Guerra

L’attivista ucraino Sergiy Chernov: «Senza giustizia vera non può esserci nessun piano di pace che tenga»

Chernov è consigliere dell’Oblast di Kharkiv, ed è il presidente del Congresso dell’autogoverno ucraino, una ong nata dopo l’invasione russa del Paese. «Nessuna tra le persone comuni ha ancora visto documenti originali delle trattative negoziali», racconta. «Ogni giorno dai media arrivano versioni diverse. Gli ucraini vogliono la restituzione dei territori occupati e la fine dei combattimenti»

di Anna Spena

Sergiy Chernov è consigliere dell’Oblast di Kharkiv, ed è il presidente del Congresso dell’autogoverno ucraino, una ong nata dopo l’invasione russa del Paese con l’obiettivo di lavorare su due livelli: l’integrazione europea e lo sviluppo democratico dell’Ucraina. L’ong sostiene «i più fragili, i rifugiati interni che sono dovuti scappare dalle loro case», dice Chernov. 

Quando l’abbiamo incontrato a Kharkiv all’inizio di ottobre ci aveva raccontato: «Qui tutto viene bombardato e tutto viene ricostruito. Vedere la città distrutta è una ferita aperta. Kharkiv non è visitabile, non è turistica, Kharkiv è la città del fronte che non deve dimostrare niente a nessuna parte dell’Ucraina. Abbiamo un aeroporto ma non funziona più, i mezzi pubblici sono gratuiti». 

Sergiy Chernov

A Kharkiv ci sono pochissime persone in strada, anche di giorno. Ma non c’è un’aiuola fuori posto, un fiore appassito, una carta lasciata a terra: «È la nostra città, e ce ne prendiamo cura anche dopo quasi quattro anni di guerra. Proviamo stanchezza, sia fisica che mentale, credo sia naturale. Ma i cittadini di Kharkiv fanno di tutto per mantenere un’atmosfera positiva. La depressione non aiuta nessuno, non serve. Ogni guerra, prima o poi, termina con la pace. La vera domanda è quando e a quale prezzo. Il costo più alto è quello delle vite umane e dei destini personali. Solo dopo viene il territorio. La priorità assoluta per noi è salvaguardare l’Ucraina come Stato sovrano, libero e democratico». 

Per tre giorni è stato in Italia, ha partecipato all’Udienza Generale di Papa Leone XIV in Piazza San Pietro, presso la sede nazionale dell’Azione Cattolica si è svolta la Conferenza Stampa finalizzata a riferire sugli esiti del “Giubileo della speranza in Ucraina”, organizzato dal Mean – Movimento europeo di Azione nonviolenta, svoltosi tra l’1 e il 5 ottobre tra Kyiv e Kharkiv, oltre che sui progetti di collaborazione che si sono attivati con istituzioni ucraine e associazioni della società civile del Paese. 

Gli abbiamo chiesto cosa sente e che pensa del piano per la pace per l’Ucraina licenziato a Ginevra: «Nessuno ha ancora visto documenti originali delle trattative negoziali. Cambiano le versioni, non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali».

«Dopo questi quasi quattro anni di guerra», dice, «il desiderio più grande rimane sempre quello di una pace giusta. Però più passa il tempo più la paura si trasforma in odio per chi toglie la vita alle persone, per chi mutila, distrugge l’ambiente, le case, gli ospedali, le scuole, gli asili, i musei, i teatri. Per cosa lo fanno i russi? Chi ne ha bisogno? Qual è l’obiettivo? Il genocidio del popolo ucraino, e non solo».

Sul piano per la pace ammette: «Non posso dare una valutazione oggettiva. Perché la gente comune in Ucraina questo piano non l’ha visto. E ogni giorno dai media arrivano versioni diverse. Credo che, ad oggi, non esista un piano di pace che soddisfi l’Ucraina. Eppure gli ucraini non hanno bisogno di molto: fermare i combattimenti, le uccisioni quotidiane di persone, garanzie efficaci a lungo termine da parte degli Stati Uniti e dei Paesi dell’Ue per quanto riguarda la sicurezza del Paese. E certamente la restituzione dei territori occupati. Ripristino di tutti i territori ucraini. Come la vita ha dimostrato, nessuna organizzazione internazionale funziona efficacemente. La forza del diritto è stata sostituita con diritto alla forza. Ma questo non può durare a lungo. Le forze sane vinceranno sicuramente, la luce sostituirà le tenebre, l’umanità sconfiggerà l’inferiorità e il male».

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