Cop 30 in Brasile

La sfida per la Cop30? Mettere la salute al centro delle politiche sul clima

L'appello arriva da Amref, la più grande ong africana. Per la direttrice della sede italiana dell'organizzazione, Roberta Rughetti, serve creare una «roadmap condivisa, con partnership solide, obiettivi misurabili e risultati tangibili» in grado di limitare gli effetti del cambiamento climatico in Africa, tra le regioni del mondo più colpite ma tra le meno inquinanti. In Brasile per la Conferenza Onu sul clima con l'ong c'è anche l'attivista ugandese Doreen Naiga: «Il clima non è solo una questione ambientale, ma di vita quotidiana. Quando un fiume distrugge una casa, distrugge anche la storia di una famiglia»

di Francesco Crippa

La salute deve essere messa al centro delle politiche climatiche globali. È il messaggio di Amref Health Africa in occasione della plenaria della Cop30 di Belém su Salute e Clima. «La salute deve smettere di essere un effetto collaterale e diventare la protagonista del dibattito sul clima», ha detto la direttrice di Amref Italia, Roberta Rughetti. «Chiediamo ai decisori della Cop30 di costruire un’agenda africana unificata su clima e salute, fondata su equità, scienza e responsabilità. La salute deve essere pienamente integrata nei piani di adattamento climatico, nei meccanismi di finanziamento e nelle strategie nazionali di attuazione». 

Pur contribuendo in maniera del tutto marginale alle emissioni globali di gas serra (meno del 4%), il continente africano è tra le aree del mondo più colpite dagli effetti del cambiamento climatico, che si traduce in siccità, alluvioni e ondate di calore generando disastri naturali e determinando fenomeni migratori di massa. Basti pensare che, secondo un’analisi dell’African risk capacity, l’agenzia dell’Unione africana per migliorare la resilienza dei Paesi del continente, le regioni centrali, orientali e meridionali dell’Africa hanno subito il maggior numero di disastri dal 2000 al 2023. Per questo, ha detto ancora Rughetti, Amref chiede «un sostegno politico concreto e continuativo alla salute» e la creazione di una «roadmap condivisa, non come esercizio retorico, ma come impegno reale: con partnership solide, obiettivi misurabili e risultati tangibili. Mettere la salute al centro dell’azione climatica non è un’opzione: è una necessità urgente per la giustizia e per la sopravvivenza delle comunità più esposte».

A Belèm, per Amref, oltre a Desta Lakew e Friday Phiri, referenti, rispettivamente, per le partnership strategiche e per il cambiamento climatico, c’è l’attivista ugandese Doreen Naiga, che dal 2024 fa parte del comitato direttivo giovanile Y-Act dell’ong. «Il clima – ha detto – non è solo una questione ambientale: è una questione di salute, una questione di vita quotidiana. Quando un fiume distrugge una casa, distrugge anche la storia di una famiglia».

Nell’indagine Africa e salute: l’opinione degli italiani, realizzata con Ipsos, Amref ha dedicato una parte specifica al rapporto tra clima e salute, partendo dalla diffusione di casi di West Nile (malattia virale trasmessa principalmente dalla puntura di zanzare infette) in Italia. In particolare, il 78% degli intervistati si definisce «abbastanza» (52%) o «molto» (26%) preoccupato che il cambiamento climatico possa essere veicolo di diffusione del virus e di altri simili. In generale, il nesso tra cambiamento climatico – già percepito come una minaccia per il mondo intero dall’88% degli intervistati – e impatto sulla salute globale è avvertito come allarmante per l’84% del campione, con il dato che sale all’87% tra la GenZ.

In apertura: un’alluvione in Kenya (via Amref Health Africa)

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