Scuola
Mind the gap: il buon orientamento che previene la dispersione
Tempo di saloni dell'orientamento, di scegliere la scuola superiore. Per tre anni, nel Municipio 4 di Milano ActionAid, JA Italia e Fondazione Mondo Digitale hanno accompagnato oltre 700 studenti a rischio di Milano, puntando su competenze digitali e imprenditoriali e su un orientamento legato non solo alla scuola ma alla vita. Un modello nuovo, insomma, che ha dato risultati molto incoraggianti ed è entrato nel Patto di comunità che coinvolge i quartieri di Ponte Lambro, Taliedo e Morsenchio
Mind the gap, fare attenzione al divario. Non solo perché è pericoloso cascarci dentro, ma per capire come colmarlo, annullarlo. È da qui che è partito Mind the gap, progetto finalizzato a contrastare la povertà educativa e l’abbandono scolastico. Realizzato da ActionAid, Fondazione Mondo Digitale, Junior Achievement Italia e dal Comune di Milano, in tre anni ha coinvolto oltre 700 studenti tra gli 11 e i 17 anni provenienti dalle scuole del Municipio 4 di Milano. «Il nome del progetto ha un doppio significato», spiega Luca Fanelli, project manager ed esperto di disuguaglianze educative di ActionAid. «Da un lato c’è l’aspetto più concreto, quello di ridurre la separazione tra chi, nel campo dell’istruzione, è più privilegiato e chi è più in difficoltà: chi ha più strumenti è più facile che resti a scuola più a lungo, chi ne ha meno è più facile che l’abbandoni». Il secondo aspetto, invece, riguarda il tema dell’efficienza delle politiche attive sul territorio: «Spesso nelle azioni che vengono svolte ci sono dei buchi, perché mancano sinergie e collaborazioni tra i diversi attori che si occupano di istruzione ed educazione», sottolinea Fanelli.
Attraverso laboratori, laboratori digitali e di imprenditorialità, sportelli individuali di orientamento e attività di peer education, i ragazzi sono stati accompagnati nella costruzione del loro percorso di studi e di vita. «Di norma, si pensa che lo sportello di orientamento serva alle scuole medie per scegliere la scuola superiore adatta oppure che cosa fare alla fine dei cinque anni di superiori», spiega Fanelli, «ma invece l’accompagnamento individuale, aperto anche al dialogo con genitori e docenti, permette di approfondire anche altre tematiche che riguardano la vita di un ragazzo, che si domanda se sta facendo le scelte giuste non solo in ambito scolastico ma in generale nel suo percorso di crescita».
I feedback raccolti tra studenti e docenti sono molto positivi, spiega Fanelli: «Alla fine del percorso di accompagnamento abbiamo sottoposto a tutti i ragazzi un questionario. Tra quelli che hanno risposto, più della metà ha affermato di essere molto più sicuri delle proprie capacità e delle proprie scelte. Anche l’altra metà circa ha notato un miglioramento, anche se più lieve». Da parte delle scuole, invece, si è sottolineata l’importanza dell’integrazione di altre attività all’interno della didattica ordinaria.
Se ActionAid ha seguito prevalentemente la parte di orientamento, JA Italia e Fondazione Mondo Digitale si sono occupate dei laboratori digitali e di imprenditorialità. «Alle medie avevamo progetti integrati, ideati da noi e realizzati dalla Fondazione», racconta Alessandro Costanzo de Castro, direttore di JA per il Nord Italia. «Alle medie possiamo dire che va sempre tutto bene, mentre alle superiori all’inizio è un po’ più difficile riuscire a rompere la barriera con i ragazzi e coinvolgerli. Però notiamo che poi i ragazzi si entusiasmano, si appassionano al progetto, alla loro idea: diventano protagonisti». Al di là del risvolto pratico – alcuni progetti hanno partecipato alle competizioni regionali e nazionali di JA Italia – per Costanzo de Castro l’importanza dei laboratori sviluppati è quello che lasciano ai chi partecipa: «Ci siamo accorti che i progetti diventano degli strumenti di inclusione e valorizzazione soprattutto per quegli studenti che faticano nella didattica tradizionale. All’interno del proprio team si sentono valorizzati, assumono ruoli che non pensavano di sapere ricoprire e scoprono talenti che non pensavano di avere».
Mind the gap è un progetto ormai concluso, ma l’auspicio dei partner è quello di poterlo replicare, magari estendendolo a tutta la città. «Sarebbe bello renderlo strutturale, ma servono tante risorse. Lo scopo di progetti come questo è anche quello di sensibilizzare le istituzioni sull’importanza di determinati percorsi, che non devono essere pensati come un “di più”, ma come un qualcosa che, appunto, va reso strutturale trovando o spostando risorse», commenta Costanzo de Castro. In ogni caso, aggiunge Fanelli, «qualcosa intanto lo abbiamo già lasciato grazie al Patto Educativo di Comunità dell’Istituto comprensivo Madre Teresa di Calcutta». Il Patto, firmato a luglio, coinvolge i quartieri di Ponte Lambro, Taliedo e Morsenchio, è diventato rapidamente un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni e comunità possa generare innovazione educativa.
Proprio «collaborazione» è la parola che, per Fanelli, non bisogna dimenticare quando si parla di lotta alle disuguaglianze. «La scuola è un presidio fondamentale in questo e noi crediamo che debba sempre più adottare metodologie differenziate, come fatto con Mind the gap, per coinvolgere ragazzi che hanno attitudini e background differenti, così da evitare che si creino disuguaglianze fin dalle elementari. Però questa importanza fondamentale della scuola non deve far dimenticare che ci sono delle politiche che stanno fuori che, se mancano, rendono impotente o quasi la scuola stessa: parlo delle misure di contrasto alla povertà economica, le politiche abitative e così via». Insomma, la lotta alle disuguaglianze deve avvenire a 360 gradi e coinvolgere tutta la comunità educante: istituzioni, enti del Terzo settore, famiglie.
In apertura: via ActionAid
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