Scenari
Marco Mascia: «I Governi nazionali hanno svuotato l’Onu: così oggi siamo indifesi contro i regimi e le violazioni del diritto internazionale»
Parla il presidente del centro diritti umani "Antonio Papisca" dell'università di Padova. «L’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è illegale, sbagliato, pericolosissimo», dice. «Il regime iraniano, come tutti i sistemi autocratici, va contrastato dalle Nazioni Unite. Ma cosa ha fatto l'Unione Europea per potenziare o riformare l'Onu? Nulla. Questa guerra conferma una strategia globale che vuole imporre la legge della forza sulla forza della legge»
di Anna Spena
«L’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale». È questo lo scenario che descrive Marco Mascia, presidente del centro diritti umani “Antonio Papisca” dell’università di Padova e professore di relazioni internazionali. In soli tre giorni di guerra si registrano quasi mille vittime civili. «È una guerra illegale, sbagliata, pericolosissima», dice.
Professore, ci spiega perché ha scelto gli aggettivi “illegale, sbagliata, pericolosissima”
È illegale perché rappresenta un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite che appunto vieta gli atti di aggressione. Quello che si è verificato è un classico atto di aggressione di uno o due Stati contro un altro. Attenzione: quella di Usa e Israele non è una guerra preventiva, sottolineiamo. Possiamo considerare guerre preventive quelle in Iraq nel 2003 o in Afghanistan nel 2001. In questo caso, invece, non c’era nessun rapporto che dimostrasse la pericolosità, dello sviluppo e della ricerca, della costruzione di una bomba nucleare iraniana. Questa è una guerra voluta da Israele per continuare il genocidio a Gaza e in tutti i territori palestinesi occupati. È illegale perché viola anche l’art. 2 della carta delle Nazioni Unite che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. È sbagliata perché provocherà molti più problemi di quanti ne voglia risolvere, come è stato per l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia e la Siria. Questa guerra ci esporrà tutti, e ancor più noi che viviamo in Italia e in Europa, al rischio di violenze e azioni terroristiche. Pone serie minacce alla nostra vita e al nostro futuro. Farà crescere i sentimenti di odio contro gli americani e i loro alleati, allargherà il fossato che ci separa dal mondo islamico e allontanerà ancora di più la possibilità di mettere fine al genocidio a Gaza e all’illegale occupazione militare dei territori palestinesi. È pericolosissima perché, come stiamo vedendo, sta producendo un effetto domino. Non solo Israele ha iniziato a bombardare il Libano, ma anche la reazione dell’Iran è illegale ai sensi del diritto internazionale, poiché ha bombardato diversi Stati della regione dove è presente una forte componente militare americana. Ancora una volta vengono strappati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani.
Come dobbiamo leggere, secondo lei, l’attacco Usa?
Questa aggressione si inserisce in una strategia globale più ampia volta al rovesciamento dell’ordine internazionale creato dopo la Seconda Guerra Mondiale. La strategia di Trump, Netanyahu, Putin e altri dittatori è eversiva. Ne abbiamo conferma dopo i bombardamenti americani nello Yemen nel marzo 2025, in Iran contro i siti nucleari nel giugno 2025, in Qatar contro la leadership di Hamas nel settembre 2025, in Siria e in Nigeria nel dicembre 2025. All’inizio del 2026 Trump ha sequestrato il capo di Stato venezuelano. Questa guerra conferma una strategia globale che vuole imporre la legge della forza sulla forza della legge e mettere definitivamente l’Onu ai margini dell’ordine mondiale.
Negli ultimi anni le decisioni prese dai Governi hanno svuotato il diritto internazionale. Ma anche quando parliamo di Iran bisogna tener presente che è un regime che calpesta i diritti umani della popolazione, basti pensare al bagno di sangue che si è consumato durante le proteste di gennaio che hanno riempito le strade del Paese. Siamo immersi in una contraddizione: dobbiamo ovviamente difendere il diritto internazionale ma anche quello di poter difendere i popoli. Come ne usciamo?
È chiara la riflessione. Ma innanzitutto dobbiamo dire che lo strumento per difendere chi subisce violazioni dei diritti umani o crimini contro l’umanità non è la guerra. La guerra uccide le persone, la guerra uccide il popolo. Quindi qual è lo strumento? Il regime iraniano, come tutti i sistemi autocratici, va contrastato dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui disponiamo. Se vogliamo prevenire queste guerre e questi crimini, dobbiamo potenziare l’Onu, il sistema di garanzia dei diritti umani, la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale. Questo è ciò che è mancato dal 1989 in poi. Cosa ha fatto l’Unione Europea per potenziare o riformare l’Onu? Nulla. Oggi ci troviamo in questa situazione non a caso: era un’evoluzione disegnata. Poi arrivano certi personaggi che alimentano il conflitto e tutto precipita. Dare centralità all’Onu oggi rimane un imperativo ineludibile per fermare il caos. Per 40 anni non è stato fatto nulla per mettere l’Onu in sicurezza. Tant’è che Trump ha creato un’altra organizzazione autocratica: il Board of Peace…

Ha espressamente citato l’Unione europea
Per sottolineare un punto non banale: l’Unione europea ha sempre difeso sulla carta la centralità dell’Onu senza mai impegnarsi concretamente. Ora le istituzioni europee non condannano l’aggressione all’Iran ma condannano la rappresaglia dell’Iran. L’Unione Europea non ha condannato i bombardamenti americani e israeliani del 2025 in Qatar, Yemen, Siria e Nigeria. Non ha adottato sanzioni contro Israele per i crimini di guerra e il genocidio a Gaza, e anzi continua a fornirgli armi. È una situazione imbarazzante. Non possiamo pensare che i Brics, Trump, Netanyahu o Putin siano i difensori del diritto internazionale. Putin, l’altro ieri, ha dichiarato che Usa e Israele violano il diritto internazionale: grazie, te ne sei accorto, ma guarda cosa stai facendo in casa tua.
Stiamo perdendo l’Unione europea?
Abbiamo perso l’Unione europea. È il momento più difficile della nostra epoca perché non abbiamo più una sponda. Se nemmeno l’Europa condanna ciò che accade, cosa che ha fatto invece il segretario generale Onu António Guterres ricordando la violazione della Carta Onu, allora siamo in crisi. Perché l’Europa si comporta così? C’è un evidente doppio standard: giustamente sono stati previsti 19 pacchetti di sanzioni contro la Russia e invio di armi all’Ucraina, ma dall’altra parte sostegno a Israele e nessun aiuto al popolo palestinese.
Come facciamo, come cittadini, a ricostruire questa sponda?
Non possiamo pensare che il governo italiano o l’Unione Europea possano aiutarci a costruire la pace in questo momento. Loro ci continueranno a portare in guerra con una corsa agli armamenti spaventosa. Se non possiamo lasciare la pace nelle mani dei governanti, dobbiamo prendercene cura noi. Il 19 febbraio è partito il “Giro d’Italia per la Pace“. È un’iniziativa promossa dalla Fondazione Perugia-Assisi, dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace, dalla Rete Nazionale delle Scuole di Pace e dalle Università Italiane per la Pace. Queste realtà hanno partecipato alla marcia della pace del 12 ottobre scorso per costruire una coscienza e una politica di pace. Per organizzare la speranza, come diceva Papa Francesco, abbiamo messo in campo questo giro. Hanno aderito oltre 150 enti locali. È partita da Napoli, passerà per Padova venerdì 6 marzo, dove inaugureremo la terza edizione del General Course sulla pace e la trasformazione nonviolenta dei conflitti. L’obiettivo è costruire in ogni città e scuola un “cantiere di pace” dove gli operai siamo noi: cittadini, lavoratori, studenti, insegnanti e amministratori locali. Dobbiamo mettere insieme le energie, perché i governi investono sulla guerra e nulla sulla pace. Noi dobbiamo costruirla senza soldi, con impegno e competenze. Questi cantieri sono luoghi dove si studia e si progetta la pace, formando quelli che il Papa chiama gli “artigiani e architetti della pace”. Il Giro d’Italia per la pace vuole rimettere al centro la dignità umana e denunciare le violazioni del diritto internazionale. Dobbiamo difendere la pace oggi come nel Novecento abbiamo difeso i diritti delle donne e dei lavoratori. Molte persone sono morte per quei diritti. Ora rischiamo di perdere quelle conquiste. Se perdiamo la pace, perdiamo la vita: sotto la guerra non c’è più diritto alla salute o alla dignità. Dobbiamo difendere la pace oggi più di ieri per garantire l’eguale dignità di tutti gli esseri umani.
Una donna passa davanti a un edificio danneggiato dopo un attacco a una stazione di polizia durante la campagna militare statunitense-israeliana a Teheran, Iran, martedì 3 marzo 2026. (AP Photo/Vahid Salemi/LaPresse)
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