Lavoro sociale
L’inclusione scolastica si impara in 600 ore?
Un diploma qualsiasi e un corso di 600 ore: tanto basta per diventare assistente all’autonomia e alla comunicazione e lavorare nella scuola a supporto degli alunni con disabilità, secondo le nuove linee guida approvate in Conferenza Stato Regioni. Meno di quello che fino ad oggi serviva. I primi percorsi stanno partendo. L'idea, inoltre, è che tale figura diventi l'unico profilo attivo nella scuola accanto all'insegnante di sostegno: un modo per bypassare il problema della mancanza di educatori laureati? Dopo la proroga dei "mini-corsi" per specializzarsi come insegnanti di sostegno, un altro colpo al ribasso per l'inclusione. Pedagogisti, esperti e operatori lanciano l’allarme
L’insegnante di sostegno è docente di classe: ha molti compiti, sta accanto all’alunno con disabilità ma anche a tutti gli altri studenti e al consiglio di classe. Per realizzare l’inclusione scolastica è una figura cruciale. L’inclusione, però, è fatta di tanti altri tasselli e figure: un ruolo fondamentale a supporto degli studenti con disabilità è svolto dagli assistenti all’autonomia e alla comunicazione – Asacom. Questa figura non è nuova, ma il 7 maggio 2025 in Conferenza Stato-Regioni sono state approvate delle linee guida che hanno l’obiettivo di uniformare a livello nazionale il profilo professionale e i percorsi formativi per Asacom. Tale operatore – si legge – svolge «l’attività in raccordo con le altre figure professionali, quali i docenti curricolari, gli insegnanti di sostegno e il personale Ata, affianca il soggetto con bisogni educativi specifici sulla base degli obiettivi didattico-educativi definiti nel Progetto Educativo Individualizzato – Pei». Le linee guida non prevedono che serva una laurea per lavorare come Assistente alla comunicazione, ma fissano come requisito fondamentale, che diventerà vincolante in molte regioni (come la Lombardia) a partire da settembre 2026, il possesso di un attestato di qualifica professionale di Asacom rilasciato dalla Regione a seguito di un percorso formativo specifico, della durata minima di 600 ore.
Lombardia, prima a recepire le nuove linee guida
Qui sta il nodo della questione: come viene formata e che competenze deve avere la figura dell’assistente all’autonomia della comunicazione? Secondo le linee guida, per ottenere la qualificazione, deve essere svolto un percorso formativo della durata minima di 600 ore, di cui 250 di stage. La metà delle lezioni teoriche può essere erogata a distanza, per una certa percentuale in modalità sincrona, con una frequenza obbligatoria dell’80%. Non serve una laurea, quindi, né in scienze dell’educazione né in psicologia, né in qualsiasi altro campo. La Regione Lombardia è stata la prima a recepire le nuove indicazioni, le altre lo stanno facendo o lo faranno a breve. La Lombardia per esempio ha già stabilito che dal settembre 2026 il possesso della qualifica professionale basata su questi nuovi standard sarà obbligatorio per operare nelle scuole. I corsi stanno già partendo.
Un disegno di legge nazionale, in parallelo
Intanto, a livello nazionale c’è anche un disegno di legge a prima firma della senatrice Carmela Bucalo (FdI), per modificare la legge 104 e il decreto legislativo 66/2017 e introdurre il profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione nei ruoli del personale scolastico, in sostanza con assunzione diretta da parte dello Stato come per gli insegnanti.
Formazione al ribasso
«Nella Legge quadro 104 del 1992, questa figura è inserita espressamente, all’articolo 13, ma non ci si è mai preoccupati di darne un profilo valido per tutta l’Italia», dice Salvatore Nocera, avvocato ed esperto di inclusione scolastica. «Adesso la Conferenza Stato-Regioni ha deciso di rompere gli indugi. Il problema che ravviso, tuttavia, è che è stato adottato un criterio al ribasso per la qualità professionale. Anche se per i corsi è stabilito un monte ore minimo ed è poi demandata la decisione sulla esatta quantificazione alle singole Regioni, abbiamo già visto che la Lombardia – la prima a recepire queste linee guida – ha mantenuto le 600 ore. Ma la stessa Regione aveva stabilito precedentemente per legge che ci volessero 600 ore di formazione per gli aspiranti Asacom in possesso di una laurea e di 900 per chi ha soltanto un diploma. Che la scelta sia al ribasso è evidente. Non solo: prima l’orientamento era che solo chi usciva dal liceo psico-pedagogico potesse accedere alla formazione, ora invece essa è aperta a tutti».
L’Asacom è una figura educativa, non un badante
Semplificare, ridurre e banalizzare la preparazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, tuttavia, è pericoloso, perché mette a rischio l’intero assetto dell’inclusione della scuola. «Non si tratta di una “badante”, non è un Oss, l’Asacom ha un altro ruolo», continua Nocera. «Deve, per esempio, conoscere il Braille per aiutare a comunicare una persona cieca, o la Lingua dei segni italiana per interagire con alunni sordi segnanti, così come la Comunicazione alternativa aumentativa». Insomma, un assistente all’autonomia e alla comunicazione deve padroneggiare una gran quantità di competenze, dai più diversi linguaggi alla pedagogia speciale e relazionale, per sostenere e promuovere processi inclusivi all’interno delle scuole.
«Si tratta di una figura importante e come tale deve essere sostenuta da un corso di formazione che sia adeguatamente approfondito, arricchito da percorsi di specializzazione mirati», sottolinea Catia Giaconi, professoressa di didattica e pedagogia speciale all’università di Macerata e presidente della Società italiana di pedagogia speciale – Sipes. «Va creata una figura solida, sorretta da competenze altrettanto valide, che dovrebbe collocarsi all’interno di quello che vorremmo fosse un nuovo modello di scuola e di cultura inclusiva». La laurea in Scienze dell’educazione e della formazione potrebbe costituire una buona base di partenza, ma la specificità della professionalità richiederebbe anche percorsi di specializzazione, che puntino sulla pedagogia speciale.
Le competenze degli educatori saranno riconosciute?
«Come cooperativa che lavora nelle scuole primaria e secondaria di primo grado, abbiamo una posizione piuttosto critica rispetto a quello che sta accadendo», afferma Dafne Guida, presidente della cooperativa sociale Stripes. «La delibera della Regione Lombardia, che ha recepito quanto indicato a maggio dalla Conferenza Stato-Regioni, ha un suo senso, perché ha l’obiettivo di valorizzare le competenze pedagogiche dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione; però siamo preoccupati perché i tempi di attuazione di fatto sono troppo veloci e temiamo che non vengono riconosciute le competenze pregresse dei nostri operatori». Il rischio è che chi già lavora da tempo con gli alunni con disabilità si trovi messo allo stesso livello di ragazzi appena usciti da un qualsiasi istituto superiore che facciano le 600 ore di formazione.
L’Asacom ha l’ambizione di diventare l’unica figura riconosciuta per l’assistenza educativa scolastica, andando a superare la frammentazione che attualmente affligge l’inclusione scolastica. Già, proprio i preziosi e tanto introvabili educatori.
Ma, secondo Guida, bisogna fare attenzione: l’educatore ha delle competenze a tutto tondo che permettono di promuovere il benessere di bambini e ragazzi, che non vanno ignorate o sottovalutate. «Chiediamo di tenere conto dei percorsi universitari svolti dai nostri operatori», chiosa Guida, «anche per evitare sovrapposizioni e percorsi ridondanti, soprattutto se – come è accaduto ai tempi della Legge Iori (che ha permesso a chi già lavorava come educatore di ottenere il titolo con un corso breve, ndr) – si tratta di formazioni a pagamento. In più, i tempi per la transizione sono molto brevi: nello specifico è stato dato solo un anno: alcuni operatori potrebbero rischiare di rimanere fuori dalla frequenza dei nuovi corsi. Quando si fanno cambiamenti di questo tipo sarebbe utile che il passaggio fosse graduale e inclusivo, con la giusta attenzione per le competenze pregresse di chi già lavora».
In apertura, foto di Nk Ni su Unsplash
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