Politica del buon senso
Legge di Bilancio, no all’Imu per gli immobili in cui si svolge attività socio-sanitaria non profit
Scongiurato il rischio di vedere tassati gli edifici in cui il Terzo settore svolge attività socio sanitarie: la Finanziaria ha riconfermato (e chiarito) l'esenzione. Soddisfatta Uneba: aveva sollecitato la politica dopo che diverse municipalità italiane avevano cercato di applicare il tributo
Fra i chiari e gli scuri della Legge di Bilancio 2026 – sui quali era intervenuto nei giorni scorsi il portavoce del Forum del Terzo settore Giancarlo Moretti (leggi sotto) – certamente la conferma esenzione Imu per gli immobili destinati alle attività sociali e sanitarie, sta dalla parte della luce.
Non ha atteso il passaggio delle feste, tanto da pubblicare ieri, Capodanno, una nota sull’argomento l’Unione nazionale di istituzioni e iniziative di assistenza sociale – Uneba, una delle organizzazioni di Terzo settore che più avevano richiesto un chiarimento in materia.
Respinti i Comuni esattori
Uneba, che si occupa realtà non profit del settore socio-sanitario, prevalentemente Rsa ma anche comunità per persone con disabilità e minori a rischio, nel corso dell’anno aveva denunciato il caso di comuni italiani che, nelle pieghe della normativa attuale, avevano ritenuto l’imposta dovuta e avevano bussato alle porte, anzi alle casse, di comunità in varie parti d’Italia.
Di qui, la soddisfazione di Unebe per il parlar chiaro dei commi, 853-854-855 dell’articolo 1 della legge 199 del 30 dicembre 2025 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”, cioè la Legge di Bilancio.

A scanso d’equivoci, la realtà guidata dal presidente Franco Massi, ha aperto le virgolette e citato chiaro il passaggio, che recita infatti: «Ai fini dell’applicazione dell’esenzione dall’imposta municipale propria (Imu) (…) lo svolgimento delle attività assistenziali e delle attività sanitarie si intende effettuato, per gli effetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, con modalità non commerciali quando le stesse: a) sono accreditate e contrattualizzate-convenzionate con lo Stato, le regioni e gli enti locali, sono svolte, in ciascun ambito territoriale e secondo la normativa ivi vigente, in maniera complementare o integrativa rispetto al servizio pubblico e prestano a favore dell’utenza (…) servizi sanitari e assistenziali gratuiti, salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall’ordinamento per la copertura del servizio universale (…) 854. Gli enti non commerciali (…) beneficiano dell’esenzione Imu, laddove rispettino i requisiti prescritti dalla norma, indipendentemente da eventuali importi di partecipazione alla spesa da parte dell’utente o dei familiari (…) 855. Non è rilevante ai fini dell’applicazione dell’esenzione (…) inserimento degli immobili utilizzati per lo svolgimento delle attività assistenziali e delle attività sanitarie in una specifica categoria catastale (…)».
Promemoria per il futuro
Un promemoria per quelle amministrazioni municipali che, forse in una stagione di finanza pubblica assai difficile, avevano provato a estrarre risorse anche in quelle realtà dove si lavora senza scopo di lucro e in attività delicatissime come la non autosufficienza. Realtà tra l’altro che, proprio in questo stesso periodo, si trova a dover fronteggiare il tema delle “rette Alzheimer” (leggi sotto).
A suo tempo, Uneba aveva definita la richiesta di Imu “un’assurdità”, rammentando a quei primi cittadini quanto previsto dal regolamento approvato con decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze n. 200 del 19 dicembre 2012.
La soddisfazione delle Commissioni
Particolarmente soddisfatte, si legge nella nota, le Commissioni Uneba che avevano lavorato sul dossier, quella Giuridica (guidata da Luca Degani) e quella fiscale (che fa capo a Marco Petrillo), rispettivamente presidente e presidente vicario di Uneba Lombardia, la più grande, per iscritti e assistiti, dell’Unione.
Nella foto di apertura, dell’autore dell’articolo per VITA, un’immagine di attività all’interno degli Istituti Airoldi e Muzzi onlus di Lecco, antica istituzione dedicata alla non autosufficienza, associata a Uneba Lombardia.

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