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L’Italia che educa all’affettività e alla sessualità: la parola ai territori

Il 27 novembre il Gruppo Crc, rete di oltre 100 associazioni che si occupano di tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ha organizzato una conferenza online sulle buone pratiche portate avanti da amministratori ed enti locali sul territorio nazionale. «L’evento non voleva essere un dibattito ideologico, ma una staffetta di varie esperienze virtuose, che dimostrano il valore di questo insegnamento», dice Arianna Saulini, coordinatrice del Gruppo

di Veronica Rossi

«La comprehensive sexuality education – Cse gioca un ruolo centrale nella preparazione dei giovani perché abbiano una vita sicura, produttiva e appagante in un mondo in cui le infezioni sessualmente trasmissibili, le gravidanze indesiderate, la violenza e le disuguaglianze di genere ancora pongono seri rischi al loro benessere». Così sta scritto nella presentazione delle linee guida dell’Oms per la Cse che – si badi bene – non è solo educazione alla sessualità, ma anche all’affettività e a tutto quello che ci ruota attorno. In Italia, tuttavia, le esortazioni della comunità internazionale perché questo insegnamento entri a pieno titolo nei curricula scolastici – fin dall’infanzia – resta disatteso. Anzi. La nuova cornice normativa italiana dovrebbe prevedere il divieto d’insegnamento all’infanzia e alla primaria e il consenso informato delle famiglie per le scuole secondarie di primo e secondo grado.

Eppure, le evidenze dimostrano che l’educazione sessuale e affettiva è importantissima per il benessere dei ragazzi e per l’acquisizione del concetto del consenso quando si tratta di rapporti intimi. A portare avanti questa idea, che è in linea anche con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite – ratificata anche dall’Italia – è il Gruppo Crc, una rete di oltre 100 organizzazioni che si occupano proprio della tutela dei bambini e dei ragazzi, che dal 2022 ha avviato un percorso strategico per promuovere l’introduzione dell’educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole, con l’obiettivo di ottenere una legge nazionale che la riconosca come un diritto per tutti i bambini e i ragazzi italiani.

«La nostra posizione è quella dell’Unesco e dell’Oms», afferma Arianna Saulini, coordinatrice della rete per Save the children, «riteniamo che l’educazione sessuale e affettiva vada introdotta sin dalla scuola dell’infanzia. Il Disegno di legge ancora in discussione stabilisce che è necessario il consenso dei genitori nelle secondarie di primo e secondo grado. La Cse non si limita solo a un incontro sulle malattie sessualmente trasmissibili, ma implica anche per i bambini più piccoli la costruzione di relazioni sane con gli altri, che si riflette sulla capacità di gestire i conflitti, di riconoscere i propri limiti corporei, di percepire eventuali invasioni e di sapersi difendere e tutelare oltre che di saper prendersi cura del proprio corpo». Lo scorso anno, il Gruppo Crc ha fatto un posizionamento ufficiale, che afferma come l’educazione all’affettività e alla sessualità aiuti, tra le altre cose, a decostruire pregiudizi e stereotipi di genere, promuovere una cultura del rispetto e del consenso, a scoprire sé stessi e la propria identità. Per questo motivo – dicono da Crc – sarebbe importante includere questo insegnamento nei curricula scolastici fin dalla più tenera età.

E cosa può dimostrare meglio l’efficacia di una teoria, se non le buone pratiche? Per questo motivo, il Gruppo Crc ha organizzato l’evento Educazione all’affettività e alla sessualità: voci ed esperienze nei territori, che si è tenuto il 27 di novembre. La videoconferenza in streaming sulla pagina Facebook del Gruppo ha dato voce agli amministratori locali che hanno messo in campo delle progettualità su questa importante tematica. «L’anno scorso abbiamo fatto un altro evento di questo tipo, durante il quale hanno parlato realtà del Terzo settore», dice la coordinatrice, «adesso volevamo che i territori si raccontassero, attraverso le iniziative degli enti locali. Volevamo mostrare quello che si fa: non essendoci una legge organica, l’educazione all’affettività e alla sessualità non è garantita per tutti». Ad alternarsi al microfono, esperti e amministratori, che hanno raccontato buone pratiche dal Nord al Sud Italia, in diverse regioni, dal Veneto alla Sicilia, passando per la Lombardia, l’Emilia Romagna, le Marche, il Lazio e la Campania. Il denominatore comune? La promozione del benessere e dell’accettazione di sé dei bambini e degli adolescenti, in modalità laboratoriali e con il sostegno di esperti. «L’evento non voleva essere un dibattito ideologico», conclude Saulini, «ma una staffetta di varie esperienze – anche se non esaustive – di quello che si fa in un Paese in cui ancora l’educazione affettiva e sessuale è un diritto che i bimbi e i ragazzi hanno a macchia di leopardo sul territorio nazionale».

Foto in apertura da Unsplash

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