Giornata internazionale dell'educazione
Le scuole che si “sbellicano”: cantieri di pace che ripudiano la guerra
"Sbellichiamoci” è il tema e il monito della Conferenza Nazionale delle Scuole di Pace, che nei giorni scorsi ha riunito a Roma 300 dirigenti scolastici, docenti, professori universitari, dottorandi ed esperti, provenienti da 156 scuole di 116 città e 18 regioni italiane. Obiettivo: trasformare gli studenti in artigiani e architetti di pace, capaci di scrivere la storia futura senza conflitti
La storia che si studia a scuola è una storia di guerre, vincitori e vinti. La storia che si può e si deve scrivere è una storia di pace. Ed è questo l’obiettivo per cui sono nate, oltre trent’anni fa, le Scuole di Pace, che coinvolgono studenti e studentesse in esperienze autentiche di cittadinanza attiva orientata al ripudio e la prevenzione delle guerre.

Il 16 e 17 gennaio, presso l’Università La Sapienza di Roma, si è riunita la Conferenza nazionale delle Scuole di Pace: “Sbellichiamoci” è il titolo scelto, a indicare il compito fondamentale delle scuole e dell’educazione in genere per liberare il mondo dalle guerre. L’obiettivo, come si legge nella dichiarazione finale, è «essere di stimolo e guida per le donne, gli uomini e le istituzioni che sentono la responsabilità di contribuire alla formazione di una nuova generazione di artigiani e architetti di pace».
Scuole di Pace, cosa sono e cosa fanno
Le Scuole di Pace sono una rete di oltre 700 istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, diffuse in tutta Italia e impegnate nell’educazione alla pace, ai diritti umani e alla giustizia sociale. L’intento comune è quello di inserire in modo permanente nei programmi educativi scolastici la cultura della pace.
La Rete nazionale delle Scuole di Pace promuove percorsi didattici, momenti di confronto, attività di dialogo e proposte concrete che coinvolgono studenti e studentesse in esperienze autentiche di cittadinanza attiva. Le scuole aderenti sono invitate a integrare i percorsi nel proprio Piano triennale dell’Offerta formativa – Ptof, anche attraverso strumenti didattici come il “Quaderno degli Esercizi di Pace”, per tradurre in pratica gli obiettivi del programma stesso.
Tre obiettivi per un’educazione alla pace
«La pace si fa, non nasce da sola. La pace è un lavoro artigianale, non è un prodotto industriale. Fare la pace è responsabilità di tutti. Per fare la pace è necessario educarci ed educare alla pace. In un mondo in guerra, l’educazione alla pace è un prerequisito per la sopravvivenza», si legge nella dichiarazione finale, che fissa tre obiettivi strategici verso il 2030.
Il primo è «investire sulle giovani generazioni, affinché possano imparare a ripudiare la guerra e divenire costruttori e costruttrici di un mondo più umano».
Il secondo è trasformare ogni scuola e università in «un cantiere di pace, un luogo dove si progetta e si costruisce la pace, dove si insegna, si studia e ci si esercita nella convivenza».
Il terzo obiettivo è «costruire alleanze educative, perché la responsabilità di educare non può essere solo della famiglia o della scuola: serve una comunità educativa globale».
Fare la pace ogni giorno: otto proposte
L’obiettivo è ambizioso e il traguardo sembra lontano, in un mondo che sembra segnato ogni giorno dall’accendersi o il riaccendersi di un focolaio di guerra. La pace, così come l’educazione, si fa a piccoli passi: tanto più, allora, l’educazione alla pace ha bisogno di piccole azioni concrete, perché le scuole possano tradurre la pace da concetto astratto in pratica quotidiana.
«Per imparare a fare la pace è necessario fare “esercizi” ed “esperienze autentiche” di pace, che coinvolgano la mano, la mente e il cuore degli alunni e studenti», si legge nel documento finale. «Per questo l’educazione alla pace a scuola è fatta di percorsi curricolari, non di eventi occasionali, che partono dal riconoscimento dei bisogni educativi degli alunni e studenti e li vedono protagonisti in tutte le fasi: dalla progettazione alla realizzazione fino alla valutazione».
La dichiarazione finale contiene quindi otto azioni pratiche per mantenere vivo l’impegno: tra queste, c’è l’adesione al Programma nazionale di Educazione civica “Sbellichiamoci”, l’utilizzo del “Quaderno degli Esercizi di Pace” e lo svolgimento, in classe, degli “Esercizi di pace”. Ancora, la partecipazione alla Giornata nazionale della Cura delle Persone e del Pianeta (27 febbraio 2026) e la collaborazione alla costruzione di un “Curricolo della Pace”
Accanto alle azioni educative, c’è la postura educativa, l’atteggiamento degli insegnanti e in generale degli adulti. «Togliamoci dalla testa tutto ciò che è violento e bellico. Smettiamo di fare le guerre e costruiamo fraternità e amicizia sociale. Disarmiamo le parole per disarmare le menti per disarmare la terra. Educhiamoci alla cura», si legge nel documento.
Nella Giornata mondiale dell’Educazione, il messaggio delle Scuole di pace è forte e chiaro: le scuole possono e devono diventare il luogo dove il diritto e il desiderio di pace si trasforma in esperienza viva e in cui si forma una nuova generazione di artigiani e architetti di pace, capaci di prendersi cura del mondo e dell’umanità che lo abita.
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