Una canzone al giorno
La regina e il colombre alla ricerca della felicità
Osano farlo a Sanremo due cantanti sconosciuti al grande pubblico, in arte Maria Antonietta (come la sovrana francese) e Colombre (come la creatura di Buzzati), che fanno coppia pure nella vita. Niente bicchiere di vino con un panino. Niente promesse al vento. Il terzo brano scelto per voi è una canzone “politica” sul diritto a riprendersi la propria vita. Così è anche «più facile perdonarsi»
Se ti innamori muori, serenamente. L’anno scorso era scattato uno scaramantico “Mo’ me lo segno!” quando Noemi aveva cantato con quel verso l’eterno legame tra Eros e Thanatos (Amore e Morte). Sia pure ammorbidito da avverbio-coccolino. Il problema del Festival 2026 è che si fatica proprio un po’ a innamorarsi. Giunti alla terza serata la domanda sorge spontanea: e adesso?
La barca va
Poi, però, quando lo show sembrava naufragare assieme al «grande applauso ai nostri giovani» chiesto da Laura Pausini per le, peraltro ottime, nuove proposte, sono entrati in scena loro due: Maria Antonietta & Colombre. Uniti da una “e” commerciale, che sa di presa in giro di un mondo dove è tutto un mix di duetti furbetti, tipo quelli della serata cover. I due invece stanno insieme per davvero. Sono una coppia anche nella vita, come si suol dire. Il mondo della musica lo abitano da anni, nella cosiddetta scena indie.
Una storia importante
Lei ha tratto il nome dalla Maria Antonietta di Francia, la regina ghigliottinata per la libertà dai sinceri rivoluzionari. Lui nientemeno che dal titolo di uno dei più celebri racconti di Dino Buzzati, Il Colombre, creatura fantastica che ci ricorda quanto sarebbe conveniente non fuggire dal senso della vita, malgrado i nostri sforzi tendano sempre alla direzione opposta.
Quelli che… suonano
I due cantano e sorridono sfacciatamente per tutta l’esibizione. Anche mentre dicono “Baby facciamo insieme una rapina”: un altro scherzo musicale che ritorna dopo un giro di accordi non scontato. Due musicisti che-sanno-pure-suonare e provano a cogliere l’attimo sfidando il cliché. La felicità e basta si intitola il loro brano. Che inizia con un poetico: «È più facile perdonarsi», che suona come un programma di vita.
Lasciatemi attraccare
Parlare di felicità sul palco dell’Ariston è una provocazione bella e buona. Come quella del comico Ubaldo Pantani che nei panni di Lapo chiede di permettere alla nave del sempre eroico Max Pezzali di attraccare. Qualcuno potrebbe dire che parlare di felicità è un reato: si rischiano accuse di pinkwashing, pensando ad Albano e Romina o ai Coma Cose e a tutte le altre coppie artistiche (ma anche ai trii e quartetti) scoppiate al cospetto della città dei fiori.
Gente come noi
L’inquietudine del Colombre risuona qua e là nella canzone. Al pari della malinconia della Regina, una otusider della storia, infangata da secoli di incredibili bugie: «Sii te stessa e andrà tutto bene / Diceva la supermodella con la pelle splendida». Perché la realtà è un’altra cosa. E Maria Antonietta, che non ha mai detto al popolo affamato di mangiare brioche, lo sapeva. Potrebbero perfino farcela a non arrivare ultimi, anzi: Ma se abbiamo sete, abbiamo fame o siamo soli / La colpa non è nostra, non sono i nostri errori..».
Per sempre sì, ma anche no
Tra una chitarra elettrica e un sintetizzatore maneggiati con disinvoltura, Maria Antonietta e Colombre cantano il loro amore. Serenamente. Facendo i debiti scongiuri, puntano all’eternità superando anche la Magica favola di Arisa. Senza la sfacciataggine neomelodica di Sal Da Vinci che domani potrebbe vincere il Festival con il suo incalzante “Per sempre sì”. O l’introspezione un filo eccessiva di Raf che in “Ora e per sempre” dice più o meno le stesse cose di Sal. Domani vi proporremo la quarta e ultima canzone. Per dirla con Eros (senza Thanatos) Ramazzotti, superbo ieri sera con Alicia Keys: sarà l’Aurora?
In apertura: Maria Antonietta & Colombre durante la terza serata del Festival (Photo: Marco Alpozzi/LaPresse)
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