Oltre la denuncia
Qui Milano: l’housing per rispondere al sovraffollamento delle carceri
Nelle statistiche del sovraffollamento carcerario c'è anche chi per la giustizia potrebbe pure vivere fuori dal carcere, ma non può a farlo perché non ha una casa. Ecco una risposta, piccola ma replicabile: dieci appartamenti di edilizia pubblica del comune di Milano, da ristrutturare, che verranno affidati tramite bando ad enti del Terzo settore che si faranno carico dell’accompagnamento e dell’inserimento sociale dei detenuti accolti, con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e private. È il progetto dei Cattolici Ambrosiani: un'iniziativa concreta, che può essere riproposta ovunque
Una risposta concreta all’emergenza carceraria. È il progetto dei Cattolici Ambrosiani che prevede, a Milano, l’individuazione di 10 appartamenti di edilizia pubblica da ristrutturare individuati dal comune e il reperimento dei fondi per le ristrutturazioni attraverso il sostegno di fondazioni bancarie, altre fondazioni ed enti e associazioni private. Gli appartamenti verranno affidati, tramite bando, ad enti gestori del Terzo settore che si faranno carico dell’accompagnamento e dell’inserimento sociale dei detenuti accolti. È previsto anche lo sviluppo di percorsi di inserimento lavorativo, con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e private, al fine di favorire percorsi di autonomia dei detenuti.
L’idea è nata da uno spazio di confronto e collaborazione
Costituito da professori universitari e laici impegnati provenienti da diverse esperienze dell’arcidiocesi, che hanno coinvolto politici cattolici presenti in Consiglio comunale e nei municipi di Milano appartenenti a diversi partiti e schieramenti, Cattolici Ambrosiani è uno spazio di confronto e collaborazione. È nato due anni fa, a seguito delle sollecitazioni rivolte ai cattolici dell’arcidiocesi di Milano dall’arcivescovo, monsignor Mario Delpini ad avviare una riflessione sull’impegno civile e politico. «Nell’anno giubilare è maturata una comune e forte attenzione alle condizioni in cui vivono molti detenuti delle carceri milanesi: situazione che viola sistematicamente la dignità delle persone e che infligge un inutile aggravamento della pena. Si tratta, infatti, di una violenza subita dai detenuti a prescindere dal proprio percorso giudiziario», si legge in una nota dei Cattolici Ambrosiani.
Il sovraffollamento delle carceri è dovuto anche al fatto che c’è un numero consistente di persone detenute che potrebbero uscire, ma non possono perché non hanno una casa. L’ambizione del progetto è che sia replicabile
Giorgio Del Zanna, Cattolici Ambrosiani, professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
«Tutti hanno concordemente sentito come inaccettabile la degradazione inflitta ai detenuti per il sovraffollamento delle celle, la limitazione di accesso alle cure, l’impedimento ad accedere ad attività tese al proprio recupero, le difficoltà dell’esecuzione della pena fuori dal carcere là dove previsto. Un quadro che si è drammaticamente aggravato in questo ultimo anno», continua la nota, «allontanando il sistema carcerario da quei principi di recupero e riabilitazione della persona previsti dalla nostra Costituzione, così come è stato richiamato anche dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini».
Monsignor Delpini: «La Costituzione è tradita»
Monsignor Delpini, nel suo ultimo discorso alla città, il 5 dicembre scorso disse: «La Costituzione è tradita per le pessime condizioni dei carcerati e per la formazione e il trattamento del personale della polizia penitenziaria. La Costituzione è tradita per la sempre maggiore recrudescenza delle norme. La Costituzione è tradita per la scarsissima accessibilità dei percorsi di reinserimento sociale dei condannati», ha proseguito. «Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto. Piuttosto, suscitano rabbia, risentimento, umiliazioni. […] Quando una società fa sì che la detenzione sia il modo più ovvio (e sbrigativo) per sanzionare reati, significa che non è realmente capace o impegnata a prevenire reati, a favorire la riparazione dei danni e a creare le condizioni per riportare le persone alla legalità».

Convergenza tra politici e società civile
«Da questa comune riflessione è maturata in Cattolici Ambrosiani l’esigenza di un’iniziativa concreta che si ponga come un gesto di speranza per la città, ma anche come possibile modello per altre realtà territoriali», continua la nota, «rimarcando come sia possibile una convergenza tra politici di diverse sensibilità e tra questi e la società civile, di fronte alla condizione dei detenuti che chiama tutti a un sussulto di responsabilità e alla ricerca comune di soluzioni». Cattolici Ambrosiani si è concentrato sul problema di quanti potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione ma sono impossibilitati a usufruirne per mancanza di un domicilio idoneo. Ha messo a punto un progetto, in collaborazione con il comune di Milano, per la realizzazione di alcuni alloggi per detenuti che hanno la possibilità di scontare la pena al di fuori del carcere.
È una risposta concreta all’emergenza carceraria e, insieme, un’idea di città più giusta e inclusiva
Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, demanio e piano straordinario casa del comune di Milano
«C’è l’impegno, da parte dell’amministrazione comunale, di una messa a disposizione di una serie di appartamenti per progetti sociali, tra cui questo dei Cattolici Ambrosiani. Si tratta, in totale, di 500 appartamenti di edilizia popolare», dice Giorgio Del Zanna, professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Contiamo entro l’estate di individuare i 10 appartamenti, poi inizierà una coprogettazione con il comune, in seguito la ristrutturazione».
La replicabilità del progetto
«Abbiamo raccolto, anche dai responsabili dell’amministrazione penitenziaria centrale, un forte interessamento al nostro progetto. Siamo andati a toccare un aspetto molto importante: la questione abitativa è un grande problema. Il sovraffollamento delle carceri è dovuto anche al fatto che c’è un numero consistente di persone detenute che potrebbero uscire, ma non possono perché non hanno una casa, è una delle grandi emergenze. La nostra è una delle poche iniziative fatte per affrontare questo tema, abbiamo provato a indicare una soluzione praticabile al problema delle carceri sovraffollate», continua Del Zanna. «L’ambizione del progetto è che sia replicabile. Lo si può fare in altre grandi città italiane o ovunque ci siano degli istituti di pena».
Alloggi per accompagnare e inserire le persone
Il progetto prevede l’individuazione di 10 appartamenti di edilizia pubblica da ristrutturare individuati dal comune di Milano e il reperimento dei fondi per le ristrutturazioni attraverso il sostegno di fondazioni bancarie, altre fondazioni ed enti e associazioni private. Gli appartamenti verranno affidati, tramite bando, ad enti gestori del Terzo settore che si faranno carico dell’accompagnamento e dell’inserimento sociale dei detenuti accolti. È previsto anche lo sviluppo di percorsi di inserimento lavorativo, con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e private, al fine di favorire percorsi di autonomia dei detenuti.
Un’idea di città più giusta e inclusiva
«L’emergenza abitativa si affronta con politiche strutturali, come il nostro Piano casa, ma anche con interventi mirati per situazioni più vulnerabili», ha affermato alla conferenza stampa di presentazione del progetto, avvenuta presso l’Auditorium L. Clerici – Acli, Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, demanio e piano straordinario casa del comune di Milano. «Questo progetto va in questa direzione: accompagnare i detenuti che possono accedere a misure alternative alla detenzione ma non dispongono di un domicilio idoneo, sostenendo percorsi di autonomia abitativa e inserimento lavorativo. È una risposta concreta all’emergenza carceraria e, insieme, un’idea di città più giusta e inclusiva».

Foto di apertura di Tom Rumble su Unsplash e, nell’articolo, dei Cattolici Ambrosiani
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