Burocrazia & Terzo settore

Lazio, parlano gli enti cancellati dal Registro unico: depennati per un click mancante e nessuno ci ha avvisati prima

Fondata 22 anni fa, TolfArte è oggi uno dei tre festival di circo di interesse nazionale riconosciuti dal Ministero della Cultura. Attivissima, riceve contributi e riconoscimenti regionali e statali, eppure è finita tra le oltre 2.600 associazioni cancellate dal Runts. La ragione? Una banalissima disattenzione: una pratica rimasta sospesa sulla piattaforma, senza l'ultimo click per l'invio. Francesca Ciaralli, fondatrice e presidente, ci mette la faccia per chiarire le conseguenze reali delle cancellazioni automatiche dal Registro e per chiedere alla Regione una "terza via" oltre al bivio tra ricorso e nuova domanda. Altre realtà non parlano pubblicamente ma raccontano la stessa storia: nessuno in questi mesi le ha avvisate per segnalare problemi o sollecitare pratiche mancanti

di Chiara Ludovisi

C’è anche TolfArte, storico festival di arte di strada del Lazio, tra le oltre 2.600 associazioni cancellate dal Registro unico nazionale del Terzo settore – Runts in base a una recente determina regionale.

Un depennamento che all’associazione è stato comunicato dalla sindaca, cogliendo tutti di sorpresa: si tratta infatti di una realtà fatta di progettisti professionisti, sempre attenti e puntuali nelle questioni burocratiche. Non certo un’associazione superficiale o “sciatta”, anche perché vive di contributi pubblici non solo regionali, ma anche nazionali. Ed è «viva e vegeta, sempre più vivace e riconosciuta anche a livello internazionale».

Ce ne parla Francesca Ciaralli, fondatrice e presidente, che sta vivendo giornate convulse per cercare di capire come risolvere un problema che potrebbe bloccare l’associazione proprio nel momento di sua massima vitalità. Il tutto, a quanto pare, per un click mancato.

«Di certo non possiamo essere sospettati di inattività, visto che sia la Regione che il ministero della Cultura riconoscono e sostengono il nostro festival. Sciatti poi non siamo mai stati, anzi sempre molto attenti alle questioni burocratiche. Quello che è successo è che la nostra pratica di aggiornamento dell’anagrafica nel 2024 è rimasta sospesa sulla piattaforma, evidentemente abbiamo fatto un click in meno, per cui non è stata finalizzata. Ma mai, da allora, abbiamo ricevuto un alert, neanche quando, sulla stessa piattaforma, abbiamo presentato domanda per il 5 per mille».

Da un lato, quindi, lo sconcerto: «Siamo rimasti completamente spaesati», racconta Ciaralli. «Il 19 gennaio ci ha chiamato la sindaca per dirci che in una determina regionale, tra gli enti cancellati, c’era anche TolfArte. Noi non avevamo ricevuto nessuna Pec, nessuna comunicazione ufficiale».

Una storia lunga 20 anni e larga come il mondo

Più ancora dello sconcerto, però, c’è la preoccupazione che tanta storia, costruita con la fatica e la passione di chi l’ha fatta nascere e crescere, ora possa essere compromessa da una piccola disattenzione. «TolfArte è nata 22 anni fa da una comunità giovanile, che ha deciso di portare l’arte di strada in un piccolo paese del Lazio», ricorda Ciaralli, che di quella comunità faceva parte.

Il festival non è solo un’esperienza di rigenerazione urbana, sociale e culturale, ma anche un generatore di lavoro e di nuove forme di economia basate sulla cultura. Un vero volano di sviluppo territoriale

Francesca Ciaralli, presidente TolfArte

Poi quel progetto è cresciuto, si è strutturato, si è professionalizzato: negli anni è diventato «non solo un’esperienza di rigenerazione urbana, sociale e culturale, ma anche un generatore di lavoro e di nuove forme di economia basate sulla cultura. Un vero volano di sviluppo territoriale», spiega Ciaralli. Il festival è gratuito, sostenuto principalmente da contributi pubblici e oggi richiama fino a 50mila persone, in un paese di 5mila abitanti.

Festival Tolfarte

Nel 2020 l’associazione ha deciso di assumere la forma di Aps e si è iscritta al Runts. «Abbiamo sempre cercato di alzare l’asticella, investendo in passione e formazione, crescendo anche come progettisti.  In ventidue anni, non abbiamo mai arrestato la nostra corsa, nemmeno durante la pandemia».

I riconoscimenti e il paradosso della cancellazione

Ultimamente sono arrivati riconoscimenti importanti. «La Regione Lazio ci ha sostenuto per due trienni attraverso il bando sullo spettacolo dal vivo», racconta la presidente. «Nel 2024 il ministero della Cultura ci ha riconosciuto come festival di circo e dal 2025 siamo entrati nel Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo: siamo uno dei tre festival di circo di interesse nazionale».

Un riconoscimento che certifica il lavoro svolto e la crescita raggiunta. «È stato motivo di grande orgoglio», dice Ciaralli, «anche perché nel frattempo abbiamo sviluppato una forte dimensione europea: siamo europrogettisti, lavoriamo con tante partnership in Europa. Ce l’abbiamo messa tutta».

Proprio nel pieno di questa corsa in avanti, dopo tanti anni di piccoli e pazienti passi, è arrivata la notizia, come una doccia gelata. Messo da parte lo sconforto, l’associazione si è subito attivata, per ricostruire cosa potesse essere accaduto. «Due anni fa, come tutte le associazioni, avevamo ricevuto la richiesta di aggiornare l’anagrafica sulla piattaforma Runts. Siamo entrati, abbiamo compilato tutto. Negli anni successivi abbiamo continuato a fare quello che bisognava fare: presentare bilanci, documenti, partecipare ai bandi, chiedere il 5 per mille».

Ci assumiamo la responsabilità, ma ci chiediamo come sia possibile che un ente attivo, riconosciuto da Regione e Ministero, venga cancellato come se fosse inattivo o gravemente inadempiente

Francesca Ciaralli

Nel 2024, però, qualcosa è andato storto: «Abbiamo compilato tutta la pratica, ma è rimasta sospesa. Evidentemente, è mancato un click», ammette Ciaralli. «Ci assumiamo la responsabilità, ma ci chiediamo come sia possibile che un ente attivo, riconosciuto da Regione e Ministero, venga cancellato come se fosse inattivo o gravemente inadempiente. Non si può fare di ogni erba un fascio, non possiamo ritrovarci nella stessa situazione di associazioni che da anni sono inattive e non hanno mai presentato un bilancio», osserva Ciaralli. 

Qualcosa andrebbe migliorato però anche nella piattaforma: «Com’è è possibile che un ente possa continuare a presentare bilanci, documenti, chieda perfino il 5 per mille, senza che la piattaforma si accorga del difetto e invii un alert? Noi abbiamo continuato ad operare tranquillamente, senza ricevere neanche una pec che ci comunicasse la nostra irregolarità. L’infrastruttura andrebbe migliorata».

Ricorso o nuova domanda? Meglio una finestra

E adesso? Da quanto ha riferito la Regione, le strade sono solo due, per gli enti cancellati: il ricorso o la nuova domanda di iscrizione al Runts. «Per noi però il tempo è davvero denaro e rischiamo che questa sospensione ci danneggi pesantemente. Se anche solo per uno o due mesi dovessimo decadere, potremmo non essere beneficiari di contributi fondamentali. Potremmo perdere risorse che per noi sono “sacre” per mantenere il festival gratuito».

C’è poi un danno di immagine. «Siamo appena stati riconosciuti dal Ministero della Cultura. È stato un anno importantissimo. Essere depennati ora è una beffa oltre che un danno. Ci sentiamo trattati male da chi pure ci sostiene».

La nuova iscrizione è possibile, ma richiede tempo ed energie: «Significa raccogliere di nuovo tutta la documentazione, verbali, atti, investire tempo e risorse economiche. Tutto questo, in un periodo cruciale per noi, che in questo momento stiamo lanciando le candidature a livello internazionale per il festival di agosto. La nostra linea è collaborativa e comprendiamo anche il carico di lavoro dell’amministrazione, ma chiediamo una finestra per metterci in regola, o almeno un “cuscinetto”, una forma di tutela che ci protegga, in modo che non possiamo essere esclusi nel frattempo da bandi e opportunità per noi vitali. Intanto, abbiamo tanta incertezza, delusione e la triste sensazione che ventidue anni di lavoro possano essere cancellati per un click mancato».

Tolfarte, acrobati

Non solo cultura: a rischio anche i servizi essenziali

Insieme a TolfArte, ci sono tante altre associazioni che vedono le loro attività messe a rischio da un piccolo errore tecnico. Alcune di queste, contattate da VITA in questi giorni (che però preferiscono non comparire), svolgono attività e prestano servizi essenziali, nell’ambito dell’assistenza, della tutela della salute, dei servizi sociali. In molti territori arrivano laddove nessun altro arriva. 

Alcune di queste associazioni raccontano di non aver mai ricevuto alcuna comunicazione da parte della Regione, né PEC né richieste di integrazione documentale. Ad oggi, dicono, non sanno nemmeno quali siano le presunte documentazioni mancanti. L’unica certezza – scoperta solo pochi giorni fa – è il loro nome inserito nella lista degli enti cancellati.

Nessuna delle due strade indicate dalla Regione – ricorso o nuova domanda – è semplice. Nel primo caso, il peso economico e l’incertezza dei tempi rischiano di bloccare le attività per un tempo troppo lungo per non spegnerla definitivamente. Nel secondo, ricominciare da capo significa azzerare tutto: storia, riconoscimenti e anche patrimonio, il quale è previsto che sia alienato dall’ente al momento della cancellazione. Ripartire da zero diventa così un’impresa impossibile, o quantomeno durissima e con costi altissimi per molte associazioni.

La soluzione esiste e, come spesso accade, consiste in una terza via, che è quella indicata e invocata da diverse associazioni e anche suggerita dal Forum Terzo settore e dal Csv: aprire una finestra di qualche giorno, un margine di tempo che permetta almeno a chi si trova in una situazione di inadempienza minima di regolarizzare la propria posizione. Una misura di buon senso, che permetterebbe a tante associazioni di sfuggire alla mannaia che, se le colpisse, colpirebbe insieme a loro tanti abitanti dei territori. 

Tutte le foto sono state fornite da Tolfarte

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