Il rapporto OsMed

Minori: in 10 anni raddoppiato l’uso di psicofarmaci

I dati della Agenzia Italiana del Farmaco mostrano un aumento delle terapie per la salute mentale in età pediatrica, che «è parallelo all’incremento della prevalenza dei disturbi mentali nei giovanissimi» dicono gli psichiatri italiani della Sip. Per il presidente Antonio Vita: «Maggiori capacità di riconoscerli e disponibilità a rivolgersi ai servizi»

di Nicla Panciera

In meno di 10 anni è più che raddoppiata la prevalenza d’uso di psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti italiani: li assumeva lo 0,26% dei minori nel 2016 per passare, nel 2024, allo 0,57%, pari a 1 minore ogni 175. Di pari passo, il consumo di psicofarmaci è passato da 20,6 confezioni ogni 1.000 bambini a 59,3 confezioni. Lo rileva il Rapporto OsMed 2024 sull’uso dei medicinali in Italia, realizzato dall’Agenzia italiana del farmaco Aifa.

Più casi, più trattamenti

Non si dicono sorpresi gli psichiatri della Società italiana di psichiatria – Sip: «Questo aumento non ci sorprende, perché è parallelo all’incremento della prevalenza dei disturbi mentali nei giovanissimi che stiamo rilevando in questi ultimi anni. Si tratta di un trend in crescita segnalato da più parti, dalla psichiatria alla neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, e riguarda diverse condizioni patologiche. A questo si aggiunge anche una maggiore capacità di riconoscimento e di collegamento dei giovani con i servizi, ancora non pienamente sufficiente ma sicuramente in miglioramento».

«L’uso dei farmaci psicotropi rimane sensibilmente più basso rispetto ad altri Paesi», precisa Aifa «nel 2024 la prescrizione di questi medicinali nella popolazione pediatrica italiana si attesta allo 0,57%, un dato sì raddoppiato rispetto al 2020 (0,30%), ma ancora inferiore rispetto ad altri Paesi europei (ad esempio la Francia con 1,61%) ed extra‐europei (Usa 24,7%‐26,3%)».

Secondo il rapporto, i più prescritti sono antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’Adhd. «Deve prevalere qui il principio dell’appropriatezza» spiega il presidente Sip Antonio Vita, ordinario di psichiatria dell’Università di Brescia, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze dell’Asst Spedali Civili di Brescia e presidente dalla Società It. «I farmaci per le patologie che esordiscono nell’adolescenza o anche in una fase più precoce migliorano la prognosi, influenzando lo sviluppo futuro dei sintomi e consentendone il contenimento. Questo è vero anche con un disturbo del neurosviluppo come l’Adhd».

Una consapevolezza più diffusa

Il trend è in linea con i dati emersi dalla letteratura relativi al mondo intero. «Nel nostro paese, l’aumento della malattia mentale nei giovani, è precedente alla pandemia, durante la quale c’è stata un’impennata di disturbi come l’ansia e la depressione, il cui incremento è non si è interrotto. C’è stato anche un abbassamento progressivo dell’età d’esordio. Parimenti, nei giovani sono aumentati i disturbi del comportamento, disordini alimentari e di autolesionismo» spiega Vita che puntualizza come siano «aumentati i fattori di rischio, ma c’è anche una maggior sensibilità e capacità di riconoscimento di questi disturbi e più disponibilità a rivolgersi ai servizi. In questo senso, l’aumento registrato dal Rapporto Osmed potrebbe non essere del tutto un cattivo segnale. Solo riconoscendo le patologie, possiamo trattarle, evitandone l’aggravamento con diagnosi tardive».

I fattori di rischio

Sono in crescita i determinanti sociali delle malattie mentali: «L’uso di sostanze e di alcol ma anche le molte ore trascorse online, un comportamento che spinge il giovane verso posizioni sempre più individualizzate e a minori relazioni di gruppo» spiega lo psichiatra. «A ciò, si aggiungono modelli sociali improntati all’efficienza, alla perfezione, al successo e al guadagno, che inducono nel giovane il bisogno di ottenere tutto e subito, creando una forte sensazione di impazienza anche a costo di adottare comportamenti inadeguati che violino le regole del comportamento sociale e la correttezza fino ad arrivare alla violenza». C’è poi, conclude Vita, un diffuso «venir meno dei riferimenti in famiglia e nella scuola. Così, è sempre più ampio il vissuto soggettivo di solitudine che ormai consideriamo collegato a una grande varietà di disturbi mentali».

L’appropriatezza

Infine, è importante ricordare alcune cose importanti quando si tratta di sostanze psicoattive. «Rivolgersi ai servizi specialisti, evitare autoprescrizioni e la reiterazione delle prescrizioni senza un adeguato monitoraggio. Non assumere farmaci su consiglio di amici o parenti e non sospendere di propria iniziativa l’assunzione di un trattamento, in particolare laddove funzioni, senza parlare con lo specialista. In casa, gli adulti non lascino incustoditi eventuali psicofarmaci a loro prescritti».

Foto di mohamad azaam su Unsplash

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