Fundraising
Le gemelle Kessler e il testamento solidale: un dono anche per chi non lo riceve
Al netto delle valutazioni di ordine etico sulla scelta del suicidio assistito, c'è il fatto che Alice ed Ellen Kessler hanno voluto destinare il loro patrimonio a cinque organizzazioni non profit, tra cui Cbm, Medici Senza Frontiere e Unicef. In Italia, nel 2014, erano state testimonial della "campagna lasciti" di Msf, parlando delle ragioni della loro decisione. Il testamento delle gemelle Kessler, verosimilmente, riguarda le organizzazioni tedesche, ma conta relativamente: parlarne rende il testamento solidale un’opzione possibile, anche per me. Le riflessioni di Laura Perrotta, direttrice della raccolta fondi di Medici Senza Frontiere Italia e Lea Barzani, Institutional Relations Director di Cbm Italia
A chi hanno lasciato i loro beni Alice ed Ellen Kessler lo si saprà con certezza solo quando il testamento verrà aperto: uno dei capisaldi della scelta testamentaria infatti è che fino all’ultimo istante si può cambiare idea. Detto ciò, è vero che le gemelle Kessler non hanno mai fatto mistero della loro intenzione di lasciare il patrimonio a diverse associazioni non profit e Alice ed Ellen al giornale tedesco Munchner Merkur avevano rivelato che la loro scelta era caduta su «Medici Senza Frontiere, la Christoffel Blind Mission, Gut Aiderbichl, l’Unicef e l’Ordine di Malta».
Medici Senza Frontiere e Unicef sono universalmente note, Gut Aiderbichl è un’associazione animalista, l’Ordine di Malta è un ordine religioso laicale cattolico che si dedica principalmente ad attività umanitarie e mediche, come l’assistenza ai poveri, ai malati, ai rifugiati e alle vittime di disastri naturali, in 120 paesi e Cbm è un’organizzazione internazionale impegnata prioritariamente sui temi della salute delle persone con disabilità, in particolare a causa di malattie legate alla vista.
Sia Medici Senza Frontiere che Cbm sono realtà internazionali, presenti anche in Italia. Al netto di sorprese che non si possono mai escludere, l’eredità delle Kessler verosimilmente non arriverà a loro, dal momento che le due soubrettes vivono da più di quarant’anni in Germania: ciò non toglie che la notizia sia salutata con gioia sia in casa Msf Italia, sia da Cbm Italia.
Un gesto che dice chi siamo
Lea Barzani è Institutional Relations Director di Cbm Italia. Qui le donazioni da lasciti testamentari rappresentano tra il 10 e il 15% della raccolta fondi da donatori individuali: «Costituiscono una risorsa preziosa per il lavoro di Cbm al fianco dei bambini e degli adulti con disabilità nei Paesi del Sud del mondo. Per questo da anni stiamo investendo su una cultura del testamento solidale anche con modalità innovative, ad esempio i Death Cafè», racconta. Solo l’anno scorso Cbm Italia ha raggiunto quasi 1 milione di persone in Africa, Asia e America Latina, e le donazioni da lasciti sono servite a portare cure, costruire ospedali, scuole inclusive, a far studiare medici locali, a intervenire nelle emergenze umanitarie, dove le persone con disabilità sono le più vulnerabili.
Il testamento solidale si stia diffondendo anche presso i giovani, persone che hanno figli e che non possiedono grandi patrimoni: questo conferma che si tratta di uno strumento per raccontare “chi siamo”
Lea Barzani, Institutional Relations Director di Cbm Italia
«Negli anni stiamo vedendo come il testamento solidale si stia diffondendo anche presso i giovani, persone che hanno figli e che non possiedono grandi patrimoni: questo conferma che si tratta di uno strumento per raccontare “chi siamo” e per portare avanti i nostri valori e le cause che ci stanno veramente a cuore».
Fare un lascito, un dono anche per chi non lo riceve
«Alice e Ellen Kessler avevano dichiarato già molti anni fa la loro intenzione di fare un testamento solidale in favore di Medici Senza Frontiere e così nel 2014 le contattammo per proporre loro di fare da testimonial per la nostra “campagna lasciti», ricorda Laura Perrotta, direttrice della raccolta fondi di Medici Senza Frontiere Italia.
«Hanno accettato, ci sono state vicine, hanno parlato delle ragioni della loro scelta sia da Bruno Vespa a Porta a Porta sia in un’intervista con Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche». Allora come oggi, la notizia di una persona celebre che fa un lascito solidale o condivide l’intenzione di farlo è – continua Perrotta – «un dono enorme per tutto il non profit, perché queste testimonianze accendono sempre delle riflessioni nelle persone. Anche chi a un lascito solidale non aveva mai pensato, di fronte alla scelta fatta da un’altra persona si immedesima: quella decisione diventa un’opzione possibile, anche per me».
È così d’altronde che in Italia la propensione al lascito solidale sta crescendo in maniera costante: se gli italiani che sanno cos’è un testamento solidale nel 2013 erano poco più di uno su due (52%), ecco che nel 20225 sono arrivati all’82%. E se fra gli over 50 resta stabile attorno al 3% la quota di chi ha già fatto un lascito solidale, tra il 2018 e il 2025 raddoppia la percentuale di chi ha intenzione di farlo: dal 9% al 19%. I dati sono contenuti nel recente ebook Lasciti solidali, una leva per crescere, realizzato da VITA e Comitato Testamento Solidale, insieme alla prima indagine realizzata fra 197 organizzazioni non profit italiane (clicca qui per scaricarlo gratuitamente): la survey dimostra che quello del testamento solidale è un trend in crescita, che vede le realtà che hanno ricevuto almeno un lascito salire di 16 punti percentuali tra il 2020 e il 2024 (dal 61% al 77%) e quasi raddoppiare il peso percentuale dei lasciti sulla raccolta fondi, dall’8% al 14%.
La notizia di una persona celebre che fa un lascito solidale o condivide l’intenzione di farlo è un dono enorme per tutto il non profit, perché queste testimonianze accendono sempre delle riflessioni nelle persone. Chi a un lascito solidale non aveva mai pensato si immedesima: quella decisione diventa un’opzione possibile, anche per me
Laura Perrotta, direttrice raccolta fondi di Medici Senza Frontiere Italia
Fare un lascito per migliorare il mondo
Non c’era una relazione particolare precedente tra le sorelle Kessler e l’organizzazione: «Ma non necessariamente chi sceglie di fare un testamento solidale è già un sostenitore», ricorda Perrotta. Dal punto di vista culturale, ogni volta che si parla di testamento solidale si dà un messaggio: «Chi fa questa scelta, di fatto affida a un gesto molto concreto il compito di tramandare la memoria di quello che è stato. Fa in modo che la narrazione di sé, il “chi sono io”, i miei valori, trascendano il momento della morte e vadano nella direzione del futuro. Può sembrare retorico ma non è un caso se la comunicazione del fundraising sui lasciti è centrata sul futuro: il futuro sta davvero al centro dei pensieri di chi sceglie di fare un testamento solidale e quando leggiamo i testamenti lo avvertiamo sempre con forza», racconta. Perché fa un lascito, chi decide di farlo? «Per il desiderio di avere un impatto, la volontà di contribuire a lasciare un mondo migliore di quello che si è trovato. C’è anche un forte senso di giustizia, il desiderio di contribuire a realizzare un mondo più giusto».
Più beneficiari
Inizialmente Msf era l’unico soggetto citato dalle sorelle Kessler, che negli anni poi evidentemente hanno scelto di “allargare” la platea dei beneficiari: una scelta in realtà molto comune. Sempre in Lasciti solidali, una leva per crescere, Richard Radcliffe – il guru del legacy fundraising – scrive che nel Regno Unito, dove è possibile consultare tutti i testamenti, dopo il decesso della persona, «uno dei cambiamenti più grandi che abbiamo visto negli ultimi vent’anni riguarda proprio questo aspetto: vent’anni fa le organizzazioni non profit citate nei testamenti in un anno erano 2mila, oggi sono diventate 12mila. Spesso si tratta di piccole organizzazioni, a volte anche piccolissime se non addirittura di nicchia, ma che hanno un forte legame personale con il donatore».
A cosa serve un lascito?
In Msf Italia i lasciti solidali oggi rappresentano già il 15% delle entrate da raccolta fondi: «Noi non accettiamo fondi pubblici, quindi un lascito ci consente di portare avanti i nostri progetti in maniera continuativa, affinché possano durare nel tempo. Per ogni organizzazione fa la differenza poter contare su un budget a breve termine o avere la certezza di risorse a lungo termine», spiega Perrotta. Concretamente un lascito a Msf – Perrotta parla per l’Italia ma verosimilmente non sarà troppo diverso in Germania – si traduce nella possibilità di «avere i nostri magazzini pieni di kit di intervento per l’emergenza e di farmaci, un emergency pool di professionisti formati e pronti a partire in 72 ore quando accade un’emergenza o una catastrofe. Significa semplicemente poter essere nelle condizioni di fare il nostro lavoro», dice Perrotta. In più un lascito permette di essere presenti, al di là dell’emergenza: «Spesso noi arriviamo in un territorio per un’emergenza ma una volta lì ci rendiamo conto che i bisogni sono radicati e che c’è bisogno di una risposta più ampia e più a lungo termine. Allora avviamo progetti più duraturi, per cui i lasciti sono fondamentali», conclude.
Il lascito solidale non è una cosa che riguarda solo i ricchi e i vip: è un’opportunità di lasciare il segno, nelle mani di tutti noi.
In apertura, Alice ed Ellen Kessler a Sanremo nel 2014. Foto di Davide Spada/LaPresse
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