America Latina
«L’attacco Usa è stato uno shock, ma i venezuelani sperano solo che il Paese possa ripartire»
La testimonianza di José Rodríguez, responsabile Avsi in Venezuela: «Il clima è di grande attenzione e di forte attesa, ma la paura porta tutti a muoversi con cautela. Nel Paese permane una crisi sociale e politica grave: iperinflazione, tassi di malnutrizione altissimi, oltre 9 milioni di venezuelani costretti a lasciare il Paese, e un sistema sanitario collassato e non funzionante. Come Avsi siamo pronti a intervenire nel caso di spostamenti o sfollamenti della popolazione»
La crisi in Venezuela non inizia ora, ma rischia di aggravarsi con la nuova instabilità generata dagli attacchi statunitensi di sabato scorso e dalla caduta di Maduro. Attacchi «molto mirati, con obiettivi esclusivamente militari, che non hanno coinvolto, a quanto pare, aree o strutture civili», spiega José Rodríguez, responsabile di Avsi in Venezuela, l’organizzazione che dal 1972 realizza progetti di sviluppo e aiuto umanitario in diverse aree del mondo, tra cui il Sud America.
La sicurezza degli operatori umanitari
«Tutto il nostro personale è al sicuro», afferma Rodríguez. «Abbiamo continuato a monitorare costantemente il team, verificando le condizioni di sicurezza e garantendo che tutti potessero rientrare senza problemi nelle nostre sedi. Molti operatori si trovavano fuori dalle città in cui operiamo e li abbiamo accompagnati lungo il percorso. In generale la situazione è tranquilla, ma c’è molta attenzione e cautela».

Emergenza umanitaria complessa da oltre dieci anni
Rodríguez tiene però a ribadire un punto centrale: la crisi venezuelana non è un fatto recente. «Il Paese vive un’emergenza umanitaria complessa da oltre dieci anni. Esiste una crisi sociale e politica che, col tempo, ha perso visibilità: se ne torna a parlare oggi a seguito degli attacchi, ma il Venezuela vive da anni una situazione estremamente critica, che con Avsi cerchiamo di affrontare giorno dopo giorno».
Crisi economica, malnutrizione e sanità al collasso
Il Paese fa i conti con «una grave crisi economica, un’inflazione fuori controllo, tassi di malnutrizione altissimi e un sistema sanitario completamente collassato e non funzionante». A pagare il prezzo più alto sono i minori: oltre due milioni di bambini non frequentano la scuola, mentre più di nove milioni di venezuelani sono stati costretti a lasciare il Paese.
Gli attacchi statunitensi e la caduta di Maduro potranno rappresentare una svolta per la popolazione? «Si respira un clima di tensione», risponde Rodríguez. «Al momento, tutto resta incerto, tranne i bisogni della popolazione, che sono gravi e urgenti».
Tra speranza e paura, una calma apparente
Intanto, l’organizzazione resta vigile. «Continuiamo a monitorare attentamente il contesto per poter proseguire il nostro lavoro a sostegno delle persone, pronti a intervenire nel caso si generassero nuove crisi, come spostamenti o sfollamenti della popolazione. Al momento, però, non si registrano situazioni di questo tipo».
Il clima nel Paese è di grande tensione e di forte attesa. «È stato uno shock che ha rotto una calma apparente», spiega Rodríguez. La popolazione oggi si divide tra speranza e preoccupazione: «Le condizioni restano fragili e nei prossimi giorni non si può escludere che si verifichino nuove tensioni. Ma le persone hanno bisogno di sperare che il Paese possa ripartire».
Un «motore di speranza»
Di qui l’appello di Avsi: «In questo momento, vanno sostenuti con ancor maggior forza e convinzione programmi come il sostegno a distanza, che oggi lega oltre cento bambini venezuelani ad altrettante famiglie italiane», ricorda l’organizzazione.
«Da vent’anni, infatti, c’è un filo che unisce l’Italia al Venezuela: è il gesto semplice del sostegno a distanza, con cui le famiglie italiane garantiscono ai piccoli venezuelani, con il loro appoggio costante, la possibilità di andare a scuola ed essere accolti in contesti sereni e protetti. Grazie ai sostenitori italiani, Avsi garantisce servizi che rispondono alle esigenze di base delle famiglie più vulnerabili grazie a un centro medico pediatrico, un centro per cure odontoiatriche, e un centro educativo per seguire i bambini nelle attività extra scolastiche. Questo è un grande motore di speranza per chi vive in questa grave crisi».
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