Diritti

Mutilazioni genitali femminili, saliti a 230 milioni i casi nel mondo

Secondo il "Rapporto globale sulle Mgf 2025", curato da End fgm european network, U.S. end fgm/c network ed Equality now, tradotto e presentato da Amref Health Africa, il numero dei casi è in aumento del 15% rispetto a quello del Duemila, che indicava in circa 200 milioni le donne colpite. In Italia si registrano circa 88.500 donne che hanno subito mutilazioni genitali, con un aumento dell’1% rispetto alle stime del 2019, secondo l’analisi realizzata dall’Università Bicocca e dall’Università di Bologna

di Alessio Nisi

Mutilazioni

Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani che colpisce almeno 230 milioni di donne nel mondo (fonte Unicef).

Un dato in aumento del 15% rispetto a quello del 2000, che indicava in circa 200 milioni le donne colpite, dovuto sia alla crescita demografica nelle comunità in cui le Mgf/c (acronimo che sta per Mutilazioni genitali femminili, insieme di procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni agli organi genitali femminili per motivi non terapeutici. Anche Mgf/c, dove “c” sta per cutting) sono praticate, sia alla disponibilità di nuovi dati provenienti da paesi che in precedenza non erano inclusi nelle rilevazioni. 

Dei 94 Paesi per i quali sono disponibili dati sulle Mgf/c, solo 59 hanno affrontato specificamente la questione delle Mgf/c nel proprio quadro giuridico nazionale

80 milioni le vittime in Asia

Non solo. Per la prima volta, i dati Unicef forniscono stime specifiche della prevalenza delle Mgf/c in Asia (80 milioni), in Medio Oriente (6 milioni) e nei paesi in cui la pratica è diffusa in piccole comunità o tra popolazioni della diaspora (tra 1 e 2 milioni).

È quanto emerge dal Rapporto globale sulle Mgf 2025, curato da End fgm european network, U.S. end fgm/c network ed Equality now e presentato da Amref Health Africa, nel corso di Voci in rete per un futuro senza mutilazioni genitali femminili, evento organizzato dalla Rete romana per la prevenzione e il contrasto delle mgf (aderiscono, tra gli altri, anche Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute Roma Capitale, Asl Roma1, Amref Health Africa e ActionAid Italia).

Nata nel 2023 al termine del Progetto Fami P-Act guidato da Amref Italia, la ret coinvolge istituzioni, servizi sanitari, società scientifiche ed enti del Terzo settore in un impegno comune per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili. Obiettivo, unire le forze, tra istituzioni, comunità e territori, per costruire un modello nazionale. 

La voce della comunità e i cambiamenti che durano

«Per noi salute non è solo assenza di patologie, ma è quel benessere psicofisico che vuol dire determinare le scelte sul proprio corpo» ha detto in apertura Roberta Rughetti, direttrice Amref Health Africa, «un diritto che le con le mutilazioni genitali femminili viene negato. Per questo ci occupiamo del tema». Rughetti a proposito dei dati, anticipa: «Sono in aumento e riguardano anche il nostro Paese».

Una strategia quella di Amref che sul fronte delle Mgf, spiega sempre Rughetti, «passa per non considerarsi autosufficienti e cercare di inquadrare il fenomeno nella sua complessità», da qui la rete che si arricchisce con il «protagonismo delle comunità. Noi», spiega, «vogliamo essere cassa di risonanza di una voce che deve trovare spazio. Solo così si possono generare cambiamenti che durano nel tempo».

Quei 63 paesi con dati ancora poco dettagliati

“Sebbene la cifra complessiva rappresenti ora una stima globale più esaustiva, i dati dettagliati sulla prevalenza nazionale delle Mgf/c sono ancora disponibili solo per 31 paesi in tutto il mondo”, avvertono gli autori dello studio tradotto da Amref, “ci sono almeno altri 63 paesi in cui la pratica delle Mgf/c è stata documentata attraverso stime indirette, studi su piccola scala o evidenze aneddotiche e resoconti dei media”.

Un momento di “Voci in rete per un futuro senza mutilazioni genitali femminili (mgf)”, incontro a Palazzo delle Esposizioni di Roma con l’obiettivo di unire le forze, tra istituzioni, comunità e territori per costruire un modello nazionale per contribuire a contrastare questa pratica

Eliminazione le Mgf/c si può, se agiamo insieme

Questo report, scrivono nel documento Mam Lisa Camara e Domtila Chesang (founding members African women rights advocates), “mette in luce la natura globale delle Mgf/c, evidenziandone la prevalenza in tutti i continenti e culture. Inquadrare le Mgf/c come una questione universale, contribuisce a rafforzare l’urgenza di un’azione globale coordinata”.

Questo quadro aggiornato di evidenze, chiariscono, “è fondamentale per sfatare i miti, orientare le politiche e mobilitare risorse in regioni spesso trascurate. Consente inoltre di amplificare le voci delle sopravvissute e delle attiviste che sono al centro di questo movimento”.

In Italia 88.500 vittime, più di 22mila solo nel Lazio

In Italia, si registrano circa 88.500 donne che hanno subito Mgf, con un aumento dell’1% rispetto alle stime del 2019, secondo l’analisi realizzata dall’Università Bicocca e dall’Università di Bologna.

La prevalenza risulta maggiore tra le donne over 50, mentre tende a ridursi nelle generazioni più giovani. Tuttavia, sono circa 16mila le bambine sotto i 15 anni potenzialmente a rischio nel nostro Paese. 

Solo nel Lazio, precisa Giancarlo Santone del Centro salute migranti forzati – Samifo Asl Roma 1, «si stima che, su una popolazione di 22.382 donne e bambine nate all’estero ma residenti, siano circa 13milacoloro che hanno subito le Mgf».

Il linguaggio è il primo ponte tra culture

Numeri, ma non solo. Sul tavolo dell’incontro anche la ricerca di strategie condivise, tra cui il dialogo intergenerazionale come motore del cambiamento. Ne hanno parlato, per Amref Italia, i due youth leaders Esraa Newir e David Agbonifo. Per Actionaid Italia, Haby Bah, community expert, e la community leader Edna Moallin Abdirahman.

«Il linguaggio», ha detto proprio Abdirahman, «è il primo ponte tra culture nelle formazioni e nel lavoro con le donne parto sempre dall’ascolto e dal dialogo: solo conoscendo la loro realtà e quella delle comunità si può accompagnarle verso il cambiamento».

Per l’attivista, «le mutilazioni genitali femminili non si superano solo con le leggi, ma lavorando insieme. Il nostro compito è far riflettere, creare fiducia e aprire spazi di prevenzione, perché le donne si sentano accolte senza giudizio da professionisti che ascoltano e costruiscono relazioni».

Promuovere il cambiamento senza ferire

«Roma Capitale», le parole dell’assessora alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari, «ha voluto da subito affrontare il fenomeno in sinergia con una rete operativa per arrivare ad un modello efficace di prevenzione, anche attraverso il coinvolgimento delle popolazioni migranti».

Per una responsabilità condivisa, chiarisce, «è fondamentale lavorare insieme anche agli operatori sociali che hanno un ruolo fondamentale per la prevenzione e il contrasto della pratica delle Mutilazioni genitali gemminili che, come realtà complessa e delicata, merita di essere raccontata con estrema sensibilità, per promuovere la consapevolezza e il cambiamento senza ferire le persone coinvolte. Ogni storia è unica e merita di essere ascoltata con rispetto e senza pregiudizi, indicando che un cambiamento è possibile».

In apertura frame dal video di Asl Roma 1. Nel testo foto e video di Alessio Nisi

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