Salute

La riforma del sistema trasfusionale italiano compie vent’anni

Il 21 ottobre 2005 veniva promulgato il testo che disciplina le attività trasfusionali, con il riconoscimento di un gesto che mette a disposizione del Paese un bene non riproducibile in laboratorio: il sangue e il plasma. Il presidente nazionale di Avis Oscar Bianchi: «È fondamentale incrementare la raccolta e investire sulle donazioni. Soltanto così potremo raggiungere l’autonomia del nostro sistema e garantire una sicurezza terapeutica duratura, fondata sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa»

di Daria Capitani

Sono passati vent’anni esatti dall’approvazione, il 21 ottobre 2005, della “Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati” (legge 219/2005). «Un provvedimento fondamentale per il nostro Paese, che ha sancito la centralità della donazione, affidando alle associazioni il compito di concorrere “ai fini istituzionali del Servizio sanitario nazionale attraverso la promozione e lo sviluppo della donazione organizzata e la tutela dei donatori”», si legge in una nota diffusa dall’Associazione volontari italiani del sangue.

Una legge unica a livello mondiale

Il presidente nazionale di Avis Oscar Bianchi spiega che «con questa riforma è stato rafforzato il ruolo del volontariato nel settore trasfusionale, con il riconoscimento di un gesto che mette a disposizione del Paese un bene non riproducibile in laboratorio: il sangue e il plasma. Se vent’anni fa siamo riusciti a compiere questo passo e a ottenere l’approvazione di una legge che ancora oggi è unica a livello mondiale, è stato grazie alla nostra costante attività di interlocuzione parlamentare e allo straordinario impegno silenzioso e quotidiano di tante volontarie e tanti volontari».

Tra i principali obiettivi raggiunti da questa legge c’è il consolidamento dell’autosufficienza di sangue intero, ma c’è un altro traguardo che l’Italia deve ancora centrare e riguarda i farmaci plasmaderivati. L’Italia, infatti, è ancora costretta a importare dall’estero circa il 20% di scorte di medicinali impegnati soprattutto nella cura di numerose patologie ed esigenze cliniche come l’emofilia, le malattie epatiche, le ustioni, i trapianti, le immunodeficienze primitive e acquisite.

L’immagine realizzata da Avis per il ventennale della riforma del sistema trasfusionale italiano.

«Dobbiamo operare in modo congiunto con gli altri attori del sistema», sottolinea Bianchi, «affinché questi farmaci siano sempre di più il frutto del gesto altruistico dei nostri donatori. È fondamentale incrementare la raccolta e investire maggiormente sulle donazioni di plasma per affrancarci dalla dipendenza e dalle sempre maggiori incertezze del mercato internazionale. Soltanto così potremo raggiungere l’autonomia del nostro sistema e garantire al Paese una sicurezza terapeutica duratura, fondata sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa».

La donazione in Italia

I donatori sono complessivamente 1,6 milioni (28 ogni mille abitanti), il 66% è composto da uomini e il 34% da donne. Ogni anno vengono effettuate oltre 3 milioni di donazioni. Nei primi nove nove mesi del 2025 si è registrato un incremento dell’1,5% nella quantità di plasma inviata alla produzione farmaceutica, attestandosi a 73.283 kg.

La fotografia è in apertura è di Avis

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