Società
Lavoro di cura? Anche quello per gli animali è sopratutto in carico alle donne
Ad avere un animale domestico sono soprattutto le famiglie con figli (51,2%), gli over65 sono il 22,7%. A dirlo è l'istat, con la ricerca "Gli animali domestici in Italia". Ma chi si occupa prioritariamente di cani, gatti e criceti? È del 33,8% la quota di donne occupate che si prende cura degli animali almeno una volta a settimana, contro il 22,3% degli uomini nella stessa condizione
Potremmo chiamarlo indice Pet. Non si tratta, tuttavia, né di una sigla né di un acronimo né tantomeno dell’abbreviazione di chissà quale termine. Molto più semplicemente è il termine inglese che indica gli animali domestici, “pet” per l’appunto.
Il report dell’Istat
Cani e gatti, soprattutto, ma anche pesci, uccelli e tartarughe. L’insieme di quella fauna domestica, insomma, che popola sempre più numerosa le abitazioni come emerge dal report Istat Gli animali domestici in Italia che prende in esame il decennio 2015-2024. Perché parlare di indice?
Anche gli animali d’affezione possono essere uno strumento per misurare i mutamenti sociali e per confermare in questo caso, se mai ce ne fosse bisogno, la persistenza nella società italiana di alcune costanti: i ruoli di genere, l’organizzazione familiare, i condizionamenti esercitati dal reddito e dai titoli di studio.
Fido e Micio, in sostanza, come lenti di ingrandimento puntate sul Belpaese. Per la cronaca, anzi la statistica, le famiglie che hanno almeno un animale in casa o in giardino sono circa 10 milioni, pari al 37,7% dei nuclei (erano il 36,2% nel 2015). Nel complesso si contano circa 25,5 milioni di esemplari, dai criceti ai bassotti ai canarini.
Anche la cura dei cani è un compito femminile
La ricerca smentisce innanzitutto il luogo comune secondo cui i cani sarebbero i migliori amici dell’uomo ma soprattutto degli anziani soli. Di certo assicurano una compagnia preziosa e discreta. I numeri dicono altro, tuttavia. Nel 2024, ospitano animali principalmente le famiglie con figli, in particolare dai 14 anni in su (51,2%), mentre tra le persone sole sono meno diffusi: quelle con meno di 64 anni si fermano al 30,8%, mentre gli over 65 al 22,7%.
L’indagine fa luce invece su un aspetto apparentemente meno significativo. Il 26,6% delle donne si occupa dei propri beniamini domestici con frequenza almeno settimanale contro il 20,8% dei maschi. Una differenza presente a tutte le età ma che raggiunge la punta più alta tra i 45 e i 64 anni (10 punti percentuali in più) e si annulla dai 65 anni in su.

Secondo l’Istat, la maggiore «propensione» femminile si conferma anche se si considerano gli impegni lavorativi. È pari al 33,8%, infatti, la quota di donne occupate che si prende cura degli animali almeno una volta a settimana, contro il 22,3% degli uomini nella stessa condizione. Segno di una maggiore sensibilità ma anche del fatto che sulle spalle femminili grava un altro carico di cura oltre quello della casa, dei figli, dei genitori. Il cane.
Gli animali come misura della ricchezza
Se è falso che gli animali fanno compagnia soprattutto agli anziani soli è sempre più vero invece che cresce la presenza di cuccioli nelle famiglie senza figli. L’indagine evidenzia che le coppie senza figli con membri che abbiano meno di 65 anni mostrano un significativo interesse per i pet casalinghi (47,9%). Quasi una su due, quindi. Un’abitudine che nel tempo è balzata in avanti di ben 10 punti percentuali: dal 38% del 2006 al 42% del 2015 fino al 47,9% del 2024.
Non si può trarre la conclusione che si fanno meno figli perché si preferisce avere il gatto o il cane piuttosto che i bambini ma sono numeri su cui è il caso di interrogarsi. Soriani, cardellini e pastori tedeschi infine sono a modo loro anche un indice della ricchezza della popolazione e del peso esercitato da determinati fattori ricorrenti nelle statistiche sulla povertà. A partire dal titolo di studio.
La presenza di animali domestici è più diffusa (45,5%) tra le famiglie con un titolo di studio medio-alto (almeno diploma di scuola superiore), mentre scende (30,2%) tra quelle che contano al massimo sulla licenza media. Considerato che il possesso di animali d’affezione comporta anche un impegno di natura economica, l’Istituto di statistico registra una «lieve associazione» con le risorse economiche a disposizione della famiglia.
I nuclei con pet sono il 41,6% tra coloro che dichiarano ottime risorse economiche rispetto al 37,7% del totale.
In apertura photo by May on Unsplash
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