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La vicepresidente del Senato Mariolina Castellone: «Non esiste un “azzardo pulito”. Come contro il tabacco, serve uno scatto culturale»

Dialogo con l'esponente del Movimento 5 Stelle che sostiene il divieto di pubblicità per giochi e scommesse con vincite in denaro. E da medico sottolinea i rischi per la salute della dipendenza dalle scommesse: «Occorrono maggiore consapevolezza politica e più risorse per sostenere le associazioni del Terzo settore»

di Elena Inversetti

L’azzardo è una piaga sociale. Lo Stato non può essere complice ce lo dice a chiare lettere Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, già capogruppo M5S che vanta un doppio profilo professionale: istituzionale, ovviamente, e scientifico. È infatti medico e ricercatrice. Ed è proprio da questo punto di vista che anzitutto le chiediamo come vede il fenomeno dell’azzardo in Italia.

Possiamo dire che si tratti di un problema di salute pubblica?

I numeri in Italia sono allarmanti. Già nel 2011 l’Istituto Superiore di Sanità stimava circa un milione e mezzo di giocatori patologici o problematici — persone che già manifestavano conseguenze personali o familiari causate dall’azzardo. Un dato che avrebbe dovuto far suonare un campanello d’allarme. Ma nel 2010 il volume complessivo delle giocate d’azzardo era di 64 miliardi di euro; nel 2024, secondo i report dell’Agenzia delle Entrate, siamo arrivati a circa 151 miliardi tra scommesse sportive, gratta e vinci e slot machine, con una perdita effettiva per i giocatori di 23 miliardi.

E accanto ai dati economici ci sono i costi sociali…

… che includono spese sanitarie, perdita di produttività, spese legali, suicidi (il rischio è 20 volte superiore alla media), carenze genitoriali e rotture familiari. È un danno umano e anche economico, stimato in oltre 2,7 miliardi di euro. Una piaga silenziosa, che colpisce famiglie, anziani e giovani, e su cui pesa un silenzio assordante.

Quali risultati hanno prodotto gli interventi messi in campo finora?

Non stanno producendo i risultati sperati. Parliamo di una dipendenza indotta, costruita scientificamente – basti ricordare quando l’allora ministro Visco si complimentò per il “successo” dei gratta e vinci dovuto alle frequenti microvincite che incentivano il giocatore. I giovani, in particolare, sono sempre più esposti a un’offerta continua di prodotti che generano dipendenza: azzardo, alcol, videogiochi, social media, acquisti compulsivi. Pensare di prevenire tutto questo con un avvertimento scritto in caratteri minuscoli su un tagliando di gioco è semplicemente illusorio. Serve una campagna informativa vera e capillare: per adulti e anziani attraverso i principali mezzi di comunicazione, per i giovani attraverso la scuola. Credo che l’educazione alla consapevolezza e ai rischi di dipendenza debba entrare a pieno titolo nell’insegnamento dell’Educazione civica.

Qui e in apertura Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato M5S

Qual è lo stato dell’arte della legislazione sul gioco d’azzardo? Lei che cosa vorrebbe e che cosa prevede?

Resto pienamente fedele allo spirito del Decreto Dignità del 2018, che ha introdotto il divieto di pubblicità per giochi e scommesse con vincite in denaro. All’inizio degli anni Duemila il ministero delle Finanze aveva dato mandato ai Monopoli di espandere il mercato. Prima dell’esplosione dell’azzardo di Stato, i SerD non avevano quasi mai richieste di cura per dipendenza da gioco. Oggi, invece, i malati sono tantissimi — e quasi tutti vittime del cosiddetto “gioco legale”. Con il Decreto Dignità lo Stato ha finalmente posto un limite di decenza alle proprie responsabilità di “biscazziere”, scegliendo di schierarsi, almeno in parte, dalla parte della salute pubblica. Purtroppo l’attuale maggioranza sembra voler invertire la rotta. Ma in Parlamento troverà la ferma opposizione mia e del Movimento 5 Stelle. Tornare indietro sarebbe un regalo alle lobby dell’azzardo e ad alcuni club sportivi allettati da sponsorizzazioni milionarie, per poi apporre i marchi dei bookmaker sulle maglie che regaliamo ai nostri figli per Natale.

Con il tabacco, lo Stato comprese che tutelare la salute era prioritario rispetto alle entrate fiscali. Anche per l’azzardo deve valere la stessa logica.

A tal proposito cosa pensa della pressione esercitata dal mondo del calcio e di altri settori per reintrodurre le sponsorizzazioni dei bookmaker?

Se davvero le società calcistiche sono in difficoltà economica, investano nei settori giovanili e nei talenti italiani, invece di affidarsi ai capitali del gioco d’azzardo. Ne guadagnerebbero la Nazione e la Nazionale.

Quali riforme ritiene necessarie per rendere il comparto del gioco d’azzardo più trasparente e meno dannoso?

Non esiste un “azzardo pulito”. Lo Stato, che per Costituzione deve tutelare la salute, il risparmio, la famiglia e l’infanzia, non può essere complice di questo meccanismo. Il 30% dei ragazzini dichiara di non avere difficoltà a giocare eludendo i divieti, e un teen-ager su due ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno, quasi uno su quattro con modalità problematiche. È un’emergenza educativa e sociale.

Quali sono oggi gli ostacoli politici principali a una regolamentazione più severa dell’azzardo? Quanto pesano le lobby sul dibattito parlamentare?

Contenere la piaga del gioco d’azzardo non è semplice, ma non è impossibile: basti pensare a quanto è stato fatto per ridurre il tabagismo a partire dagli anni Settanta. Il primo passo è culturale. Con il tabacco, lo Stato comprese che tutelare la salute era prioritario rispetto alle entrate fiscali. Anche per l’azzardo deve valere la stessa logica. E invece la Commissione speciale sul gioco, istituita nella scorsa legislatura, è stata affidata alla Commissione Finanze, sancendo di fatto che si debba “contemperare” la tutela della salute con le esigenze di cassa: un principio smentito da numerose sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, dei Tar e persino dalla Corte dei Conti. Il secondo passo è la lotta all’illegalità. Le indicazioni delle Commissioni Antimafia delle ultime due legislature – in particolare dei comitati coordinati da Stefano Vaccari e Giovanni Endrizzi – sono rimaste inascoltate. Intanto le mafie hanno assunto il controllo di ampi settori dell’offerta, al punto che è difficile parlare ancora di “gioco legale”. E resta drammatico il dato del gioco minorile, che avviene spesso in punti vendita “controllati” dai Monopoli.

Se potesse dettare una linea strategica per i prossimi dieci anni, quale sarebbe la priorità: più divieti, più controlli, più prevenzione o più cura?

Serve una strategia a lungo termine:

  • rendere meno allettanti scommesse, superenalotto e gratta e vinci, con premi più bassi e più tassati;
  • ridurre l’offerta, i punti vendita e i distributori automatici;
  • chiudere le sale notturne e intervenire con decisione sull’online.

Accanto alle misure di contenimento, serve la cura per chi è già malato. Il disturbo da gioco d’azzardo è inserito tra i Lea e garantisce il diritto alla cura gratuita; i debiti di gioco non sono esigibili; esiste un fondo di sostegno per chi è caduto nell’usura. Tuttavia questi strumenti vanno aggiornati, come proponiamo con un disegno di legge a prima firma del collega Francesco Silvestri, per renderli più efficienti ed efficaci. Ma servono anche più impegno politico e più risorse, soprattutto per sostenere le associazioni del Terzo settore che lavorano sul territorio. Chi si rifugia nel gioco è spesso una persona sola, senza reti sociali, senza spazi di espressione o opportunità di valorizzare i propri talenti. Un ragazzo che trova un modo sano per mettersi in gioco è meno vulnerabile alle lusinghe dell’azzardo: una vincita è una vittoria senza orgoglio. Per questo è fondamentale investire nei centri sociali, nei progetti di inclusione, nelle attività ricreative e nei percorsi di aggregazione giovanile. Ricostruire legami e senso di comunità è, in fondo, il primo vero passo per sconfiggere questa piaga.

Nell’immagine in apertura Mariolina Castellone

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