Il report Caritas

La povertà assoluta non cala: colpisce l’8,4% delle famiglie

Secondo il Rapporto Povertà 2025 presentato dalla Caritas quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta, i cittadini stranieri rappresentano il 31% dei poveri in Italia. Focus sul gioco d’azzardo, che pesa soprattutto sulle famiglie più fragili in particolare nel Mezzogiorno, e sulla povertà energetica. Nel 2024 i centri di ascolto Caritas hanno sostenuto quasi 280mila famiglie

di Ilaria Dioguardi

Sono cinque milioni e 700mila le persone in Italia che si trovano nella povertà assoluta, due milioni e 200mila famiglie vivono in condizioni di indigenza. l’8,4% dei nuclei. I dati si riferiscono al 2024 e restano stabili: erano l’8,5% nel 2023, l’8,3% nel 2022. Negli ultimi 10 anni il numero di famiglie povere è aumentato del 43,3%, sono quasi 1,3 milioni i bambini e ragazzi che vivono in povertà assoluta. È quanto emerge dal Rapporto 2025 su povertà ed esclusione sociale di Caritas italiana, giunto alla ventinovesima edizione e presentato in occasione della nona Giornata mondiale dei poveri, che sarà celebrata domenica prossima. Il titolo di quest’anno? Fuori campo. Lo sguardo della prossimità.

Il 13,8% dei minori è in povertà assoluta

L’incidenza della povertà assoluta tra i minori si conferma su livelli elevati, tocca il 13,8%, in linea con l’anno precedente. Si tratta del dato più alto della serie storica ricostruita dall’Istat e superiore a quello di tutte le altre fasce d’età. Da oltre un decennio, lo stato di indigenza tende ad aumentare al diminuire dell’età: più si è giovani, maggiore è il rischio di vivere in condizioni di bisogno. Si contano oggi quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi in povertà assoluta; ciò significa che quasi un povero su quattro è minorenne, nonostante i minori rappresentino appena il 15% della popolazione.

La povertà assoluta individuale per classi di età:

(dati Istat)

Stranieri, oltre 1,8 milioni sono poveri

Oggi, il 35,2% delle famiglie straniere vive in condizioni di povertà assoluta, a fronte del 6,2% delle famiglie italiane. In 10 anni, la quota tra gli stranieri è aumentata di 10 punti percentuali, mentre tra gli italiani l’incremento è stato molto più contenuto (+1,4 punti). In termini assoluti, i cittadini stranieri poveri sono oltre 1,8 milioni, rappresentando circa il 31% del totale dei poveri in Italia (pur costituendo solo il 9% della popolazione residente).

La povertà assoluta familiare per cittadinanza:

(Rapporto Povertà Caritas 2025, dati lstat)


Povertà, sempre più un nodo di fragilità intrecciate

La povertà si manifesta sempre più come nodo multidimensionale di fragilità intrecciate, non riducibile alla sola mancanza di reddito: più di una famiglia su due seguita da Caritas presenta almeno due ambiti di disagio, una su tre ne manifesta tre o più. «Gli interventi puramente assistenziali non bastano più, serve un cambio di paradigma verso politiche integrate e percorsi “capacitanti” che restituiscano alle persone autonomia, dignità e possibilità di futuro», si legge nel rapporto. Le principali aree di fragilità si concentrano su due fronti: quello materiale – povertà economica, mancanza di reddito stabile, insicurezza abitativa e sovraindebitamento – e quello relativo agli svantaggi sociali, che comprende disoccupazione, bassa scolarizzazione, irregolarità giuridica, isolamento e carichi familiari.

«Le forme più gravi di disagio – come povertà estrema, mancanza di dimora, disturbi psichici, dipendenze, violenza o isolamento – raramente si manifestano in modo isolato; tendono, invece, a sovrapporsi e potenziarsi reciprocamente, generando percorsi di esclusione profonda e difficilmente reversibile», si legge nel rapporto. «Ne emerge una povertà che non può essere ridotta alla sola mancanza di reddito, ma che si configura come un fenomeno sempre più multidimensionale, nel quale le diverse forme di deprivazione si intrecciano, rafforzandosi».

L’ingiustizia delle disuguaglianze

In Italia il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 60% della ricchezza complessiva, è di 15 milioni di euro il patrimonio medio dei 50mila adulti più ricchi del Paese, il doppio rispetto agli anni ’90 quando era “solo” di 7,5 milioni di euro, mentre i 25 milioni di italiani più poveri hanno visto la propria ricchezza media ridursi di più di tre volte e oggi detengono un patrimonio medio di circa 7mila euro pro-capite. Almeno 10 milioni di adulti dispongono di risparmi liquidi inferiori ai 2mila euro, insufficienti per reggere uno shock come la perdita del lavoro o una malattia. Sono alcuni dei dati snocciolati nel rapporto, nel quale emerge che oltre il 67% delle persone con bisogni in tre o più ambiti rientra in una fascia di vulnerabilità medio-alta o alta,

I centri della rete Caritas

Nel 2024 i centri di ascolto Caritas hanno sostenuto 277.775 nuclei o persone in difficoltà, pari a circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta, con un aumento del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% rispetto al 2014.
Tra queste, oltre una su due ha manifestato almeno due forme di disagio inerenti ambiti diversi, mentre una su tre ne ha presentato tre o più. Inoltre, molto numerose sono le storie di povertà intermittenti e di lunga durata che colpiscono in particolare i nuclei che oscillano “tra il dentro e il fuori” la condizione di bisogno o che vivono in uno stato di vulnerabilità cronica.

L’azzardo pesa sulle famiglie più fragili

Tra i “fuori campo” analizzati, il Rapporto dedica attenzione particolare alla deriva nazionale dell’azzardo industriale di massa. Il volume monetario del gioco d’azzardo mostra una crescita inarrestabile: dai 35 miliardi di euro giocati nel 2006, si è arrivati ai 157 miliardi giocati nel 2024 (+349%), con perdite per 20 miliardi e oltre. Un tempo e un denaro che pesano soprattutto sulle famiglie più fragili, in particolare nel Mezzogiorno. I dati mostrano una correlazione inversa tra reddito medio per contribuente e perdita media al gioco, con un peso percentuale più alto nelle regioni più povere. Sono 10 le regioni sopra la soglia della media nazionale (493 euro) e di esse, cinque sono meridionali e isole, due del centro-sud (Abruzzo e Molise), seguite da Lazio e Lombardia.

Nella pratica del gioco d’azzardo, sono 835 milioni le ore di vita spese e oltre 104 milioni le giornate lavorative assorbite

Sono 835 milioni le ore di vita spese nella pratica del gioco d’azzardo. Solo per le slot, si stimano 38 milioni di ore impegnate nel gioco. Oltre 22 milioni di ore sono impiegate per un miliardo e 358mila giocate. Ma sono soprattutto le modalità tradizionali ad impegnare tempo di vita: oltre 388 milioni di ore impegnate dalla popolazione per lotto, scommesse, superenalotto. In totale, le giornate lavorative di otto ore assorbite dal gioco sono oltre 104 milioni.

Legame tra violenza contro le donne e povertà

Quali le connessioni tra violenza contro le donne e povertà? Le Caritas intercettano il fenomeno: sono prevalentemente donne che presentano spesso storie di violenza economica e relazionale, con limitata autonomia finanziaria, in situazione di povertà lavorativa (precariato o assenza di lavoro). Le violenze che gli operatori e i volontari riescono più spesso a intercettare sono quelle più latenti e nascoste: si tratta di situazioni che emergono con grande difficoltà, come la violenza domestica prolungata, la violenza economica e quella assistita dai figli.

Le donne incontrate che vivono queste vulnerabilità sono, in prevalenza, italiane, poco più di un terzo sono straniere. Nella maggior parte dei casi hanno un’età compresa tra i 45 e i 54 anni d’età, ma si incrementa anche la quota delle donne più giovani. L’incidenza della povertà lavorativa è elevata: solo il 18% gode di un’occupazione stabile, mentre la metà risulta disoccupata o in cerca di una prima occupazione; una quota consistente svolge lavori precari, irregolari o non retribuiti. Oltre il 77% delle donne coinvolte è madre, con una preoccupante quota di figli che, in alcuni casi, assistono direttamente o sono vittime a loro volta di violenza familiare.


Povertà energetica, la punta di un iceberg

La povertà energetica è quel fenomeno che interessa coloro che non possono usufruire di forniture adeguate e affidabili di energia elettrica e gas per indisponibilità di sufficienti risorse economiche. È la punta di un iceberg, la cui massa sommersa è costituita dalla complessità delle connessioni tra questioni ambientali, climatiche e sociali. È una “nuova” povertà sulla quale pesano gli effetti della crisi climatica che ha creato nuovi rischi ambientali e sociali, che incrementano le disuguaglianze e producono nuove forme di povertà.

Secondo l’Osservatorio italiano povertà energetica – Oipe, nel 2023 le famiglie in povertà energetica in Italia erano 2,36 milioni, pari al 9% del totale, in crescita rispetto all’anno precedente (+1,3 punti percentuali, pari a 340mila famiglie in più), il valore più alto dall’inizio della serie storica. Le famiglie più povere impegnano l’8,7% della loro spesa per beni e servizi energetici, contro il 3,3% delle famiglie più ricche. I poveri sono anche coloro che, per effetto della riduzione progressiva delle risorse stanziate per i bonus (meno un miliardo tra il 2022 e il 2023), hanno ridotto più della media le spese per consumi energetici.

Nel 2023 le famiglie in povertà energetica in Italia erano 2,36 milioni, pari al 9% del totale, 340mila famiglie in più rispetto all’anno precedente, il valore più alto dall’inizio della serie storica

«La povertà oggi: frammentata, trasversale e multidimensionale»

«Il “fuori campo” del titolo del rapporto è ciò che non si vede, ma che pure dà senso a tutto il resto. È la parte invisibile, laterale, quella che sfugge allo sguardo immediato, ma che sostiene la scena e che, se non ci fosse, anche ciò che generalmente osserviamo perderebbe il suo senso più profondo», afferma nella prefazione don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana. «Così è la povertà oggi: non sempre visibile, spesso silenziosa, frammentata, trasversale e multidimensionale. È la povertà di chi lavora, ma non riesce a vivere dignitosamente. È la solitudine di chi vive iperconnesso, ma senza relazioni significative, di chi ha un’abitazione, ma non un luogo che possa chiamare davvero “casa”. È la povertà di chi cade nella trappola dell’azzardo, di chi subisce violenza nel silenzio, di chi rinuncia al riscaldamento o alla luce. È educativa, sanitaria, abitativa, energetica, affettiva».

In apertura foto di Nick Fewings su Unsplash, le grafiche sono del Rapporto Povertà 2025 di Caritas

Vuoi accedere all'archivio di VITA?

Con un abbonamento annuale potrai sfogliare più di 50 numeri del nostro magazine, da gennaio 2020 ad oggi: ogni numero una storia sempre attuale. Oltre a tutti i contenuti extra come le newsletter tematiche, i podcast, le infografiche e gli approfondimenti.