Fenomeni
Malessere digitale per tre minori su quattro. Un disagio in crescita
Se 3 milioni di italiani soffrono di problemi di salute mentale i più esposti sono gli adolescenti. 100mila i giovani con diagnosi associate a dipendenza da social media e comportamenti digitali problematici. I numeri e il quadro elaborato dal Centro studi Re.Te. della Fondazione Carolina, nata in ricordo della quattordicenne vittima di cyberbullismo nel 2013
Circa 3 milioni di italiani soffrono di problemi di salute mentale, ma la fascia più esposta resta quella degli adolescenti: 1 ragazzo su 7, tra i 10 e i 19 anni, presenta disturbi legati all’ansia e alla depressione. E una delle cause principali è l’elevata esposizione online. L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti rilevato 100mila giovani con diagnosi associate alla dipendenza da social media e comportamenti digitali problematici.
I più esposti gli under 14
La fascia degli under 14 è la più esposta: fino ad 8 ore al giorno online (orario scolastico escluso). Mentre durante le vacanze i ragazzi trascorso circa 10 ore al giorno online. È come se gli adolescenti passassero due mesi l’anno sui social e nelle chat. Quattro ragazzi su 10 hanno ricevuto il primo smartphone prima dei 10 anni di età. Oltre il 50% afferma che i genitori sanno poco o nulla sul significato di sexting, chatting o vamping.

Numeri rilevati da Fondazione Carolina che ogni anno incontra oltre 100mila teenager e che, grazie al suo Centro studi Re.Te. per il Recupero Terapeutico dei disagi giovanili, permette di avere un chiaro quadro del fenomeno, anche perché parte del suo operato è di ricerca e monitoraggio. Grazie al lavoro di Fondazione Carolina abbiamo non solo numeri in più per studiare e comprendere quanto e come il mondo online possa condizionare la salute e il benessere delle nuove generazioni, ma anche per conoscere i bisogni della Gen Z.
Scopriamo così che 3 minori su 4 di età compresa tra gli 11 e i 17 anni vivono, direttamente o meno, situazioni di malessere digitale. Considerando piattaforme streaming, chat e servizi online come e-commerce e betting, sarebbero almeno 700mila gli adolescenti iperconnessi che rischiano di perdere il senso della realtà, confondendo e sovrapponendo il mondo analogico con quello digitale.
Giovani in breakdown
Molti sul web parlano di mental breakdown: una crisi emotiva profonda, spesso irrazionale, che può durare a lungo senza un termine definito. È una condizione che riguarda sempre più studenti italiani, anche giovanissimi sotto i quattordici anni. Ma non si tratta solo di salute mentale in senso stretto: il vero nodo è il benessere psicologico nel suo complesso.

«Emozioni, equilibrio, relazioni e aspettative sono diventati zaini troppo pesanti sulle spalle delle nuove generazioni. Così la normalità diventa una chimera da inseguire anche nella dimensione digitale, alla ricerca di affermazione, conforto e identità», spiega Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina. «Giovani che cercano se stessi nelle chat, sui social network e nelle interminabili live su Twitch e Youtube, dove potersi rifugiare dalla realtà, sempre più scomoda e lontana».
È proprio per affrontare questa emergenza che nasce il Centro Re.Te. che offre percorsi di sostegno alle vittime di violenza online con formule diverse – sostegno psicologico individuale, terapie di gruppo e percorsi educativi, esperienze di comunità e formazione locale, accompagnamento al reinserimento sociale – attraverso un approccio interdisciplinare tra educatori, pedagogisti, psicologi e psicoterapeuti, ricercatori, informatici e giuristi.
Si occupa anche della formazione per insegnanti e operatori socio-sanitari. E tutto nasce da una storia di dolore personale che viene trasformata in azione generativa per la comunità.
La storia di Carolina
Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 Carolina Picchio, 14 anni, si toglie la vita. Colpevole di essere stata male dopo una festa tra amici. Svenuta in bagno, viene ripresa e postata online. Inizia così una persecuzione, sempre online, perché la vera colpa di Carolina è quella di voler frequentare compagnie diverse da quella “Novara bene” che le stava sempre più stretta.
E così si getta dalla finestra di camera sua. Un ultimo selfie per salutare un’amica, poi il messaggio d’addio: «Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno». Queste parole vengono raccolte come un’eredità concrete dal papà di Carolina, Paolo Picchio, che dà vita alla fondazione intitolata a sua figlia.
La tragica storia di Caro e del suo messaggio nel libro da poco pubblicato “Le parole fanno più male delle botte” (edizioni DeAgostini). Un racconto in presa diretta, dal punto di vista del padre della prima vittima riconosciuta di cyberbullismo, con la prefazione dello psicoterapeuta Matteo Lancini e un’appendice sui principali pericoli online a cura del Centro studi della Fondazione.
La prima legge europea sul cyberbullismo
A Carolina è dedicata la prima legge in Europa sul cyberbullismo, approvata all’unanimità il 17 maggio 2017 ed entrata in vigore un anno più tardi a giugno del 2018. È la legge 71/17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” che intende tutelare il diritto dei più giovani a una navigazione sicura, positiva e libera. Un provvedimento legislativo che, fin dall’inizio, è stato pensato non solo per le vittime, ma anche per il riscatto di quei ragazzi che, spesso inconsapevolmente, danneggiano i propri coetanei attraverso le piattaforme digitali.

«Carolina fu la prima, la prima a lasciare un messaggio, un lascito di denuncia, ma anche di speranza, che Paolo Picchio ha coltivato in tutti questi anni, riassunti nelle pagine del libro» ha commentato Ivano Zoppi. «Il racconto di Paolo si concentra sul messaggio, più che sulla cronaca, ma a 12 anni di distanza dai fatti questo libro potrebbe sembrare un instant book».
Un libro che è anche uno strumento concreto di prevenzione, perché verrà adottato come strumento formativo ed è a disposizione del Tavolo tecnico sul cyberbullismo coordinato dal ministero dell’Istruzione e del Merito, a cui partecipa lo stesso Zoppi.
Quanti come Carolina? Ecco i numeri
Un caso su 5 su scala nazionale, ossia circa il 20,5%, degli episodi di cyberbullismo e di violenza in rete gestiti da Rescue Team di Fondazione Carolina riguarda la Lombardia, con particolare riferimento alla cintura di Milano. Piemonte e Lazio, entrambi in crescita, sono al secondo posto, con il 17% circa degli episodi.
Soltanto negli ultimi due anni scolastici, il Pronto intervento Cyber della Fondazione ha gestito 278 casi di violenza o disagio online su tutto il territorio nazionale. Tra i casi gestiti le percentuali danno immediata evidenza della distribuzione dei fenomeni di: cyberbullismo 40%; cyber attacchi verso docenti 25%; gruppi illegali Telegram 14%; sexting 11%; adescamento/privacy 5%; revenge porn 3%; altro 2%.
Con quali strumenti tutto questo succede? Lo smartphone resta il dispositivo più utilizzato: l’88% lo usa almeno una volta al giorno, seguono il computer, la smart TV e poi il tablet, infine la console per videogiochi viene utilizzata quotidianamente dal 22%, ma il 38% non la usa mai.
Molto interessanti sono le esigenze emerse dagli incontri con i ragazzi e le ragazze sui territori di tutta Italia. Quello che soffrono è anzitutto una scuola sempre uguale a se stessa, un mercato del lavoro ripiegato sul secolo scorso e la mancata partecipazione alla vita pubblica dei cosiddetti “under”. Inoltre denunciano come la tutela dell’ambiente e della centralità della persona siano di fatto relegate ai margini dell’attività istituzionale. Quindi sentono che il mondo adulto vede il digitale solo come un nemico. Infine chiedono una reale presa in carico del benessere psico fisico dei cittadini più giovani. Sanno di essere sempre più connessi e si sentono, paradossalmente, sempre più soli.
Tu come stai? domanda alla Gen Z
Per entrare ancora di più nel vissuto della Gen Z, Fondazione Carolina ha condotto l’indagine “Tu come stai?” incentrata sul benessere digitale con 600 studenti della Città metropolitana di Milano incontrati dal vivo e 5mila ragazzi in tutta Italia raggiunti con questionari online. Il lavoro è stato realizzato in collaborazione con gli educatori professionali di Pepita. Ecco cosa emerge:
- il 75% rivela di sentirsi spesso in ansia.
- il 55% denuncia la mancanza di adulti in grado di prendersi davvero cura di loro.
- l’80% ha confessato di addormentarsi con il mano lo smartphone.
- il 47% non saprebbe a chi rivolgersi in caso di urgenza o necessità.
- 1 adolescente su 10 fa/ha fatto uso di psicofarmaci.
- Oltre la metà dei ragazzi si sveglia pensando che la giornata non sarà positiva, mentre solo il 30% pensa che il futuro riserverà piacevoli sorprese.
Chatting, sexting e vamping
Dal lavoro di Fondazione Carolina emergono anche fenomeni che “fanno tendenza” online come il chatting, ossia dirette, spesso notturne, dove i creator commentano i video degli altri, fanno classifiche, e lanciano giudizi feroci anche con linguaggio volgare. Generalmente su YouTube e Telegram e soprattutto su Twitch quello che viene comunemente chiamato il “canale viola”.
E poi sta prendendo sempre più piede il sexting, tanto che 2 ragazzi su 3 dichiarano di aver ricevuto almeno una volta dei messaggi sessualmente espliciti sul web . Il dato è stato pubblicato dalla Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss) che ha condotto un’indagine coinvolgendo 3.500 ragazzi fra gli 11 e i 24 anni. Il 12,8% del campione dichiara di aver condiviso almeno una volta una foto o un video intimi di altre persone senza aver prima richiesto il consenso.
Infine il vamping, ossia passare la notte collegati agli schermi che va di passo con l’aumento sia della dipendenza da internet sia di casi di adescamento. Come pure ansia, autolesionismo e disturbi alimentari e l’abuso di nicotina legato al consumo intensivo e precoce delle sigarette elettroniche. D’altronde molti streamer swappano durante le loro dirette. Lo stesso trend si registra per il consumo di bevande energetiche.
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