Infrastrutture sociali
La rigenerazione culturale si sperimenta nell’abitare i territori
Tre giorni di riflessione, promossi dalla rete lo Stato dei Luoghi, sulle infrastrutture culturali e sociali di prossimità. Spazi di nuovo welfare di cui il Paese ha oggi bisogno. L'appuntamento è a Genova dal 20 al 22 novembre per provare a immaginare traiettorie innovative
di Emmanuele Curti e Roberta Franceschinelli
Come rete de Lo Stato dei Luoghi, partendo da un lavoro continuo di confronto e riflessione interna, siamo arrivati alla consapevolezza collettiva che la rigenerazione a base culturale sia fatta di spazi e pratiche indipendenti, ibride, diffuse e sempre più radicate nei territori, che provano a stare fuori dalla dimensione esclusivamente produttiva.
Ci sentiamo spazi di una nuova sperimentazione nell’abitare i territori attraverso nuove relazioni (fra umani, ma anche nella dimensione non umana, per una nuova ecologia), che sentono la necessità di essere riconosciuti e supportati come infrastrutture sociali e culturali di prossimità, nelle quali la cultura torni a rappresentare il proprio ruolo di elemento legante e generatore di fiducia, portatore di nuovi immaginari.
Una narrazione da smontare
Tuttavia, nel corso del nostro interrogarci e ricercarci, sentiamo la necessità di provare a smontare le narrazioni in voga, con un approccio critico e al di fuori di ogni retorica, per ragionare concretamente sulla rigenerazione e sulle diverse dimensioni di impatto che i centri culturali possono generare. Anche con il duplice obiettivo di restituire significato a certe parole oppure, se non saremo in grado di farlo, generare una nuova semantica e, al contempo, aprirci sempre più a una visione ecosistemica e intersezionale delle sfide sulle quali vogliamo impegnarci nel corso dei prossimi anni.

Pur essendo un collettivo sempre più esteso, ma ancora relativamente giovane nelle sue pratiche di costruzione di pensiero collettivo (festeggiamo quest’anno 4 anni dalla prima assemblea a Milano, preceduta da anni di lavoro informale sui territori per arrivare alla costituzione della rete), ci sembra sia il momento giusto per farlo.
Abbiamo deciso di cercare delle risposte a queste domande nel corso del nostro appuntamento autunnale (uno dei due camp che organizziamo annualmente), a Genova nelle giornate del 20-22 novembre proprio per rispondere a quelle domande.
Genova una delle città “silenti” e anziane
Lo faremo – grazie anche alla generosità e capacità organizzativa dei nostri soci genovesi Itinerari Paralleli e Alle Ortiche, alla collaborazione con Arci Genova e il supporto di Fondazione di Compagnia di San Paolo e Fondazione Edoardo Garrone – immergendoci in una delle città “silenti” (non sempre sulle prime pagine delle cronache), ma proprio per questo portatrice sana di una serie di profonde contraddizioni, luogo simbolo della relazione con il mare e allo stesso tempo soverchiata dalle montagna e le aree interne.
Una delle città più “anziane” d’Italia, dove la popolazione giovanile trova poco spazio per costruire dinamiche di trasformazione: una metropoli/territorio che ha bisogno di ri-immaginarsi lavorativamente, di riconoscersi secondo nuovi modelli economici, in cui la cultura – come elemento di cura per la generazione di nuove relazioni – può giocare un ruolo fondamentale.
Abbiamo bisogno di lavorare in questa direzione, in queste contraddizioni, perché il tema profondo odierno di una connessione fragile fra le parti diventi centrale per una nuova cura delle comunità e dei territori che abitiamo. Lo faremo confrontandoci con le nostre socie e soci in arrivo da tutta Italia, con progettiste e progettisti, operatrici e operatori, rappresentanti delle istituzioni e cittadine e cittadini genovesi, in primis attraverso quattro diversi tavoli contenutistici.
Come sempre, nei nostri incontri ci poniamo il fine di non parlarci addosso secondo schemi usuali dei convegni ma di sfruttare la capacità esplosiva esponenziale delle tante esperienze che rappresentiamo in tutta Italia, restando sempre aperti e porosi.
Divisi in gruppi, proveremo a immaginare traiettorie desiderate, come mappa di un possibile cambiamento, sollecitati da quelli che noi chiamiamo “critical friends”, persone che ci aiutino a spostare lo sguardo (Laura Migliorini, Juan Lopez Caro, Leonardo Delogu, Annibale D’Elia e Selam Tesfai).
Centri culturali, spazi di nuovo welfare di prossimità
Ragioneremo sui centri culturali come spazi per un nuovo welfare di prossimità (quale ruolo hanno gli spazi culturali ibridi e di comunità nel rispondere ai bisogni dei territori, quali rischi ed opportunità si aprono in relazione al cambiamento dei modelli di welfare?), i centri culturali come strumento di risposta alle sfide ecologiche (gli spazi culturali ibridi possono trasformarsi in laboratori di pensiero ecologico, in cui mostrare e approfondire le radici culturali della crisi ambientale, mettere in discussione le narrazioni dominanti sullo sviluppo? Come e in che modo possono diventare luoghi in cui sperimentare soluzioni per costruire spazi ecologici che mostrino delle alternative concrete, fatte di relazioni, circolarità, approcci rigenerativi?), i centri culturali come luoghi di sperimentazione fuori da logiche meramente produttive (quali sono le condizioni che possono consentire l’esistenza di spazi ibridi aperti alla sperimentazione che non debbano rispondere a logiche meramente produttive?), i centri culturali come luoghi generativi e non estrattivi (la rigenerazione a base culturale è sempre buona? Quando rischia di diventare estrattiva rispetto ai territori e alimentare processi di gentrificazione? Come restare spazi accessibili e aperti a tutte le persone e le comunità che abitano i territori?).
Un processo di crescita continua
Nel corso di questo confronto, non partiremo da zero, ma vediamo il camp genovese come un ulteriore momento di un processo di crescita che ha saputo già segnare alcuni passi, attraverso i due ebook realizzati rispettivamente in collaborazione con il MiC (Ibridazioni) e con ART-ER (Franco), così come il lavoro di accompagnamento che abbiamo fatto con il progetto Luoghi Comuni, frutto delle politiche giovanili della Regione Puglia.

Continuando la nostra attività di advocacy e stretta collaborazione con le amministrazioni, ospiteremo – in collaborazione con la Regione Liguria – anche un tavolo di confronto fra diverse regioni, proprio per capire come immaginare nuove policy in grado di rispondere all’azione sempre più ibrida che svolgiamo, fra economia e urbanistica/territorio, welfare e politiche giovanili, e naturalmente cultura.
Infine, chiuderemo la giornata del 22 con l’evento “Futuri desiderabili (e attuabili)” al quale prenderanno parte esperti ed esperte della materia e istituzioni locali: gli assessori del Comune di Genova Francesca Coppola e Giacomo Montanari, Luca Parodi – dirigente Cultura della Regione Liguria, Alessandro Coppola – Politecnico di Milano.
Da ultimo, una nuova sfida: in queste giornate genovesi un gruppo interno farà il punto sul bando da noi vinto del Fondo della Repubblica Digitale, guidati da una delle nostre realtà, Sineglossa, per la formazione all’intelligenza artificiale (un corso aperto ancora a chi voglia partecipare, recuperando le lezioni in formato asincrono): l’aspetto innovativo di questo percorso non è solo nella formazione di realtà che agiscono nell’ambito culturale, ma nella realizzazione di una strumento di Ai che sappia rispondere alle incredibili sollecitazioni dell’età contemporanea.
Non solo per capire con quali dati (sulla gestione, produzione, archiviazione, relazione di comunità, impatto sociale, ecc.) agire sugli algoritmi, ma anche e soprattutto, prendendo in prestito le parole di Luca Baraldi, per immaginare uno strumento in grado di farci guidare da una nuova etica culturale come “segno di lucidità e lungimiranza strategica”, che sappia essere “infrastruttura cognitiva e capacità di supervisione” di un futuro desiderabile.
Insomma, guardiamo al futuro, coscienti della capacità trasformativa che possiamo avere, nella convinzione anche che nel seguito di queste giornate, torneremo a scrivere per sollecitarci fra le diverse comunità che qui, in VITA, rappresentiamo.
Vi aspettiamo, qui il programma.
In apertura un evento realizzato da una delle realtà della rete “Lo Stato dei Luoghi”, di cui fanno parte gli autori di questo articolo – Tutte le immagini sono da ufficio stampa
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