Ecologia
Mercalli: «La famiglia del bosco vive in Italia, non in Siberia: qua non c’è ambientalismo senza comunità»
Lo stile di vita dei coniugi anglo-australiani era sicuramente sostenibile e attento all'ambiente. Ma si può dare impegno senza la comunità? Secondo il noto climatologo, le scelte eremitiche - per quanto estreme - sono lecite, ma non in contesti come quello italiano, in cui c'è una struttura sociale complessa. E soprattutto, in un mondo così popolato come quello in cui viviamo, la spinta verso uno stile di vita meno impattante non può che avere una «dimensione collettiva»
C’è chi la definisce una scelta coraggiosa, chi pensa sia una forma di estremismo malato. Quello che è certo, però, è che la decisione della famiglia anglo-australiana di Palmoli di vivere in un bosco, in maniera isolata e – stando a quanto hanno dichiarato – autonoma, non può che colpire l’opinione pubblica. Da molte parti, i due coniugi sono salutati come paladini dell’ambientalismo e dell’ecologia. Ma siamo del tutto sicuri che la loro scelta sia la migliore forma di impegno a difesa della natura e del clima che cambia? Può esserci attivismo senza la dimensione comunitaria? E, soprattutto, quella della “famiglia del bosco” è una via che potrebbero percorrere tutti? «Si può fare la scelta di vivere in un contesto isolato, in maniera sostenibile. Ma non in un Paese con una struttura sociale complessa come l’Italia», dice Luca Mercalli, noto climatologo e divulgatore scientifico. «Non siamo in contesti selvaggi come l’Alaska, la Siberia o la foresta tropicale: nel nostro Paese non si può pensare di evitare la dimensione della comunità».
Cosa ne pensa della scelta di isolarsi in un bosco per perseguire una scelta ecologica estrema?
La casetta nel bosco è un topos antico, fin dall’esperienza che Henry David Thoreu ha raccontato in Walden, ovvero la vita nei boschi negli Stati Uniti dell’Ottocento; un conto però era duecento anni fa, un conto è oggi. Abbiamo strutture sociali diverse: in un Paese come l’Italia non è possibile astrarsi completamente dalla società come si potrebbe fare nelle foreste siberiane o amazzoniche. Da noi c’è la scuola, ci sono le tasse da pagare; ci sono degli obblighi da rispettare se decidi di abitare qua. Ciascuno è libero di fare come vuole, non sono contrario al fatto che qualcuno voglia fare l’ecologia eremitica – chiamiamola così –, però lo deve fare in un luogo in cui c’è una componente di “selvatico” che nel nostro Paese non c’è da nessuna parte.
Qua in Italia ci sono diritti, ma anche doveri.
Abbiamo strutture sociali presenti ovunque; ci sono anche dei vantaggi, certamente. Se scelgo di fare l’eremita in una foresta africana non posso andare all’ospedale, semplicemente perché non c’è. Se in Italia sto male a un certo punto all’ospedale ci vado: godo di un vantaggio, ma non ho contribuito pagando le tasse e partecipando alla vita sociale da cui scaturiscono anche i servizi. La questione centrale, quindi, non è che l’ecologia non possa essere perseguita in forma individuale. È che queste persone non hanno scelto il Paese adatto per farlo. Siamo in 59milioni di abitanti: è difficile pensare di vivere isolati, senza spartire problemi e opportunità con una comunità vicina.
Io vivo in parte come vivevano loro, ma in comunità, in una piccola borgata al limitare del bosco
Parla per esperienza?
Io vivo in parte come vivevano loro, ma in una comunità, in una piccola borgata in montagna al limitare del bosco. I nostri vicini di casa sono cervi, caprioli, cinghiali. Ma siamo in venti case e abbiamo una vita sociale, ci aiutiamo e condividiamo problematiche di tipo amministrativo, manteniamo una relazione col Comune. Insomma, facciamo tutta una serie di cose che la vita quotidiana di oggi richiede. Io l’elettricità ce l’ho, ma coi pannelli solari. La mia casa è ristrutturata completamente in modo da avere pochissime esigenze energetiche, ma il bagno e la doccia ci sono. Oggi si può vivere in modo ecologico senza una visione così radicale, che porta a rinunciare a tutte le comodità.
A chi vive isolato manca quindi la dimensione relazionale dell’impegno ecologico?
Si possono scegliere strade diverse. Come dicevo, non voglio negare la capacità di essere completamente autonomi, ma lo devi fare nel contesto giusto. Ci sono storie bellissime di persone che hanno vissuto tutta la vita in luoghi isolati. Ma si trattava dell’Alaska, magari, o della Siberia, o una foresta tropicale. Sono però casi rari: in generale, la comunità è anche motivo di gioia, di condivisione, di aiuto nei momenti difficili. Non voglio negare la possibilità di scelte radicali, ma sono difficili; soprattutto, è complicato essere coerenti con la strada che si ha scelto.
Non voglio negare la capacità di essere completamente autonomi, ma lo devi fare nel contesto giusto
L’ecologia moderna deve tener conto della comunità?
L’ecologia va sicuramente verso una dimensione collettiva. Semplicemente perché siamo tanti ed è inevitabile che se vogliamo vivere in modo sostenibile questo progetto debba essere condiviso e sociale. Anche volendo, non potremmo vivere tutti isolati. Non ci sarebbe abbastanza posto. Siamo otto miliardi e 200 milioni. In queste condizioni vivevano le primissime famiglie 300mila anni fa, ma ci vuole tanto territorio per sostenere la vita di persone isolate. Cosa mangia una famiglia? Si può fare un po’ di agricoltura, si può cacciare qualche animale, ma c’è bisogno di tanto spazio. Non so come facessero questi signori a vivere nella quotidianità. Forse ogni tanto andavano anche loro al supermercato, facendo scelte oculate. Non penso che quattro persone potessero vivere al 100% di quello che dava un pezzettino di bosco. L’ecologia moderna, per le condizioni che abbiamo oggi, deve essere collettiva. Lasciando aperta la possibilità di scelte radicali ed eremitiche di pochi, però in contesti geografici opportuni.
Foto in apertura da Unsplash
Vuoi fare un regalo?
Abbiamo creato apposta le gift card! A Natale regala l’abbonamento a VITA, regala 1 anno di contenuti e informazione. Scegli il tipo di abbonamento, ottieni il codice e giralo a una persona a cui tieni.