Animali
La New York fashion week diventa fur-free! Milano ancora no
L’esempio della London Fashion Week che ha eliminato dalle sue passerelle non solo le pellicce, ma anche le pelli esotiche fa scuola. Ora è la moda della Grande Mela a fare un passo decisivo. A Milano su questo fronte però è ancora tutto fermo. La Lega antivivisezione - Lav si chiede: «Cosa aspetta la Camera nazionale della moda a prendere posizione?». Il responsabile moda animal free, Simone Pavesi ricorda: «sono anni che sollecitiamo, ma ancora non c’è un impegno»
Dall’edizione di settembre 2026 alla New York Fashion Week non saranno più presenti pellicce animali sulle passerelle. L’annuncio arriva dal Council of Fashion Designers of America – Cfda che in una nota congiunta con il Collective Fashion Justice e Humane World for Animals (partener di Lav per una moda sostenibile e animal free)
Le tre organizzazioni, inoltre, hanno collaborato alla definizione della nuova policy, segnando un ulteriore passo avanti verso un settore moda più etico e innovativo.
Ispirati dagli stessi consumatori
Il ceo della Cfda, Steven Kolb ha ricordato che alla New York Fashion Week si vedano già poche o nessuna pelliccia, ma «con questa posizione, il Cfda spera di ispirare gli stilisti americani a riflettere più a fondo sull’impatto dell’industria della moda sugli animali. I consumatori si stanno allontanando dai prodotti associati alla crudeltà sugli animali e vogliamo posizionare la moda americana come leader su questi fronti, promuovendo al contempo l’innovazione dei materiali»
In Italia ancora nessuna presa di posizione
Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free ricorda come da diversi anni «Lav sollecita la Camera nazionale della moda italiana ad assumere una posizione esplicita e vincolare i propri associati a non proporre più pellicce animali nelle prossime Fashion Week, come abbiamo ribadito di recente in un incontro con il presidente Carlo Capasa».
E aggiunge: «Speriamo che questa positiva concorrenza incoraggi la Camera nazionale della moda a rispondere prontamente con una propria policy “animal-free”».
Nelle ultime passerelle milanesi, del resto i brand e le case di moda che hanno fatto uso di pellicce e pelli animali sono state una strettissima minoranza, mentre la quasi totalità ha rinunciato a questi materiali. Manca però, come ricordano alla Lav una posizione precisa.
Il fashion animal free è possibile
Una moda senza lo sfruttamento degli animali è possibile sostengono gli animalisti. La Lav ha realizzato anche una serie di pagine web dedicate al vestire e al fashion animal free in cui si presenta il rating ideato dall’associazione in cui si elencano le aziende in base alla loro scelta di usare o meno materie prime derivanti dagli animali.
«Negli ultimi dieci anni abbiamo registrato un grande cambiamento nell’atteggiamento di brand e retailer, molti di loro si sono dati una policy e la rinuncia alle pellicce è un elemento di valore aggiunto nei bilanci di sostenibilità», osserva Pavesi.
Parigi e Milano non hanno ancora preso posizione
In una nota Lav ricorda che al di là delle fashion week di Londra e New York, anche quelle che si svolgono a Copenaghen, Berlino, Stoccolma, Amsterdam, Helsinki e Melbourne hanno già scelto di essere fur-free.
All’appello mancano proprio due dei principali poli della moda mondiale: Milano e Parigi. «Da diverso tempo noi stiamo sollecitando la Camera nazionale della moda, ma ad oggi non c’è nessun impegno. È vero che al momento alle week milanesi le pellicce sono quasi sparite», continua il responsabile Lav ricordando che le prossime passerelle per la moda autunno/inverno 2026/27 sono in programma a Milano il prossimo febbraio.
Pavesi infine sottolinea come quella della pellicceria sia «un’industria al collasso, in Europa e negli Usa questi prodotti non interessano più i consumatori. Gli unici mercati rimasti sono la Russia che al momento è limitato per le sanzioni, la Cina e i Paesi asiatici».
Inoltre, all’inizio del 2025, Condé Nast, proprietaria di Vogue, Vanity Fair e Glamour, ha vietato l’inserimento di pellicce animali nei contenuti editoriali e nelle pubblicità, seguendo politiche simili adottate dalle riviste Elle e InStyle.
In apertura una sfilata per la moda autunno inverno dello scorso febbraio a New York – Photo Associated Press / LaPresse
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