Cosa portiamo nel 2026

Matteo Lancini: «Lo smartphone in classe sia obbligatorio. I divieti? Diamoli agli adulti»

Quale oggetto sarà al centro delle nostre vite nel nuovo anno? Che cosa va riscoperto? «Come stiamo in relazione con i nostri figli non dipende dallo smartphone, ma dalle domande scomode che siamo o non siamo in grado di fare»: così lo psicologo Matteo Lancini ci mette in guardia dal credere che il malessere dei nostri adolescenti sia colpa dei dispositivi elettronici e dei social. Lo smartphone anzi «è l’oggetto che rappresenta alla perfezione la dissociazione della nostra società nella relazione educativa»

di Sara De Carli

matteo lancini

Non siamo ciò che possediamo, questo è chiaro. Ma è pur vero che gli oggetti che ci stanno accanto nella quotidianità plasmano il nostro essere. Quali sono allora “le cose” che segneranno l’anno che verrà? Quali gli oggetti da riscoprire? Quali quelli da guardare sotto una nuova luce? Nei giorni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, ripartiamo da qui: le cose. Senza troppi discorsi, senza troppa teoria. Gli oggetti. A ricordarci che la realtà precede le nostre parole e che l’esercizio da fare è sempre quello, paziente, di adeguare le parole alla realtà che cambia tumultuosamente e sempre ci sfugge. In fondo oggi non siamo più solo nell’epoca della post-verità, siamo in quella della post-realtà. Non è un caso che da poco sia uscito un libro titolato La realtà è sopravvalutata (lo ha scritto Alfredo Gatto). Il contesto in cui siamo immersi lo descrive bene Mattia Ferraresi nel suo I demoni della mente: in questa epoca «segnata dal dominio incontrastato del soggetto», la grande certezza è che «la realtà non esiste». È qui che prosperano i complottismi, le dietrologie e prende forma un’epoca «in cui non si ha fiducia in niente ma si crede a tutto». Se vogliamo arginare lo scivolamento verso una concezione della realtà come luogo inconoscibile e tutto sommato ostile per chi lo abita, occorre forse ripartire da qui: «dare all’oggetto una possibilità». Quello che è nato come un gioco per i giorni di festa, così, è diventato un gioco serissimo. Buona lettura e buon anno! (SDC)

QQuando chiedo a Matteo Lancini qual è per lui l’oggetto da riscoprire in nel 2026, la sua prima reazione è di appendermi il telefono: «Uscirà tutta quella roba nostalgica…». Poi ripensa il verbo: riscoprire nel senso di guardare diversamente. L’oggetto che sceglie, a quel punto, è il tanto vituperato e bandito smartphone. Con tutti i divieti che riguardano lo smartphone e gli adolescenti, che siano quelli del ministero dell’Istruzione o quelli dell’Australia, Lancini non è d’accordo: eppure lui già nel 2024 in audizione in Senato ha chiesto di vietare i social dagli 0 agli 80 anni. Psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano, docente presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, Lancini è autore di numerosi libri di grande successo, tra cui – ultimi – Chiamami adulto e Sii te stesso a modo mio (entrambi Raffaello Cortina Editore).

«Penso che gli adulti dovrebbero riscoprire lo smartphone nel senso di guardarlo per quello che realmente è e soprattutto per i motivi che hanno portato noi – non altri – a renderlo centrale nella vita nostra e nella vita dei nostri figli, per poi sostenere che sia il colpevole del disagio di una generazione. Lo smartphone è l’oggetto che rappresenta alla perfezione la dissociazione della società odierna, soprattutto nella relazione educativa», dice Lancini come un fiume in piena. 

Lo smartphone è l’oggetto che rappresenta alla perfezione la dissociazione della società odierna, soprattutto nella relazione educativa

Matteo Lancini

Non è un oggetto

Partiamo dall’inizio, cioè dal fatto che, esordisce Lancini, «lo smartphone non è un oggetto». E se non è un oggetto, cos’è? «È materiale, ma non è un oggetto: per le nuove generazioni – cresciute come dice Luciano Floridi nell’onlife, senza distinzione tra esperienza reale e esperienza virtuale – lo smartphone è l’identità». Secondo step, quali sono le ragioni per cui allo smartphone abbiamo fatto tutti, senza troppi problemi, tanto spazio nelle nostre vite? «Praticamente si è diffuso come una sorta di baby call perenne, ha presente quegli apparecchi elettronici che a un certo punto è diventato normale mettere nelle stanze dei neonati? Lo smartphone è diventato lo strumento che ha consentito agli adulti di farsi i fatti propri e intanto organizzare la vita dei figli: non a caso è il derivato del satellitare che avevano i general manager. Infatti chi “spaccia” lo smartphone, oltre a chi ha interesse a venderlo? La mamma acrobata, che con lo smartphone governa prima nonni e tate e poi, man mano che crescono, i figli».

Invece di far finta che lo smartphone sia la causa di tutti i mali dei ragazzi, iniziamo ad ammettere che lo smartphone nelle mani dei nostri figli l’abbiamo messo noi adulti quando abbiamo iniziato a voler organizzare la vita dei figli

Quindi, la prima cosa da fare qual è? «Invece di far finta che lo smartphone sia la causa di tutti i mali dei ragazzi, iniziamo ad ammettere il fatto che lo smartphone nelle mani dei nostri figli l’abbiamo messo noi, quando abbiamo iniziato a dire “vietato giocare a pallone” perché oggi il nostro livello di ansia davanti al ginocchio sbucciato di un figlio è lo stesso che mia madre avrebbe potuto avere se mi fossi rotto entrambe le gambe. E invece di chiedere ai ragazzi di limitarsi nell’utilizzo, iniziamo a riscoprire che cosa abbiamo iniettato nella società e nella mente dei ragazzi, attraverso lo smartphone», dice Lancini.

Basta riprese

Le regole e le limitazioni, quindi, Lancini le dà agli adulti. Regola numero uno, «basta fotografare e riprendere i bambini e i ragazzi nell’infanzia e nell’adolescenza. È qualcosa che pornografizza le emozioni e crea la sensazione che nella vita conta solo essere ripresi. Dopo che per i primi 12 anni di vita abbiamo trasmesso incessantemente ai nostri ragazzi questo messaggio, è logico che loro da adolescenti “la faranno grossa” per essere visti e ripresi». Regola numero due, «basta gruppi whatsapp dei genitori: scuola e famiglia tornino ad incontrarsi».

Basta registro elettronico

Regola numero tre, «basta col registro elettronico e con i compiti, i voti e le note inviati fuori dall’orario scolastico. Se fino alle 13 vieti lo smartphone, è un’enorme contraddizione che poi dalle 13.05 tutta la vita scolastica passi dal registro elettronico. Un voto – peggio ancora una nota – che arriva sul registro alle 22,58 è qualcosa che esce completamente dalla relazione educativa». 

Un voto – peggio ancora una nota – che arriva sul registro alle 22,58 è qualcosa che esce completamente dalla relazione educativa

Figlio mio, pensi mai al suicidio?

Invece di vietare lo smartphone a tavola, «come se quella fosse la panacea per ritrovare il dialogo in famiglia», Lancini esorta a «fare domande scomode». Senza mezze misure, a noi genitori suggerisce che dobbiamo «chiedere ai figli tutti i giorni, 5-6 volte al giorno, se sono tristi, come è andata in internet, se stanno pensando di suicidarsi, se ne parlano in rete o se lo chiedono Chat Gpt. Di queste cose bisogna parlare a tavola. Come stiamo in relazione con i nostri figli non dipende dallo smartphone, ma dalle domande scomode che siamo o non siamo in grado di fare». 


Invece di vietare lo smartphone a scuola, Lancini renderebbe obbligatorio averlo: «E non per un uso didattico, perché la didattica si può fare benissimo anche con altro, ma perché la scuola ti educa a crescere nella società e nella società tutti usiamo lo smartphone continuamente. E questa è un’altra contraddizione della nostra società, che i figli li adultizza nell’infanzia e poi li sequestra e li infantilizza nell’adolescenza».

Obbligo di smartphone (e di AI) in classe

Nel pacchetto è compreso anche l’obbligo di utilizzo dell’intelligenza artificiale a scuola e all’esame di maturità. «Dinanzi a certe scelte, mi aspetterei le famiglie in piazza, in protesta, per dire che “non ve li mandiamo più a scuola finché non fate una scuola su misura per loro”. Invece il 70% della popolazione italiana è d’accordo con provvedimenti in cui lo smartphone è non solo simbolo perfetto della dissociazione della nostra società, ma lava la coscienza di adulti che ogni giorno, in mille modi, mettono a rischio il futuro dei ragazzi e poi dicono che il malessere dei giovani dipende dallo smartphone e dai videogiochi. Ci sarebbe da ridere e piango tutte le sere». 

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