Essere Benefit
L’impegno pubblico vale, ma si deve rendicontare meglio
A dieci anni dall’introduzione in Italia, le società benefit rappresentano un fenomeno di grande interesse. Per continuare su questa strada, spiega Matteo Pedrini, direttore di Altis Università Cattolica, occorrono standard più stringenti nella rendicontazione. E un responsabile dell’impatto. Senza il quale i valori dichiarati rischiano di rimanere sulla carta
Il cambiamento parte sempre dalle persone. Anche quando la legislazione è favorevole e, come nel caso delle società benefit, incoraggia l’innovazione. Il professor Matteo Pedrini, direttore di Altis Università Cattolica considera in modo positivo l’esperimento giuridico-sociale di questa nuova tipologia di imprese. Qui l’intervista che contribuisce ad dar voce al dibattito che ritrovate sul numero di dicembre del magazine.
Perché?
Per ragioni anche molto pratiche. Introdurre nello statuto dell’impresa un obiettivo di impatto sociale esplicito non è più solo un orientamento culturale, ma una delle regole scritte che governano l’azienda. Cambiare quell’obiettivo significa riportare la decisione in assemblea, coinvolgere i soci e deliberare una modifica dell’oggetto sociale. Finché l’azienda esiste, avrà l’obbligo di conciliare risultati economici e impatto sociale definito.
Diventa più difficile fare marcia indietro?
Sì, perché un nuovo management non potrà limitarsi a “raffreddare” lentamente l’impegno sociale: dovrebbe tornare in assemblea e dichiarare apertamente di voler attenuare o cancellare quella natura dell’organizzazione. È un passaggio formale, pubblico, non banale.
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