima: a un anno dalla laurea, l'84% lavora
Nuovo flop delle domande di ammissione ai corsi universitari di Educatore professionale offerti dalle facoltà di Medicina, i famosi L/SNT2. Il nuovo, ennesimo, incremento dei posti messi a disposizione non ha contribuito a invertire il trend consolidato da anni: la diminuzione delle sedie occupate nelle aule universitarie. A fronte di 844 posti previsti, infatti, sono arrivate solo 546 candidature per la formazione dei futuri professionisti della cura in ambito socio-sanitario. Un dato che conferma un trend preoccupante, che già da qualche anno vede un crollo costante del rapporto tra domande e posti: negli ultimi tre anni è sceso da 0,8 a 0,7 a 0,6. C’è un’unica magra consolazione: nell’anno accademico appena iniziato è stata presentata una domanda in più rispetto alle 545 del 2024/25, quando però i posti disponibili erano 16 in meno.
I dati, preoccupanti, sono contenuti nella 30esima edizione del Rapporto sulle professioni sanitarie curato dal professor Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale dei corsi di laurea delle professioni sanitarie e dai colleghi del corso di laurea in Tecniche di neurofisiopatologia dell’Università di Bologna, Lorenzo Bevacqua e Elisabetta Cenerelli. Numeri che destano allarme perché rischiano, specie in alcuni territori e in particolare nel non profit, di accrescere la difficoltà di reclutare questa figura importante per più ambiti di intervento del welfare pubblico e privato.
Firenze, unica eccezione
Solo un ateneo sui 20 che formano gli educatori professionali ha registrato un numero di richieste superiore alla disponibilità: Firenze con 50 domande, per 40 posti messi a bando. I dati peggiori si registrano a Palermo (3 domande per 19 posti), Novara (30 su 74), Padova (22 su 50). Quest’anno, inoltre, mentre Cagliari e Pisa hanno riattivato il corso, Ancona lo ha sospeso. Nessuno degli 8 atenei privati con percorsi per le professioni sanitarie prevede invece corsi di laurea di Educatore professionale, a conferma dello scarso interesse che la figura professionale suscita anche in ambito accademico. Balza agli occhi, soprattutto, il contrasto netto tra le poche candidature presentate dalle matricole e il fabbisogno di educatori professionali stimato invece dagli enti locali e dallo stesso ordine professionale in sede di programmazione dei posti messi a bando delle Università. Le Regioni avevano chiesto 2.071 posti, la categoria 2.245, la Conferenza Stato-Regioni 2.215. L’accordo, come visto, è stato chiuso su 844 posti.
Gli educatori professionali già laureati rappresentano tuttavia un bacino che, almeno potenzialmente, dovrebbe consentire di sostituire nei prossimi anni quantomeno i professionisti che andranno in pensione (1.450 le uscite annue stimate), secondo quanto emerge dal recente quaderno di approfondimento della Fondazione Cariplo dal titolo Professionalità qualificate nei servizi di cura. Al netto, precisano gli autori, di altri fattori come: il passaggio dal settore privato alla pubblica amministrazione (effetto di spiazzamento), l’elevato turnover e le dimissioni.
Nemmeno come seconda scelta
La laurea in educatore professionale, infine, non ha riscosso interesse neanche come seconda scelta fra le matricole di Medicina che, in base alla nuova normativa, non dovessero superare il semestre “filtro” iniziale. Risulta infatti solo nona fra i 12 corsi “affini” delle professioni sanitarie che gli aspiranti camici bianchi hanno indicato come corso in cui proseguire gli studi. Eppure, stando ai dati della banca dati Almalaurea, fra gli educatori professionali che si sono laureati nel 2023, ben l’83,9% lavora a un anno dalla pergamena contro 74,1% del 2022: quasi dieci punti percentuali in più.
In apertura, un bambino nello spettro autistico gioca con la sua terapista, foto di Photoshot/Sintesi
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