Diritto alla salute

Medico e paziente, tutti chiedono più dialogo

Metà delle persone in cura faticano a seguire le prescrizioni dello specialista con costanza. Pesano le condizioni socio-economiche e la presenza di più patologie. L’Indagine civica di Cittadinanzattiva per fronteggiare questa emergenza. Si potrebbe partire dalla richiesta più semplice e meno costosa: migliorare la comunicazione. La segretaria Mandorino: «L’aderenza terapeutica va inserita nei Lea»

di Nicola Varcasia

Sono persone fragili e anziane, con un basso livello socio-culturale. Spesso sono sole o comunque non godono del supporto familiare di cui avrebbero bisogno. E sono affette da più di una patologia. È il profilo dei pazienti che l’indagine civica sull’aderenza terapeutica presentata da Cittadinanzattiva ha individuato come il principale e involontario protagonista della difficoltà a curarsi stabilmente in Italia. Non parliamo di poche persone: solo un cittadino su due, afferma la ricerca, in cura per una o più patologie, segue le terapie in modo costante e appropriato. Gli altri si dividono fra chi le salta, raramente (35,6%) o occasionalmente (11,5%). Un residuo 1,5% non le segue con alcuna costanza.

Piano d’azione

Cittadinanzattiva ha presentato un piano di azione in merito, che si concretizza in quattro interventi per migliorare la situazione: inserire l’aderenza terapeutica come indicatore Lea (Livelli essenziali di assistenza), migliorare l’interoperabilità e la governance digitale, creare una rete multiprofessionale e di prossimità e, non ultima, concedere il tempo del dialogo tra medico e paziente. «L’aderenza terapeutica è un fenomeno complesso e multifattoriale e, in quanto tale, necessita di interventi personalizzati e allo stesso tempo strutturali per garantire l’efficacia delle cure e quindi la qualità di vita dei pazienti. Interventi che consentirebbero di contenere le spese economiche derivanti dalla scarsa aderenza alle terapie, stimate in circa due miliardi di euro l’anno per il Servizio sanitario nazionale», dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Condizioni di fragilità

D’altra parte, prosegue Mandorino, quanto e come il cittadino segua con costanza le terapie, siano esse farmacologiche e non, è condizionato da numerosi fattori, di carattere anagrafico, sociale, economico, di stili di vita: «Accanto a interventi di sistema finalizzati a integrare un modello di rete coordinato, di prossimità, supportato da strumenti digitali e capacità organizzativa, occorre puntare molto sul tempo che i professionisti possono dedicare al paziente e ai suoi caregiver».

Trattamenti complessi

Addentrandoci nei risultati della ricerca, fra i cittadini che hanno risposto al questionario, oltre la metà è affetta da patologie di tipo metabolico, da patologie reumatologiche (39,1%) e cardiovascolari (29,1%). Si tratta di ambiti che, per natura, richiedono trattamenti continuativi e spesso complessi, con un impatto rilevante sulla gestione quotidiana della terapia. In particolare ciò è vero per chi convive con più patologie, un target che, all’interno del campione di riferimento, è rappresentato dai due terzi dei cittadini.

Difficoltà a rispetare le prescrizioni

La quota più ampia di pazienti intervistati (38%) interpreta l’aderenza come rispetto puntuale delle indicazioni mediche, il 18% come un fattore di consapevolezza e responsabilità personale, mentre il 15% come conseguenza diretta della relazione medico-paziente, basata sul dialogo, fiducia, confronto e collaborazione. Fra le motivazioni che portano a non seguire la terapia prevalgono, a detta dei pazienti, aspetti psicologici e percettivi: il (28,3%) soffre la sensazione di dipendenza dal farmaco, mentre la pigrizia o mancanza di motivazione (20,8%) e la percezione di non essere in pericolo reale (20,2%) contribuiscono a una riduzione dell’aderenza.

Chi sono i “non aderenti”

Interessante il profilo dei pazienti “non aderenti” fornito dai presidenti delle associazioni: quasi il 73% di questi ultimi afferma che sono maggiormente a rischio le persone fragili e anziane, quelle con basso livello socio-culturale (58,3%), chi vive in condizione di solitudine e di scarso supporto familiare (54,2%), a conferma del ruolo cruciale della rete sociale nel sostenere la gestione quotidiana della terapia. Rilevante anche la quota (45,8%) di chi sostiene che i pazienti con comorbidità siano quelli più a rischio. La ricerca ha coinvolto infatti target eterogenei, rappresentati da un totale di 547 fra pazienti e presidenti di associazioni di pazienti e da ben 2228 professionisti sanitari. Il target è così composto: 502 pazienti, 45 presidenti delle associazioni di pazienti, 74 medici di medicina generale, 165 medici specialisti, 194 infermieri, 1590 farmacisti di comunità, 205 farmacisti ospedalieri.

Concordanza

Anche i professionisti intervistati confermano in gran parte le caratteristiche del paziente a maggior rischio di non aderenza: con percentuali superiori al 70%, lo individuano nelle persone sole o anziane, poco meno (con percentuali intorno al 65%) in soggetti con basso livello socio-culturale. La presenza di due o più patologie risulta essere un fattore importante ma meno rilevante degli altri rispetto al rischio di non seguire correttamente le terapie: ad indicarla è circa un terzo del campione dei medici di medicina generale e degli infermieri, oltre la metà dei farmacisti ospedalieri e degli specialisti.

Spazio e tempo al dialogo

Fra le priorità indicate dai presidenti delle associazioni, emerge sicuramente il rafforzamento della comunicazione medico-paziente (22%), il coinvolgimento strutturato delle associazioni nei percorsi assistenziali (18%), la necessità di educazione terapeutica e informazione capillare (16%), il bisogno di formazione e supporto ai caregiver e ai volontari (12%), riconosciuti come attori centrali nei percorsi di aderenza. Anche i cittadini, al fine di migliorare l’aderenza terapeutica, chiedono prima di tutto più dialogo con il medico curante (36,1%) e un maggiore supporto pratico, sia digitale sia analogico (35,6%). Un altro quarto dei rispondenti manifesta il bisogno di confronto con altri pazienti (26,1%) e di un maggiore coinvolgimento di altri professionisti sanitari — infermieri, farmacisti, operatori di prossimità (25,2%), vedere miglioramenti tangibili (24,9%). Il bisogno di un supporto motivazionale è indicato dal 19,9%.
I pazienti chiedono dunque un supporto personalizzato, che combini: una relazione più stretta e continua con il medico; strumenti concreti per la gestione quotidiana; un accompagnamento motivazionale e relazionale non necessariamente clinico.

I professionisti concordano

In linea con quanto richiesto da cittadini ed associazioni è il dato, fornito dai vari professionisti sanitari, relativo alla mancanza di tempo dedicato al dialogo che emerge come critico nella scarsa aderenza terapeutica: a dirlo è oltre la metà degli infermieri (53,2%), quasi la metà dei medici di medicina generale (45,9%) e dei farmacisti ospedalieri (48,5%), oltre un terzo (35,3%) dei medici specialisti. Colpisce in positivo il dato dei farmacisti di comunità che, al contrario, solo in un caso su cinque (21%) dichiarano di aver poco tempo per il dialogo. Sicuramente carente, dal punto di vista dei professionisti, l’interazione con gli altri colleghi: a dirlo in particolare è oltre il 75% dei Mmg, il 65% dei farmacisti di comunità, il 63% degli infermieri. La scarsa formazione dei professionisti sul tema dell’aderenza terapeutica risulta essere un elemento particolarmente condiviso tra gli infermieri (che lo indicano come tale nel 63%) e fra i medici di medicina generale – Mmg (in oltre un caso su due).

Digitalizzazione cercasi

Il ricorso a strumenti digitali per monitorare l’aderenza terapeutica risulta più diffuso fra i Mmg (58,1%) e fra i farmacisti ospedalieri (42,6%) del campione. È invece ancora molto limitato tra gli specialisti – che in oltre l’88% dei casi dichiarano di effettuare il monitoraggio in larga parte attraverso strumenti tradizionali come i colloqui di follow-up – e fra gli infermieri – che li utilizzano in meno di un terzo dei casi – e fra i farmacisti di comunità che appena in un caso su quattro affermano di disporre di strumenti informatizzati per monitorare l’aderenza terapeutica.

Foto in apertura, la cover dell’Indagine sull’aderenza terapeutica di Cittadinanzattiva.

Nessuno ti regala niente, noi sì

Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.