Il prezzo della guerra

Medio Oriente, in tre giorni di guerra quasi mille vittime civili

Oltre 780 morti in Iran secondo la Mezzaluna Rossa, più di 50 civili uccisi in Libano e decine di vittime nei raid di ritorsione in Israele e nel Golfo. Comunicazioni bloccate a Teheran, cresce il numero degli sfollati

di Redazione

Il bilancio non può che essere provvisorio, ma i morti causati dai primi tre giorni di guerra sono quasi mille. La maggior parte di loro è iraniana. Secondo la Mezzaluna Rossa locale, gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro 153 città persiane hanno causato, dal 28 febbraio, almeno 787 morti. Si tratta di un dato incerto, anche perché in Iran le comunicazioni sono rese difficoltose dall’assenza di internet, che al quarto giorno di bombardamenti non sono ancora stati riattivati: il blocco, come già avvenuto in occasione delle proteste di gennaio, è stato deciso dal governo di Teheran per impedire alla popolazione di informarsi e comunicare in maniera rapida e indipendente.

In questo momento, il secondo principale teatro di guerra è il Libano, colpito a più riprese dall’esercito italiano dalla notte tra l’1 e il 2 marzo in poi. I morti civili sarebbero oltre 50, con più di 150 feriti, stando a quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet, che cita il ministero della Salute di Beirut. Gli sfollati, invece, sono in continuo aumento e avrebbero già superato le 30mila unità, andando ad aggiungersi agli oltre 64mila già presenti a causa dei precedenti conflitti. I bersagli presi di mira dall’Idf sono, in teoria, roccaforti di Hezbollah situate nei quartieri meridionali di Beirut, nel Sud del Libano e nella Valle di Bekaa e hanno coinvolto oltre 50 villaggi, ma hanno colpito anche delle scuole e obiettivi civili. In queste ore, l’esercito israeliano sta avanzando anche via terra in quella che ha definito una «posizione di difesa avanzata rafforzata», che ha portato alla creazione di una “zona cuscinetto”: «Il Comando Nord è avanzato, ha preso il controllo delle alture dominanti e sta creando una zona di sicurezza, come avevamo promesso, tra i nostri residenti e qualsiasi minaccia», ha annunciato in mattinata il portavoce militare Effie Defrin. L’esercito libanese non si è opposto e anzi si è ritirato dalle proprie postazioni nel Sud del Paese, e anche l’Unifil – la Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite – sta smobilitando tutto il personale «non necessario».

Agli attacchi subiti l’Iran ha risposto bersagliando obiettivi militari, diplomatici e civili in nove diversi Paesi: Arabia Saudita, Bahrein, Cipro, Emirati Arabi Uniti, Israele, Giordania, Kuwait, Oman e Qatar. La maggior parte dei missili e droni lanciati è stata intercettata, con un basso numero di vittime complessivo. Sei di queste sono soldati statunitensi, uccisi da un bombardamento iraniano su una base in Kuwait, mentre i feriti gravi segnalati dall’esercito sono 18. In Israele, invece, sono morte almeno 11 persone (con oltre 23 feriti) in diversi raid iraniani, mentre negli Emirati Arabi si sono registrati altri 3 morti e altrettanti feriti. Gli attacchi di Hezbollah contro Israele, che hanno determinato l’operazione di Tel Aviv in Libano, non hanno invece fatto registrare alcuna vittima.

In apertura: l’ospedale Gandhi a Tehran (AP Photo/Vahid Salemi/Associate Press/ LaPresse)

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