Medio Oriente
La Palestina senza ong: «L’impatto umanitario sarebbe incalcolabile e drammatico»
Dina Taddia è consigliera delegata dell’ong WeWorld - Gvc, una delle 37 realtà deregistrate da Israele perché non ha voluto condividere i dati del suo staff locale, circa 240 persone. «La richiesta di Israele di condividere dati sensibili è considerata contraria ai protocolli di protezione del personale umanitario. Se tra 60 giorni la situazione non si sbloccherà, l'impatto sarà gigantesco»
di Anna Spena
Il 30 dicembre, 37 ong internazionali hanno ricevuto una notifica ufficiale secondo cui le loro registrazioni sarebbero scadute il 31 dicembre 2025. A partire da questa data inizia un periodo di 60 giorni, al termine del quale le ong sarebbero obbligate a cessare le operazioni a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.
Tra le realtà colpite dalla misura anche l’ong italiana WeWorld-Gvc, che ha una presenza storica nel Paese. «Il governo israeliano ha richiesto a tutte le ong operanti nell’area una nuova registrazione. Tra i centinaia di documenti richiesti, il punto più critico è la pretesa di ottenere la lista completa con i dati del personale locale», spiega Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld – Gvc. Le ong internazionali operano secondo rigorosi quadri di conformità imposti dai donatori, controlli sul finanziamento del terrorismo e requisiti di due diligence che rispettano gli standard internazionali. «WeWorld è vincolata alle leggi sulla privacy che vietano la condivisione di dati sensibili del personale», continua la consigliera delegata. «La richiesta di Israele di condividere dati sensibili è considerata contraria ai protocolli di protezione del personale umanitario». L’organizzazione lavora in Cisgiordania e a Gaza con uno staff di circa 240 persone. WeWorld non è sola, fa parte di Aida (Association of International Development Agencies), una rete che comprende circa 100 organizzazioni internazionali (tra cui Medici Senza Frontiere, Save the Children e Caritas, che anche sono state deregistrate da Israele).
«Stiamo provando a fare pressione attraverso i governi nazionali affinché Israele stralci la norma sulla lista del personale. Ma se tra 60 giorni la situazione non si sbloccherà, l’impatto sarà gigantesco e drammatico». Nonostante il cessate il fuoco, i bisogni umanitari restano estremi. A Gaza, una famiglia su quattro sopravvive con un solo pasto al giorno. Le tempeste e il forte maltempo invernale hanno causato lo sfollamento di decine di migliaia di persone, lasciandone 1,3 milioni in urgente bisogno di riparo. Le ong internazionali forniscono più della metà di tutta l’assistenza alimentare a Gaza, gestiscono o supportano il 60% degli ospedali da campo, realizzano quasi i tre quarti delle attività relative ai mezzi di ricovero e beni non alimentari e forniscono l’intero trattamento per i bambini affetti da malnutrizione acuta grave. La loro rimozione comporterebbe la chiusura delle strutture sanitarie, l’interruzione delle distribuzioni alimentari, il crollo delle catene di fornitura per le strutture di rifugio e la cessazione dell’assistenza salvavita. In Cisgiordania, continue incursioni militari e violenze dei coloni continuano a provocare sfollamenti. Ulteriori restrizioni alle ong internazionali ridurrebbero drasticamente la portata e la continuità dell’assistenza in un momento critico.
«Questa», denunciano le organizzazioni, «non è una questione tecnica o amministrativa, bensì una scelta politica deliberata con conseguenze prevedibili. Se le registrazioni saranno lasciate scadere, il governo israeliano ostacolerà l’assistenza umanitaria su vasta scala. L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario. Questa decisione creerebbe, inoltre, un pericoloso precedente, estendendo l’autorità israeliana sulle operazioni umanitarie nei Territori Palestinesi Occupati, in contrasto con il quadro giuridico internazionale riconosciuto che regola il territorio e il ruolo dell’Autorità Palestinese».
AP Photo/Abdel Kareem Hana
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