Modelli di sviluppo
Lucia Albano: «Il Piano italiano per l’Economia sociale? Una sfida per tutto il Paese»
Dialogo con il sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze che ha “firmato” l’Action Plan italiano: «Lavoriamo alla costituzione di una direzione generale ad hoc su questi temi»
Vale la pena ricordare i numeri: 450mila organizzazioni, 1,9 milioni di lavoratori, e oltre 90 miliardi di euro di fatturato, l’8% delle imprese e il 9,5% degli occupati. Questi dati fotografano il peso nel sistema dell’economia sociale in Italia. Un perimetro che oggi si è dato una “Costituzione”, per usare le parole del presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, battezzato ufficialmente “Piano d’azione nazionale dell’economia sociale”. Un Piano in 136 punti “firmato” da Lucia Albano, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, in quota Fratelli d’Italia.
L’abbiamo incontrata a Roma nella sede del ministero di via XX settembre in preparazione dell’evento “Il Fattore Economia Sociale” in cui è intervenuta proprio nei giorni successivi alla chiusura della consultazione pubblica precedente al varo definitivo del Piano. Nel suo ufficio fa bella mostra un gagliardetto rosso-blu della “Samba”. «A San Benedetto, teniamo molto alla Sambenedettese», sorride il sottosegretario commercialista di professione e cooperatrice e volontaria per passione.

Veniamo al Piano. Come è andata la consultazione?
Sono arrivati oltre 120 contributi. Tenga conto che normalmente per questo genere di consultazione ne arrivano un decimo. Contributi così suddivisi: 37% da Enti del Terzo settore, 27% “Altro” (associazioni fuori Registro unico, gruppi societari, finanza etica, fondazioni bancarie…), 17% contributi a titolo personale (studi professionali o altro), 12% mondo cooperativo e 3% mondo sindacale. Si tratta di documenti che stiamo studiando in vista del disco verde definitivo al provvedimento.

Cosa serve un Piano italiano per l’economia sociale?
In prima battuta a definire un metodo “inclusivo”. Il Piano nasce dall’ascolto, da un tavolo di confronto a cui hanno partecipato gli attori di questo mondo. La raccomandazione europea del novembre 2023 sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale ci ha dato l’occasione di approfondire tematiche che in questo modo sono entrate nell’agenda del Governo.
Oltre al metodo?
Il perimetro e le aree di lavoro futuro. Abbiamo definito che l’economia sociale in Italia comprende il Terzo settore e tutta la cooperazione, non solo quella sociale. Il Piano individua quattro aree tematiche: la parte fiscale, la parte finanziaria, gli appalti e la formazione.
A proposito del perimetro: non vede il rischio di mettere in un angolo l’economia sociale?
Al contrario. Lavoreremo per creare meccanismi di contaminazione fra i soggetti dell’economia sociale e le imprese profit. La sostenibilità, gli Esg, le società benefit sono tutti “luoghi di confine” in cui vedo tanti spazi di connessione. Stiamo parlando di economia: non sfugga che la delega e il Piano dell’economia sociale sono incardinati al Mef, che poi certo dialoga con gli altri ministeri, il ministero delle Imprese e del Made in Italy e il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in primis. Sempre di più le imprese hanno la necessità di “restituire” valore ai territori e alle comunità che gli permettono di fare profitti. Il Piano crea occasioni: è un punto di partenza, non di arrivo.
Quali i prossimi passi?
C’è un tema organizzativo importante: il patrimonio del tavolo di lavoro coordinato dall’avvocato Gabriele Sepio non va disperso. Serve una cabina di regia.
Una direzione per l’economia sociale al Mef?
Credo che sia un’ipotesi molto ragionevole. Penso che ci arriveremo.
Veniamo ai contenuti: politica fiscale…
Un primo segnale sull’Iva è arrivato proprio in questi giorni: per la prima volta il decreto attuativo della delega fiscale è stata rubricata sotto il capitolo “Terzo settore e sport”. Poi c’è il rapporto con la Commissione europea, che dopo la comfort letter non deve più essere vista come l’interlocutore per gestire le procedure di infrazione, ma come l’interlocutore per valorizzare l’economia sociale.
Finanza…
Non entro in questa sede nei dettagli dei singoli strumenti. Dobbiamo creare le condizioni, pensiamo agli indici di rating o ai sistemi di garanzia sui prestiti, affinché ci siano risorse adeguate per gli attori dell’economia sociale.
Rispetto agli ambiti di intervento: se dovesse indicare una priorità dove guarderebbe?
Alla questione dell’housing e della casa, tanto più che oltre a quella dell’economia sociale ho la delega alla valorizzazione del patrimonio pubblico.
Foto di apertura fornita dall’ufficio stampa del sottosegretario Albano
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