La settimana parlamentare
Lavoro in carcere: la proposta del Cnel va nella giusta direzione, ma mancano i fondi
Salgono a due i progetti targati Cnel dedicati a implementare l’occupazione delle persone detenute. L’ultimo è stato depositato a novembre 2025. Nel primo dei tre articoli si prevede che in ogni istituto dovrà esserci un responsabile per il lavoro e i rapporti con le imprese e che dovranno essere convenzioni con le cooperative sociali. Previste specifiche convenzioni con le imprese sociali. La dotazione finanziaria? Zero euro
La settimana parlamentare è dedicata alla proposta di legge del Cnel A.C. 2710 “Disposizioni in materia di lavoro penitenziario” depositata nel novembre 2025 in Parlamento che si aggiunge al progetto di legge sempre del Cnel A.C. 1920 “Disposizioni per l’inclusione socio-lavorativa e l’abbattimento della recidiva delle persone sottoposte a provvedimenti limitativi o privativi della libertà personale” consegnato alle Camere nel giugno 2024.
Due testi che il Cnel dedica al tema del lavoro penitenziario, non ancora entrati in discussione nelle Commissioni parlamentari competenti. L’intento che ci si propone è migliorare il sistema di governance e dare una prospettiva ad una politica pubblica sul lavoro in carcere degna di questo nome. Chi segue le tematiche legate alle politiche carcerarie conosce i problemi dell’attuale sistema penitenziario, la sua incapacità di dare pregnanza al dettato costituzionale che affida al sistema il compito di rieducazione.
La promozione del lavoro nel periodo di detenzione è lo strumento più valido per favorire la ripartenza delle persone detenute e rendere possibili misure alternative alla detenzione. Ma oggi le offerte di attività lavorative sono poco remunerate e spesso poco qualificate: non offrono alcuna professionalità vendibile fuori dal carcere, tanto è vero che su 100 euro giornalieri spesi per ogni detenuto solo 8 centesimi sono dedicati a queste attività. È inutile ricordare che la recidiva, oggi del 70%, crolla al 2% quando nelle carceri si svolgono attività di lavoro, scuola e formazione.
I tre articoli della proposta
Il primo articolo composto di 10 commi racchiude il senso e la prospettiva della legge. Il ministero della Giustizia stipulerà accordi con le organizzazioni comparativamente più rappresentative dei datori e degli enti di patronato e centri di assistenza fiscale delle organizzazioni sindacali, e con gli enti del Terzo settore allo scopo di favorire la diffusione uniforme negli istituti penitenziari di sportelli per l’erogazione di servizi volti a migliorare l’occupazione delle persone in regime di detenzione.
La mediazione del Cnel
Vengono definite le modalità di coinvolgimento degli enti, e sono previsti accordi specifici con soggetti riconosciuti e accreditati per il censimento e la profilazione delle competenze formative e professionali dei detenuti. Con la mediazione del Cnel si stipuleranno appositi accordi volti a organizzare attività lavorative all’interno del carcere con imprese pubbliche e private. Verrà istituito in ciascuno istituto penitenziario la figura del responsabile per il lavoro e i rapporti con le imprese incaricato dell’attuazione di iniziative di promozione del lavoro. Sono previste specifiche convenzioni con le cooperative sociali per l’avvio di progetti imprenditoriali volti all’inserimento lavorativo intra ed extramurario anche attraverso il lavoro esterno e le misure alternative alla detenzione.
Supporto a formazione e lavoro
L’articolo 2 intende assicurare l’accesso pieno ed effettivo alle persone private della libertà al servizio di supporto per la formazione e il lavoro; i provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria, in collaborazione anche con le Regioni e gli enti locali, cureranno accordi con i centri per l’impiego, le agenzie per lavoro e gli enti autorizzati alla intermediazione per l’apertura di sportelli mobili e la realizzazione di servizi itineranti di rete.
Purtroppo niente oneri
L’articolo 3, come spesso accade, reca la clausola di neutralità finanziaria stabilendo che dall’attuazione della legge non devono derivare nuovi oneri o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. E qui, dispiace doverlo dire, ci troviamo di fronte ad un buon testo che rischia di rimanere lettera morta, come tanti altri.
Nel numero di VITA di febbraio (scaricabile online da giovedì 5 febbraio per gli abbonati) le pagine di “ProdurreBene” sono dedicate proprio a un’inchiesta e al racconto di alcune esperienze di lavoro in carcere.
Nell’immagine in apertura la liuteria del Carcere di Opera – Foto LaPresse
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