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L’ex presidente iracheno Barham Ahmed Salih guiderà l’Unhcr

Per la prima volta in mezzo secolo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sarà guidato da un esponente mediorientale: il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha indicato l'ex presidente iracheno Barham Ahmed Salih come nuovo Alto Commissario. Il suo mandato quinquennale prenderà il via il 1° gennaio 2026, subentrando a Filippo Grandi

di Redazione

L’ex presidente iracheno Barham Ahmed Salih è stato indicato, dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, come prossimo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, con un mandato quinquennale a partire dal 1° gennaio 2026, in sostituzione di Filippo Grandi. È la prima nomina dal Medio Oriente in mezzo secolo.

La prevista successione arriva alla fine di un anno complicato per molte organizzazioni delle Nazioni Unite, come l’agenzia per i rifugiati con sede a Ginevra. Quest’ultima ha tagliato migliaia di posti di lavoro e ridotto le spese a seguito della forte riduzione dei contributi degli aiuti esteri da parte degli Stati Uniti, tradizionalmente il suo principale donatore, e di altri paesi occidentali.

Salih, originario della regione del Kurdistan iracheno, è stato presidente dell’Iraq dal 2018 al 2022. Sarebbe il primo capo non occidentale dell’agenzia per i rifugiati con sede a Ginevra dopo il principe Sadruddin Aga Khan dell’Iran, in carica dal 1966 al 1977.

«Una lettera firmata da Guterres, datata giovedì, riguardante la selezione è stata indirizzata all’ambasciatore Atsuyuki Oike, massimo diplomatico giapponese a Ginevra e presidente del comitato esecutivo dell’Unhcr», come riporta l’agenzia di stampa Associated Press.

Alessandra Vellucci, portavoce capo dell’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha affermato che la nomina deve seguire “un processo adeguato” che include consultazioni con il comitato, e che la decisione finale sarà presa dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. «Il processo è in corso. Una volta concluso, ci sarà un annuncio ufficiale da parte delle Nazioni Unite», ha dichiarato ai giornalisti durante una conferenza stampa regolare delle Nazioni Unite.

«La nomina», spiega il portale info cooperazione, «è frutto di un processo competitivo che ha visto in corsa una dozzina di candidati di alto profilo, in gran parte provenienti da Paesi donatori europei come Germania, Svizzera e Svezia. Secondo varie fonti, Guterres ha ristretto la rosa finale a tre‑quattro nomi, tutti europei tranne Salih; fra questi spiccava l’ex Ceo di Ikea, Jesper Brodin, sostenuto da alcuni governi del Nord Europa e visto come profilo manageriale capace di portare nell’Unhcr l’esperienza del settore privato globale.
Nella corsa alla successione si sono mossi anche altri Stati emergenti: la Turchia, ad esempio, ha candidato il proprio rappresentante presso l’Onu, Ahmet Yıldız, rivendicando il ruolo del paese come principale paese ospitante rifugiati al mondo e grande attore regionale sulle migrazioni forzate. Fonti diplomatiche citano inoltre candidature europee di peso – fra cui alti funzionari di agenzie Onu e responsabili di cooperazione di paesi donatori nordici – a conferma di un forte interesse politico verso una delle posizioni umanitarie più visibili del sistema Onu».

Il mandato presidenziale di Salih è iniziato subito dopo la violenta avanzata dello Stato Islamico in Iraq e la battaglia per riconquistare il territorio occupato dal gruppo estremista, compresa la città chiave di Mosul, nel nord del Paese. Almeno 2,2 milioni di iracheni sono stati sfollati mentre fuggivano dall’offensiva dell’Isis. Molti, in particolare i membri della minoranza yazida del distretto settentrionale di Sinjar, vivono ancora oggi nei campi profughi.

Salih, originario della città di Sulaimaniyah nella regione curda semiautonoma dell’Iraq settentrionale, è entrato a far parte del partito Unione Patriottica del Kurdistan nel 1976 e in seguito ha lavorato nel suo dipartimento per le relazioni estere a Londra. Ha vissuto all’estero e ha studiato all’Università di Cardiff e all’Università di Liverpool durante il regime del leader autocratico iracheno Saddam Hussein. È tornato in Iraq e ha ricoperto varie cariche nel governo dopo l’invasione del 2003 che ha rovesciato Saddam, tra cui quella di ministro della pianificazione e vice primo ministro. Dal 2009 al 2011 è stato primo ministro della regione curda.

Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica/LaPresse

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