Dipendenze
«Le nuove droghe? Non le conosciamo nemmeno noi medici. I SerD non bastano più»
Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, spiega la sfida dell’Esod, la nuova Équipe ospedaliera specializzata in dipendenze: «Le nuove sostanze psicoattive sono più potenti e alterano il cervello dei pazienti in modo diverso rispetto a cocaina o eroina, serve studiarle. Chi le assume viene lasciato solo, per questo abbiamo bisogno di studiarle meglio»
Sono più piccole di quelle “tradizionali”, in continua evoluzione e con effetti, specie a lungo termine, non ancora conosciuti. Cannabinoidi sintetici, catinoni sintetici, feniletilamine, ketamine: le sostanze psicoattive di ultima generazione sono sul mercato delle droghe da ormai un paio di decenni, ma l’approccio “classico” alla cura delle dipendenze non basta. È per questo che presso il Centro antiveleni Ircss Maugeri di Pavia è nata l’Esod, acronimo di Équipe ospedaliera specializzata in dipendenze, una task force dedicata non solo alla presa in carico dei pazienti che utilizzano le nuove sostanze ma anche allo studio delle stesse.
Prima in Italia e in Europa, l’Équipe è nata dopo 15 anni di specializzazione della Maugeri nel campo delle nuove sostanze psicoattive. L’Esod è un progetto sperimentale che – è bene sottolinearlo – non sostituisce l’attività dei SerD (servizi pubblici per le dipendenze patologiche), ma ne svolge una parallela. «Per ottenere l’autorizzazione dalla Regione abbiamo evidenziato la grande falla del Sistema sanitario nazionale», spiega a VITA Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni della Maugeri e ora anche di Esod. «Queste persone, in prevalenza giovani, non se le prende in cura nessuno, perché il trattamento degli effetti e della dipendenza da queste nuove sostanze non sono ancora stati studiati a fondo, anche per una questione temporale. Per questo, i pronto soccorso non sono in grado di gestire i pazienti che si presentano lì e lo stesso vale per i SerD, dove l’attenzione si concentra sul trattamento delle dipendenze più note e studiate come possono essere quelle da eroina o cocaina.
La difficoltà sta nell’individuare la risposta adeguata. «Partiamo da un presupposto: nessuna dipendenza è curabile con un farmaco miracoloso e/p una psicoterapia miracolosa, lo insegna, banalmente, l’alcolismo cronico», precisa Locatelli. «Però abbiamo notato che i pazienti che abusano di sostanze psicoattive nuove rispondono in modo anormale ai farmaci psichiatrici, perché hanno i recettori e il sistema nervoso centrale alterato in maniera diversa». Per questo, l’Esod affianca alla parte clinica quella di ricerca molecolare, analitica e sui soggetti intossicati grazie a una diagnostica strumentale avanzata.

Un approccio necessario davanti a un panorama che sta cambiando. «Ci sono i cannabinoidi sintetici, sostanze che derivano da una quindicina di tipi di molecole diverse, che hanno un effetto simile a quello della cannabis ma più potente, anche perché colpiscono non solo il recettore della cannabis ma pure altri quattro. Poi ci sono i catinoni sintetici, stimolanti che provocano agitazione e a volte comportamenti violenti “esplosi” negli ultimi due anni: sono delle molecole che cercano di imitare il catinone, estratto dalla pianta africana Khat, solo che essendo sintetici sono più forti e pericolosi», illustra Locatelli. Ci sono poi le feniletilamine, simili alle anfetamine ma più eccitanti e anch’esse determinanti comportamenti aggressivi, e le ketamine, che hanno effetti dissociativi. «La ketamina è un farmaco anestetico fondamentale in ambito medico con degli effetti collaterali conosciuti e controllabili, così come la morfina e altri oppioidi quando utilizzati in ambito terapeutico.
Però la ketamina è risultata anche facilmente modificabile: oggi si contano circa 50 molecole diverse di ketamina, con effetti che possono variare moltissimo». Infine, ci sono i nuovi oppiodi sintetici, come il fentanyl, «che negli Usa è diventato un po’ il sostituto di quella che è stata l’eroina».
Soprattutto, però, stanno cambiando anche le modalità di assunzione. «Innanzitutto, le dosi di queste sostanze sono molto più piccole e potenti di quelle “vecchie”», spiega l’esperto. Inoltre, mentre prima l’eroinomane si faceva solo di eroina e il cocainomane al massimo aggiungeva alcol e cannabis, «le nuove sostanze spesso vengono mischiate, nel senso che si prende prima una e poi l’altra. Questo rende difficile capire quale effetto e quale dinamica è associabile a quale delle droghe assunte, complicando ricerca e diagnosi».
Da quando è stata aperta lo scorso luglio, l’Esod ha avuto qualche decina di ricoveri. «Temevamo che la maggior parte dei pazienti avrebbe cercato di scappare perché in astinenza, invece spesso siamo noi che non riusciamo a dimetterli perché qui “si trovano bene”, curati e molto assistiti. Ricevono un’attenzione che non gli dà nessuno, anche perché c’è una ricerca quotidiana di modalità per stare con loro, dato che non sono allettati. Per quanto riguarda il trattamento terapeutico e farmacologico, quello che stiamo facendo è cercare di ridurre alcuni farmaci fra quelli che spesso assumono in terapia, perchè queste persone ne assumono spesso troppi, anche abusandone, e questo può causare problemi. Stiamo poi cercando di identificare i danni biologici a carico degli organi più importanti per cercare di riparare al danno».
La missione dell’Équipe pavese non è semplice, ma Locatelli non si tira indietro. «Siamo ben coscienti di assolvere a un compito costoso e problematico, ma mettendoci nei panni dei genitori e dei familiari che hanno in casa persone con queste dipendenze non ce la siamo proprio sentita di dire “alziamo le mani, che si arrangino”».
Foto di Etienne Girardet su Unsplash
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