Un ricorso e una campagna
L’appello della società civile: «Giù le armi, Leonardo!»
Alcune associazioni della società civile, tra cui Acli, Arci, A buon diritto e AssoPacePalestina, lanciano un'azione legale: portano Leonardo spa e lo Stato italiano in tribunale e chiedono di dichiarare nulli i contratti stipulati per la vendita e la fornitura di armi ad Israele. Si tratta di una delle prime azioni legali lanciate contro una compagnia privata e un paese membro dell’Unione europea, che sono coinvolti in accordi per la fornitura e la vendita di armi con lo Stato di Israele. Lanciata la campagna “In nome della legge! – Giù le armi, Leonardo!”
le associazioni AssoPacePalestina, A buon diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un ponte per e la cittadina palestinese Hala Abulebdeh o Abu Lebdeh hanno depositato un ricorso presso il Tribunale civile di Roma, per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’Idf. A sostegno dell’azione legale è stata lanciata la campagna “In nome della legge! – Giù le armi, Leonardo!”, presentata in una conferenza stampa molto partecipata a Roma. Le realtà della società civile sono rappresentate e difese dagli avvocati Luca Saltalamacchia e Veronica Dini, affiancati dagli avvocati Michele Carducci e Antonello Ciervo.
La richiesta: accertamento dei contratti di fornitura
L’atto di citazione chiede l’accertamento e il conseguente annullamento dei contratti di fornitura di materiali d’armamento stipulati dalla società Leonardo Spa, le sue controllate o intermediarie con lo Stato di Israele e le imprese da esso autorizzate, per persistente violazione dei divieti tassativi imposti dalla Costituzione, dalla legge, dalle altre fonti imperative sul ripudio della guerra, dalla normativa sovranazionale e dagli accertamenti dei competenti organi Onu.
Con questa causa, le associazioni promotrici chiedono a Leonardo Spa e allo Stato italiano di assumersi le proprie responsabilità di fronte alle innumerevoli sofferenze causate alla popolazione palestinese, a Gaza e non solo, da parte dell’Idf e del Governo israeliano.

In contrasto con la Costituzione (e non solo)
Secondo quanto denunciato dalle associazioni ricorrenti, la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo Spa «è in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione perché Israele sistematicamente usa la guerra come strumento di oppressione nei confronti di un popolo – quello palestinese – e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Inoltre», dice Antonello Ciervo, che fa parte del collegio difensivo della causa, «è in contrasto con la legge n. 185 del 1990», che vieta l’esportazione di armamenti verso Stati le cui politiche confliggono con l’articolo 11 della Costituzione italiana o i cui governi siano responsabili di violazioni delle Convenzioni internazionali sui diritti umani, accertati dagli organi competenti delle Nazioni Uniti, come il caso dello Stato di Israele.
Le associazioni affermano anche che la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo Spa è in contrasto con quanto previsto nei codici etici e negli strumenti di due diligence della stessa Leonardo Spa.
Se il Tribunale civile di Roma riconoscerà la nullità dei contratti di fornitura di armi, cosa succederà? Leonardo e lo Stato italiano non potranno più garantire sostegno militare ad Israele. Inoltre, gli attori chiedono alla magistratura che sia vietata la futura vendita di armi e di tecnologie militari a Israele, in particolare di quelle ad oggi utilizzate nelle operazioni di terra e di cielo contrarie al diritto internazionale, condotte contro la popolazione palestinese.
Un bell’esempio di impegno della società civile
«Con quest’azione legale noi difendiamo il diritto di giustizia perché, facendo così, difendiamo il potere di chi il potere non ce l’ha. Ci rivolgiamo alla legge perché il diritto difenda se stesso e il proprio ruolo», ha detto la presidente di Arci, Raffaella Bolini. «Quest’azione legale è un bell’esempio di società civile che si impegna su temi importanti. Come Acli siamo impegnati tutti i giorni in campagne di mobilitazione», ha affermato Italo Sandrini, vicepresidente nazionale Acli.
La forza della rete
«Riteniamo che sia fondamentale essere una rete, ha una forza continuare a portare avanti insieme la nostra richiesta allargando la campagna “In nome della legge! – Giù le armi, Leonardo!”», ha detto Camilla Siliotti, responsabile comunicazione e campagne di A buon diritto. «In questo periodo storico, invece di ampliare le politiche pubbliche e sociali, continuiamo ad essere sotto scacco di logiche militariste. “Responsabilità” è un termine per noi centrale in questo processo».

Una delle prime azioni legali del genere
«Questa è una causa innovativa sia nel panorama italiano sia internazionale », ha affermato Luca Saltalamacchia. L’iniziativa rappresenta una delle prime azioni legali lanciate contro una compagnia privata e un Paese membro dell’Unione europea, che sono coinvolti in accordi per la fornitura e la vendita di armi con lo Stato di Israele.
Leonardo Spa è tra i maggiori produttori di armi al mondo e lo Stato italiano, attraverso il ministero dell’Economia e delle Finanze, ne è azionista di maggioranza. «Israele da decenni è responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo a Gaza, ma in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme. Da ben prima del 7 ottobre 2023 lo Stato di Israele porta avanti in Cisgiordania e a Gaza un’occupazione militare e un apartheid sistematico alimentati anche dalle armi che vengono vendute da partner esteri», scrivono le associazioni.
In apertura Roberto Cingolani, ceo di Leonardo (foto di Remo Casilli/Sintesi) e, nell’articolo, foto dell’autrice
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