L’altro Sanremo
Lo speaker radiofonico che sfida il bullismo a scuola
Gli studenti del liceo Cassini di Sanremo hanno accolto Mirko “Magnum” Gregorio, conduttore radiofonico e autore di “Bullismo e periferia”, un libro che trasforma la sua storia di adolescente cresciuto negli anni Ottanta a Cologno Monzese in un dialogo educativo: uno strumento didattico per aiutare i giovani a riconoscere le prepotenze, superare le frustrazioni e a coltivare la resilienza
L’altra Sanremo che canta e suona l’inclusione sociale va in scena al Festival Week Cassini, nel liceo che prevede anche un indirizzo musicale che ha accolto lo speaker Mirko Gregorio, in arte Magnum, conduttore e regista della trasmissione Scusate il disordine della radio DeejayFox, per parlare del suo impegno nelle scuole contro il bullismo.
Ne ha parlato con gli studenti in una Sanremo immersa nei suoni di musicisti di strada, affollata da fan di artisti emergenti e aspiranti influencer. Appartenente alle forze di polizia, ha appena pubblicato un libro su Amazon che verrà adottato come strumento didattico in diverse scuole delle periferie milanesi. Si intitola Bullismo e periferia – Dialogo tra un sopravvissuto e il bambino che è stato. È una conversazione fra lui adolescente cresciuto negli anni Ottanta a Cologno Monzese (allora terra di immigrazione dal Sud) e l’uomo che è diventato, in una zona della città metropolitana ora abitata da tanti adolescenti inquieti per usare un eufemismo, sia italiani sia di origini straniere.
In dialogo con l’adolescente che è stato
All’adolescente che è stato, vittima di bullismo che allora non veniva riconosciuto o, peggio, accettato, l’autore che si firma A. M. Gregorio spiega al Marchino di 12 anni: «Per voi di quegli anni il bullo è una specie di simpatica canaglia che magari non ha voglia di studiare, fa qualche scherzo ai compagni di classe e qualche marachella ma non è cattivo. Nei prossimi anni la parola bullo verrà associata a quei compagni di classe che insultano e vessano i più deboli fisicamente, caratterialmente o semplicemente più educati degli altri. I bulli sono prepotenti però hanno una caratteristica principale che è quella di prendere di mira le persone e di prendersela sempre con gli stessi e spesso lo fanno senza un reale motivo».

Gli studenti del liceo Cassini di Sanremo, che hanno creato una redazione per accogliere tanti protagonisti della kermesse musicale, gli hanno chiesto come è nata l’esigenza di parlare di bullismo attraverso un dialogo interiore. A VITA spiega: «L’ho fatto perché sentivo l’esigenza di mettermi a nudo affinché i ragazzi possano guardarsi attraverso lo specchio dei miei fallimenti. Ispirandoci al testo, in classe parliamo delle difficoltà a scuola, del cyberbullismo e degli sticker personalizzati che ora sono molto diffusi per denigrare i compagni a scuola. Questo è un fenomeno che preoccupa molto gli insegnanti perché il cyberbullismo non si ferma mai e non dà tregua».
Al Marchino che nella finzione letteraria lo ascolta sgomento, Gregorio racconta come riuscirà a sopravvivere a tutto ma gli svelerà il lato buio delle tecnologie, le dipendenze, la mancanza di empatia verso il prossimo e anche il difficile ruolo degli adulti che spesso abdicano al proprio ruolo di guida. Nel libro, il Marchino dodicenne gli chiede se i ragazzi giocheranno ancora a calcio per strada, se avranno come porta un cancello e se saliranno su un motorino con i fogli di carta sotto il giubbotto per ripararsi dal freddo, se si porteranno ancora i rullini dal fotografo. E il Mirko dovrà dirgli la verità, che tutto sarà possibile con le nuove tecnologie, forse facendogli passare la voglia di crescere.
«In realtà questo è un libro terapeutico che spiega agli adolescenti di oggi come possono creare degli anticorpi, senza adeguarsi alle regole del branco. E serve anche a ricordare le storie tragiche delle ragazze e dei ragazzi che si sono suicidati per colpa del cyberbullismo», ci spiega Magnum. «I ragazzi sono molto incuriositi da questo dialogo perché capiscono che le frustrazioni possono essere superate, che non bisogna arrendersi. Per questo motivo nel libro ho raccontato i tanti problemi che ho avuto, anche a studiare. Perché capiscano che bisogna imparare a convivere con le delusioni. E nelle scuole dove lavoro cerco di convincerli anche a non autoghettizzarsi, a non indossare la divisa dei “maranza” anche se non lo sono per sentirsi protetti».

Insomma nel festival della canzone italiana dove i rapper o aspiranti tali salgono sui palchi intorno all’Ariston, lui che con i suoi amici di infanzia ha creato una trasmissione radiofonica in un garage, ha scritto un testo che verrà usato come strumento didattico per l’educazione civica e persino, ci ha raccontato, come “punizione” per chi ha commesso atti di bullismo. «Alcuni studenti per non essere sospesi da scuola dovranno leggere la storia di
Bullismo e periferia: Dialogo tra un sopravvissuto e il bambino che è stato per riflettere», aggiunge. «Non pretendo di salire in cattedra ma forse questo dialogo fra un adolescente e un adulto che vivono in due epoche diverse può essere uno strumento per aiutarli a uscire dalla loro bolla, diventare consapevoli, imparare a riconoscere la manipolazione che porta la vittima a dubitare della sua sanità mentale ma anche a sopravvivere e coltivare i propri sogni».
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