La settimana parlamentare

L’ansia securitaria non inquini la discussione del Patto per il Mediterraneo

In discussione alla Camera un testo dedicato ai futuri rapporti dell’Ue con i Paesi che si affacciano sul mare comune. Un obiettivo strategico annunciato già nel 1995. Nel testo si prefigura un approccio cooperativo dal basso. Tre i pilastri indicati nel documento: le persone come forza trainante del cambiamento; economie più forti, sostenibili e integrate; sicurezza.

di Edoardo Patriarca

Per questa settimana parlamentare vi propongo il Patto per il Mediterraneo – Un unico mare, un patto, un futuro unito JOIN(2025) 26 , in discussione alla Camera dei deputati nelle Commissioni Affari esteri  e Politiche dell’Unione europea.  Un testo breve che ci offre – non capita spesso-  una prospettiva al futuro dei rapporti dell’Unione europea con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo meridionale. Si legge nel testo: “Insieme la Ue e i partner del Mediterraneo meridionale condividono uno spazio di opportunità, sfide e responsabilità comuni: lo spazio Mediterraneo comune”.

Un obiettivo strategico

È questo un obiettivo strategico già annunciato nel 1995 dal Processo di Barcellona, proseguito negli ultimi anni con l’Agenda per il Mediterraneo con un piano economico di finanziamento di 6 miliardi che hanno poi stimolato investimenti per altri 27 miliardi. Riprendendo l’ispirazione originaria che diede avvio all’esperienza comunitaria, si dichiara che lo spazio mediterraneo  comune, crocevia di tre continenti, è un ponte essenziale di  partenariato economico  e culturale.

Il testo non può non parlare del conflitto a Gaza e della possibilità appena aperta di avviare una soluzione politica di pace sulla base della soluzione dei due Stati. Non solo Gaza, sono tanti  i  conflitti che hanno interessato la costa sud: Libano, Siria, Yemen e Iran,  oltre alle ricadute indirette dovute ai conflitti nella regione limitrofa del Sahel che ovviamente riveste una importanza strategica per i paesi nord africani. 

L’approccio cooperativo

Si annuncia un approccio cooperativo dal basso: iniziative comuni e risultati tangibili per le persone – in particolare i giovani e le donne -, per le comunità locali, le piccole imprese e gli imprenditori con un impatto che si vuole duraturo e  trasformativo sull’intero regione. Per giungere al Patto sono stati consultati un’ampia gamma di portatori di interesse in rappresentanza della società civile, attori economici, culturali e sociali, esponenti del mondo accademico e gruppi di riflessione. Si  ribadisce l’impegno del Patto a difendere e affermare i diritti umani, il buon governo e le libertà fondamentali in linea con l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

I tre pilastri

Tre sono i pilastri indicati nel documento: le persone come forza trainante del cambiamento delle connessioni e dell’innovazione; economie più forti, più sostenibili e integrate; sicurezza, preparazione e gestione della migrazione.  

Il primo pilastro è ampiamente trattato con elementi anche di grande interesse: si investe sull’istruzione superiore e la formazione professionale, sulla  crescita e la mobilità delle persone attraverso il lancio della Piattaforma per il Mediterraneo sull’istruzione superiore.
Si  propone di creare un’università mediterranea, si incentiva la mobilità degli studenti e del personale dell’istruzione superiore nell’ambito dell’Erasmus+ e l’ampliamento dei percorsi di migrazione e di manodopera tra Ue e Mediterraneo meridionale. Si vogliono creare dei percorsi culturali,  il rafforzamento e la collaborazione con i giochi del Mediterraneo, un’assemblea parlamentare dei giovani per il Mediterraneo, un servizio civile Mediterraneo e la cooperazione a livello locale attraverso un patto tra i  sindaci. 

Sono alcune delle proposte annunciate nel documento, non si può che esserne soddisfatti. Ovviamente vale  la pena ricordare che i documenti, come in questo caso di prospettiva, hanno poi bisogno di strumenti, di risorse economiche, di politiche concrete e soprattutto della collaborazione degli Stati europei che si affacciano sul Mediterraneo che sono i primi a dover essere coinvolti. È legittimo domandarsi come  il governo italiano e il parlamento  intenderanno muoversi per dare gambe  al Patto. Un’occasione preziosa per recuperare quel ruolo che l’Italia ha avuto fino ai primi anni del 2000 nelle politiche verso i Paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Un terzo pilastro securitario inadeguato

Non posso non rimarcare che il terzo pilastro “sicurezza, preparazione e gestione della migrazione” pare del tutto inadeguato rispetto ai precedenti due pilastri. L’impronta è quella securitaria e di difesa dei confini. Si parla dell’assistenza alla gestione integrata delle frontiere in Libia e in generale del miglioramento della gestione delle frontiere, maggiore prevenzione delle partenze irregolari e del contrasto al traffico di migranti e della tratta, di intensificazione dei rimpatri volontari, di cooperazione in materia di effettivi rimpatri e riammissioni delle persone in soggiorno irregolare in Ue.

Si aggiunge a lato la promozione della migrazione legale e della mobilità che  però non dice nulla sulle politiche che dovrebbero implementarla, di campagne regionali di sensibilizzazione per procedere al rilascio per visti di soggiorni di breve durata, di potenziamento dei partenariati per attirare i talenti ma senza entrare mai nel merito, sembrano   voci “a lato”. Con  quale struttura il nostro Paese intenderà promuovere visti per soggiorni  brevi? Con quale modalità i ricercatori e i giovani della formazione professionale provenienti dall’area del Mediterraneo meridionale potranno accedere al nostro Paese? Non è giunto il tempo di modificare la legge che regola l’accesso di persone di origine straniera per motivi di lavoro?

Perché non cogliere l’opportunità di questo Patto per il Mediterraneo meridionale per sperimentare una politica migratoria finalmente strutturata e lungimirante, soprattutto verso i giovani e le donne di questi Paesi? 

In apertura foto di Photoshot/Sintesi: 27 gennaio, 2018, migranti provenienti dalla Libia nel disperato tentativo di raggiungere la costa italiana su un gommone nel Mar Mediterraneo. Sono in attesa dell’aiuto di SOS mediterranee e della Guardia Costiera italiana.

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