Ddl immigrazione
Meno tutele e diritti: anche i minorenni migranti soli sono sotto attacco
Le realtà che aderiscono al Tavolo minori migranti si appellano al Governo e al Parlamento italiano per fermare l’adozione di norme che rischiano di compromettere alcune tra le principali tutele previste per i minori non accompagnati e i neomaggiorenni. Le reazioni al Ddl e le dichiarazioni dell'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni
di Redazione
Ventidue organizzazioni della società civile richiamano l’urgenza della piena applicazione della legge n. 47/2017, dopo l’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei ministri, che introduce nuove disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché norme per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, siglato il 14 maggio 2024. Le organizzazioni del Tavolo minori migranti si appellano al Governo e al Parlamento italiano affinché fermino l’adozione di norme che rischiano di compromettere alcune tra le principali tutele previste per i minori non accompagnati e i neomaggiorenni.
L’allarme del Tavolo minori migranti
«Il ddl Immigrazione, varato l’11 febbraio dal Consiglio dei ministri, mette a rischio i diritti dei minori, mina le fondamenta della legge n. 47 e ostacola l’inclusione di migliaia di adolescenti e giovanissimi», sottolinea in una nota il Tavolo minori migranti. «Ancora una volta, la legge n. 47 viene minacciata da proposte peggiorative, nonostante sia una normativa modello per la protezione dei minorenni, unica in Europa e, come tale, da più parti riconosciuta come punto di riferimento: nota come “legge Zampa”, è volta a garantire la piena realizzazione dei diritti dei minorenni che arrivano da soli in Italia a seguito di viaggi drammatici, spesso traumatizzati e disorientati, attraverso un percorso di protezione, inclusione e piena integrazione nella società».
«Le proposte contenute nel ddl Immigrazione minano alcuni tra gli istituti principali della legge n. 47, come il cosiddetto “prosieguo amministrativo”, colpendo inspiegabilmente proprio ragazze e ragazzi avviati in un percorso di inclusione e adottando un approccio che sembra voler sottrarre al controllo giudiziario sempre più passaggi. Esse inoltre possono avere un impatto drammatico in caso di ragazzi con bisogni particolari, vulnerabilità e fragilità. Il prosieguo amministrativo è un istituto che consente a coloro che necessitano di supporto oltre il compimento dei 18 anni, di accedere alla continuità dell’accoglienza, dietro decisione del Tribunale per i minorenni. Questa misura al momento è prevista dalla legge fino al ventunesimo anno di età e consente ai ragazzi neomaggiorenni di completare i percorsi di istruzione, formazione o inserimento lavorativo, nonché il consolidamento di relazioni e legami avviati prima dei 18 anni e funzionali a una piena integrazione. Il prosieguo amministrativo non è un “beneficio accessorio”, quanto piuttosto la disposizione di un tempo necessario per consolidare competenze, completare un ciclo scolastico, ottenere una qualifica professionale o entrare nel mondo del lavoro con strumenti adeguati. In altre parole, diventare parte della comunità, imparandone anche obblighi e responsabilità. Qualora le modifiche restrittive contenute nel testo informalmente circolato del ddl venissero confermate nel testo ufficiale e approvate dal Parlamento, si rischierebbe un ridimensionamento delle garanzie oggi riconosciute ai minori e neomaggiorenni stranieri non accompagnati, con il risultato concreto di comprimere gli strumenti di protezione e accompagnamento. Tali norme non farebbero che aumentare il rischio di marginalità sociale, creando nuove sacche di vulnerabilità e indebolendo un sistema già messo alla prova, con risultati disastrosi. Le modifiche proposte, inoltre, comporterebbero una disparità di trattamento tra i minori e neomaggiorenni stranieri non accompagnati e i loro coetanei fuori famiglia a seguito di un provvedimento del magistrato. Non avere una famiglia accanto durante l’adolescenza significa trovarsi, a 18 anni, improvvisamente soli proprio nel momento in cui normalmente ogni giovane continua ad avere bisogno di sostegno: un luogo dove tornare, qualcuno che accompagni nelle scelte, un aiuto nel sostenere un percorso di studio, nel cercare lavoro, nel costruire un progetto di vita. Per i ragazzi che crescono fuori dalla propria famiglia, il compimento dei 18 anni non coincide infatti con una reale autonomia, ma con la perdita improvvisa di una parte delle tutele che li hanno accompagnati fino a quel momento».
Le misure proposte dal ddl Immigrazione, si legge ancora nella nota del Tavolo, «andrebbero anche a peggiorare le procedure di rimpatrio assistito e volontario: la centralità del Tribunale per i minorenni, che nel sistema attuale ha il compito centrale di prendere una decisione a riguardo, garantisce che essa venga adottata dopo un’attenta valutazione, nel rispetto del superiore interesse del minore e delle convenzioni internazionali, ambito in cui l’organo giurisdizionale ha competenza specifica. Il ddl Immigrazione trasferirebbe questa competenza al Prefetto, sentito il Tribunale: verrebbe dunque spostata dal giudice all’autorità amministrativa la prerogativa di una decisione che impatta sui diritti fondamentali dei minori. Tale trasferimento ridurrebbe le garanzie di tutela. Mantenere la competenza in capo al Tribunale per i minorenni resta quindi essenziale per avere decisioni prese nell’interesse superiore del minore, come indicato dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, evitando la prevalenza di criteri amministrativi, priorità di ordine pubblico o disomogeneità territoriale».
Il Tavolo, che ribadisce la sua disponibilità a un confronto immediato approfondito e costruttivo con Governo e Parlamento, è coordinato da Save the Children ed è composto anche da: Ai.Bi., Amnesty International Italia, associazione Agevolando, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cespi, Cidas, Cismai, Cnca, Consiglio italiano per i rifugiati – Cir, cooperativa CivicoZero, Defence for children international, Emergency, Fondazione Terre des Hommes Italia, Intersos, Oxfam Italia, Salesiani per il sociale, Sos Villaggi dei bambini, Tutori in Rete.
La presa di posizione del Cnca
«Il Coordinamento nazionale comunità accoglienti – Cnca esprime una netta contrarietà e una profonda preoccupazione per le norme contenute nel Ddl sull’immigrazione varato dal Consiglio dei ministri, che incidono in modo significativo sulla tutela dei minorenni migranti soli», spiega l’organizzazione in una nota. «Le misure annunciate rappresentano un arretramento rispetto alla legge 7 aprile 2017 n. 47 (“legge Zampa”), riconosciuta in Europa come modello avanzato di protezione dell’infanzia migrante. Abbassare il prosieguo amministrativo – e dunque il tempo in cui i ragazzi e le ragazze possono godere di sostegno e accompagnamento da parte del sistema di protezione – da 21 a 19 anni significa interrompere percorsi educativi, formativi e lavorativi in fase di consolidamento, lasciando migliaia di giovani privi di sostegno proprio nel momento più delicato della transizione all’età adulta. Introdurre un limite più restrittivo per i minorenni migranti soli – rispetto a quelli italiani – determinerebbe, inoltre, una disparità fondata esclusivamente sulla cittadinanza, in evidente contrasto con l’articolo 3 della Costituzione e con il principio del superiore interesse del minorenne sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. L’ordinamento italiano, infatti, già prevede per i minorenni collocati in comunità che non possono rientrare in famiglia la possibilità di misure di accompagnamento fino ai 21 anni. Ridurre tale possibilità solo per i cosiddetti “minorenni stranieri non accompagnati” significa creare un doppio standard di tutela».
«Non si può parlare di sicurezza mentre si smantellano strumenti che costruiscono inclusione e responsabilità”, dichiara Piero Mangano, vicepresidente del Cnca e coordinatore del Gruppo minorenni migranti soli della Federazione. «Tagliare il prosieguo amministrativo significa interrompere percorsi di autonomia già avviati e spingere ragazzi e ragazze verso precarietà e marginalità. È una scelta che rischia di produrre più fragilità sociale, non meno. La protezione dei minorenni soli non è un costo da comprimere, ma un investimento sulla coesione e sulla qualità democratica del Paese».
«Il Cnca», prosegue la nota, «ritiene che l’introduzione di tali norme – di cui non si comprendono le finalità, se non in una logica di contenimento dei costi e di riduzione delle tutele – non produca maggiore sicurezza. Al contrario, indebolire gli strumenti di protezione significa aumentare il rischio di precarietà abitativa, sfruttamento lavorativo e marginalità sociale, con ricadute dirette sulle comunità locali e sugli enti territoriali chiamati a intervenire in situazioni emergenziali. Ridurre la tutela dei minorenni migranti soli significa smantellare un presidio fondamentale di civiltà giuridica e di responsabilità istituzionale. Quando si abbassano le garanzie per i più vulnerabili, si erode l’intero sistema dei diritti. La protezione dei minorenni migranti soli non è una concessione, ma un obbligo costituzionale e internazionale. Arretrare su questo terreno significa allontanarsi dai principi su cui si fonda il nostro ordinamento democratico».
L’intervento dell’Autorità garante
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, alcuni giorni fa si è espressa sulle modifiche previste dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, minimizzandone però i rischi. «Va sottolineato che, a fronte del crescente numero di vulnerabilità e del cambiamento nella composizione della popolazione giovanile migrante, il prosieguo amministrativo può avere un reale impatto positivo solo se accompagnato da interventi integrati delle équipe multidisciplinari degli enti locali, mirati a rispondere alle specifiche fragilità dei ragazzi, più che a criteri temporali legati alla durata del prosieguo», ha detto. Certamente vero, anche se resta la domanda sul come interrompere i percorsi a 19 anni possa essere un modo per rafforzarli, tant’è che il Careleavers Network, che rappresenta la voce dei giovani in uscita dai percorsi di tutela (fra cui ci sono molti Msna), in realtà chiede da tempo l’estensione del prosieguo amministrativo fino a 25 anni. I minori stranieri non accompagnati, peraltro, erano esclusi anche da quel fondo per l’accompagnamento dei care leavers che è stato sperimentato con buoni risultati negli ultimi anni.
Anche il trasferimento della competenza sul rimpatrio assistito dei Msna dai tribunali per i minorenni ai prefetti, secondo Terragni, «per quanto apparentemente problematico, non cambierebbe nella sostanza la situazione di questi ragazzi», tenuto conto del fatto che «in ogni caso il rimpatrio dei minori è, e resterebbe, un atto volontario e che comunque sembrerebbe previsto nella nuova norma il preventivo parere favorevole del tribunale per i minorenni per l’emissione del provvedimento».
Per l’Autorità garante «vero focus del tema Msna è il sistema di accoglienza», su «lavora con continuità» attraverso due progetti nazionali realizzati con fondi europei: uno sul rafforzamento del sistema della tutela volontaria, l’altro sugli affidamenti familiari di minorenni migranti. «Il vero cambiamento per il destino di questi ragazzi è lavorare per un aumento significativo della quota delle famiglie affidatarie, al momento ferma al 4%: soluzione che con ogni evidenza è e resta lo strumento più efficace per assicurare loro integrazione e inserimento nella nostra società».
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